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Cosa serve per affidamento di minori?

17 Luglio 2021 | Autore:
Cosa serve per affidamento di minori?

L’affidamento è finalizzato alla salvaguardia del minore nei casi in cui la sua famiglia di origine attraversa un periodo di disagio psichico o economico.

Il legislatore italiano ha previsto uno strumento a tutela dei diritti dell’infanzia, l’affidamento, che pone rimedio a una temporanea difficoltà dei genitori di un minore [1]. Quando si determinano situazioni che privano il bambino di un ambiente familiare idoneo, sia che riguardino la persona dei genitori (ad esempio una grave malattia o una carenza comportamentale rilevante, ecc.) sia relative ad un stato di indigenza economica, il minore viene allontanato dal nucleo familiare di origine e collocato presso altri soggetti.

Cosa serve per l’affidamento di minori o, meglio ancora, cosa occorre per essere nominati genitori affidatari? È necessario il possesso di alcuni requisiti, accertabile attraverso specifici colloqui. Per ottenere l’affidamento di minori non serve un’età determinata né tantomeno è prevista una differenza di età minima o massima tra gli affidatari e il minore affidato. Parimenti non sono previsti limiti di reddito.

La scelta degli affidatari avviene seguendo un ordine fissato dalla legge. In primis vengono favorite le famiglie, preferibilmente con figli minori, seguono le persone single, le comunità di tipo familiare, che presentano un’organizzazione simile a quella di una famiglia e per finire gli istituti di assistenza pubblica o privata, che hanno sede nel luogo più vicino a quello in cui risiede stabilmente il nucleo familiare di provenienza. Per i minori di 6 anni non è possibile l’affidamento presso un istituto, ma soltanto presso una comunità familiare.

Chi dispone l’affidamento di un minore

L’affidamento di un minore può essere disposto:

  1. dal tribunale (giudice tutelare) competente per territorio in base al luogo dove si trova il minore, su segnalazione dei servizi sociali locali che hanno individuato il nucleo familiare in difficoltà. In questa ipotesi occorre il consenso dei genitori, di coloro che esercitano la potestà genitoriale sul bambino o del tutore;
  2. dal tribunale per i minorenni, a seguito della pronuncia di decadenza della responsabilità genitoriale, emessa ad esempio perché uno o entrambi i genitori si sono resi responsabili di abusi e i maltrattamenti sul minore oppure perché sono tossicodipendenti o sono detenuti in carcere.

L’autorità giudiziaria prima di decidere sull’affidamento, deve sentire il minore che ha compiuto i 12 anni o il minore infradodicenne, se capace di discernimento.

Nel provvedimento che dispone l’affidamento, va indicato il periodo di presunta durata dello stesso. Si tratta, infatti, di una misura temporanea, che presuppone il rientro del minore nel proprio nucleo familiare non appena venga meno la causa che impedisce alla famiglia di origine di prendersi cura di lui. Il periodo di affidamento non può superare i 24 mesi, comunque prorogabili.

Come si diventa genitori affidatari

Per diventare genitori affidatari bisogna rivolgersi ai servizi sociali del Comune di residenza e dare la propria disponibilità.

I servizi sociali territoriali effettuano una serie di incontri e colloqui di conoscenza con le coppie o con le persone singole disposte all’affidamento. In caso di valutazione favorevole e nell’attesa dell’abbinamento con un minore, inizia un percorso di preparazione e di formazione, che si conclude con l’inserimento degli affidatari idonei in un apposito elenco ufficiale tenuto dai servizi sociali stessi.

Cosa serve per l’affidamento di minori

A differenza dell’adozione, consentita solo a persone coniugate da almeno tre anni, l’affidamento è consentito anche a coppie conviventi e a persone single.

Per ottenere l’affidamento di minori serve il possesso di pochi requisiti, che si possono così riassumere:

  • una disponibilità affettiva;
  • un’adeguata capacità educativa;
  • un’abitazione idonea ad ospitare un’altra persona;
  • un’autosufficienza economica;
  • la consapevolezza della presenza della famiglia di origine nella vita del minore, con la quale bisogna mantenere i rapporti affinché si possa favorire il reinserimento del bambino.

Quali sono i compiti dei genitori affidatari

I genitori affidatari devono:

  1. accogliere presso di sé il minore affidato;
  2. provvedere alla cura, al mantenimento, all’educazione e all’istruzione del bambino;
  3. mantenere, in collaborazione con i servizi sociali locali, validi rapporti con la famiglia di origine del minore, tenendo conto di eventuali prescrizioni della stessa o dell’autorità giudiziaria;
  4. esercitare tutti i poteri connessi alla responsabilità genitoriale in ordine ai rapporti con la scuola. Pertanto, i genitori affidatari devono mantenere periodici contatti con gli insegnanti al fine di informarsi sull’andamento scolastico dell’affidato, giustificare le assenze, autorizzare la partecipazione alle gite scolastiche, ecc.;
  5. preoccuparsi della salute del minore, ottenendo il consenso della famiglia di origine o del tutore per gli interventi medico-sanitari che esulano dall’ordinario come ad esempio nell’ipotesi di un’operazione chirurgica;
  6. essere sentiti nei procedimenti civili in materia di potestà di affidamento e di adottabilità del minore affidato;
  7. assicurare la massima riservatezza circa la situazione del minore in affido e della sua famiglia.

Genitori affidatari: quali diritti hanno?

I genitori affidatari hanno diritto ad essere informati sulle finalità dell’affidamento e ad essere coinvolti sul progetto redatto a tal proposito dai servizi sociali locali; altresì, hanno diritto a:

  • un contributo mensile svincolato dal reddito;
  • una copertura assicurativa per il minore per gli incidenti e i danni provocati o subìti nel corso dell’affidamento;
  • percepire gli assegni familiari e le prestazioni previdenziali dovute per il minore, se il giudice dispone in tal senso;
  • percepire le detrazioni di imposta per carichi di famiglia, anch’esse spettanti se il giudice lo dispone;
  • a facilitazioni per l’accesso ai servizi sanitari, educativi e sociali.

Cos’è il diritto alla continuità affettiva

In molti casi, la durata dell’affidamento si prolunga ben oltre i due anni previsti con la conseguenza che se non sono sussistenti le condizioni per il rientro del minore nella propria famiglia di origine, si dà avvio al procedimento di adozione.

In tali ipotesi la legge [2] riconosce il così detto diritto alla continuità affettiva del minore affidato, prevedendo una corsia preferenziale per l’adozione da parte dei genitori affidatari. Pertanto, se dopo un prolungato periodo di affidamento il minore è dichiarato adottabile e la famiglia affidataria, presentando i presupposti prescritti [3], chiede di adottarlo, il tribunale non può non tenere conto del legame affettivo e del rapporto stabile e duraturo che si è venuto a creare tra il bambino e gli affidatari.

Anche se il minore fa rientro nella propria famiglia di origine o è adottato da un’altra famiglia, è comunque tutelata la continuità delle relazioni socio-affettive sorte durante l’affidamento [4].


note

[1] L. n. 184/1983. L’istituto dell’affidamento è stato di recente riformato dalla L. n. 173/2015.

[2] L. n. 173/2015.

[3] I presupposti previsti dalla legge per la trasformazione dell’affidamento in adozione sono gli stetti richiesti per quest’ultima, ossia uno stabile rapporto di coppia, un’idoneità all’adozione e una differenza di età con gli adottati.

[4] Art. 4 co. 5-ter L. n. 173/2015.


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