Diritto e Fisco | Articoli

Quando il Fisco non ti avvisa prima dell’accertamento

10 Marzo 2021 | Autore:
Quando il Fisco non ti avvisa prima dell’accertamento

Il contraddittorio endoprocedimentale non è obbligatorio nelle verifiche “a tavolino” e per i tributi non armonizzati. E il secondo invito non è mai necessario.

È possibile che ti arrivi all’improvviso un atto di accertamento fiscale, con il recupero di imposte e sanzioni, senza che tu fino a quel momento sapessi nulla dell’attività che i funzionari stavano svolgendo nei tuoi confronti? Eppure, lo Statuto del contribuente sancisce un obbligo di contraddittorio preventivo con l’Amministrazione finanziaria, per consentirti di esporre le tue ragioni prima dell’emanazione dell’atto impositivo. Si tratta di una difesa anticipata, molto utile a prevenire contenziosi che con un po’ di pazienza e buona volontà possono essere evitati in partenza.

Ma quest’obbligo di informare il contribuente prima di emanare l’atto non è valido in tutti i casi: la giurisprudenza ne ha notevolmente circoscritto l’applicazione. Vediamo allora quando il Fisco non ti avvisa prima dell’accertamento, ossia i casi in cui l’Agenzia delle Entrate può procedere da sola a quantificare i tributi dovuti, senza doverti interpellare in anticipo. La conseguenza è che, se tale attività è legittima, tu non potrai invocare la nullità dell’atto per il solo fatto di non essere stato ascoltato in precedenza: dovrai far valere tutte le tue ragioni contro la pretesa impositiva soltanto dopo, quando ormai essa è già stata azionata. E a quel punto il ricorso al giudice tributario diventa pressoché inevitabile.

Il contraddittorio preventivo: cos’è e quando si applica

Il contraddittorio preventivo – chiamato anche endoprocedimentale perché avviene quando l’atto che conclude il procedimento non è stato ancora emanato – è lo strumento di difesa anticipata del contribuente nei confronti dell’Amministrazione finanziaria. Serve a far partecipare l’interessato al procedimento di accertamento che il Fisco sta effettuando e prima che venga emanato l’atto impositivo, cioè l’avviso di accertamento del tributo che l’Agenzia ritiene evaso e di irrogazione delle sanzioni.

Il contraddittorio nelle verifiche fiscali

Lo Statuto del contribuente [1] dispone che «nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza».

Perciò, in tutti i casi di accesso fisico presso l’azienda, lo studio professionale o gli altri locali dove l’attività economica è esercitata, i verificatori, dopo aver completato le operazioni di controllo, rilasceranno il processo verbale di constatazione (Pvc) che riepiloga i rilievi mossi, e da quel momento l’Agenzia delle Entrate dovrà attendere 60 giorni prima di emettere l’avviso di accertamento, per consentire al contribuente di formulare le sue osservazioni agli Uffici. Se esse risulteranno fondate, l’Agenzia dovrà tenerne conto e non arrivare a formalizzare la pretesa impositiva.

Il contraddittorio nell’accertamento dei tributi

Dal 1° luglio 2020, il contraddittorio anticipato tra Fisco e contribuente è diventato obbligatorio per gli accertamenti relativi alle imposte sui redditi, come l’Irpef, ai contributi previdenziali, all’Irap, all’Iva, alle ritenute ed alle imposte sostitutive. Abbiamo spiegato le novità introdotte nell’articolo “Tasse: scatta l’obbligo di contraddittorio preventivo” e l’Agenzia delle Entrate ha disciplinato l’attività dei propri uffici con un’apposita circolare [2].

L’obbligo può essere derogato solo quando c’è una particolare urgenza di procedere o un fondato pericolo per la riscossione, come quando le condizioni del contribuente accertato fanno temere la dispersione del patrimonio a garanzia del credito fiscale.

Contraddittorio preventivo: come si svolge

Il contraddittorio preventivo si realizza mediante la formulazione, da parte dell’Ufficio, di un invito a comparire indirizzato al contribuente. A quel punto, l’interessato può decidere se partecipare o meno all’accertamento in corso. Se egli aderirà, potrà presentarsi ai funzionari che stanno svolgendo il controllo della sua posizione fiscale e fornire tutti i chiarimenti necessari; in quella sede, l’Agenzia delle Entrate può anche interrogarti. Inoltre, il contribuente potrà esibire la documentazione che ritiene utile a dimostrare la fondatezza della sua prospettazione.

L’Agenzia delle Entrate deve tener conto di tali elementi, non può fare finta di nulla: se decide di emettere comunque l’atto impositivo, dovrà specificamente motivare il perché ha disatteso la versione sostenuta dal contribuente e non l’ha ritenuta credibile. Con il contraddittorio endoprocedimentale c’è dunque un obbligo di motivazione rafforzata a carico dell’Amministrazione che intende arrivare a conclusione dell’attività accertativa emanando comunque l’avviso di liquidazione dell’imposta che ritiene dovuta e prescindendo da ciò che il contribuente ha rappresentato.

La Cassazione [3] ha però precisato che, una volta che il contribuente ha fornito i propri elementi, ad esempio producendo la documentazione contabile che ritiene utile a chiarire le vicende, l’Agenzia delle Entrate non ha l’obbligo di un “secondo contraddittorio” per esaminarla insieme all’interessato e arrivare a una valutazione congiunta, ma può procedere da sola, senza dover ancora approfondire la questione coinvolgendo il soggetto accertato. Perciò, l’avviso di accertamento successivamente emesso sarà valido una volta espletato il primo, e indispensabile, contraddittorio con il contribuente.

Mancato espletamento del controllo preventivo: conseguenze

Se il contraddittorio preventivo non viene svolto nei casi in cui è obbligatorio, l’avviso di accertamento è invalido e precisamente nullo per difetto di un presupposto essenziale [4]. Potrà quindi essere impugnato dal contribuente con ricorso al giudice tributario, così come quando esso si è espletato solo formalmente e manca la motivazione rafforzata che ti abbiamo descritto.

C’è però un’importante condizione da rispettare: il contribuente non può limitarsi a sollevare l’eccezione di mancato espletamento del contraddittorio, ma deve anche indicare quali ragioni avrebbe potuto far valere se esso fosse stato attivato. La violazione formale deve tradursi in un pregiudizio sostanziale, altrimenti l’avviso di accertamento rimane valido.

Quando il Fisco può accertarti senza avviso

Nonostante l’ampia casistica delle attività sottoposte all’obbligo di contraddittorio preventivo, esso non è generale e omnicomprensivo. Ci sono molte e importanti attività di accertamento che ne rimangono escluse: qui il Fisco può procedere senza necessità di avvisare il contribuente in anticipo.

L’ipotesi più importante riguarda gli accertamenti compiuti “a tavolino”, cioè senza un accesso presso la sede del contribuente verificato e senza la necessità di acquisire in tale luogo documenti o altri elementi provenienti dal soggetto controllato e che ben possono essere reperiti altrove, come le dichiarazioni dei redditi presentate, le fatture o la documentazione bancaria [5].

Inoltre, sfuggono al contraddittorio preventivo gli accertamenti parziali [6], cioè quelli limitati ad alcuni aspetti dell’applicazione di un tributo, come una singola operazione economica svolta o alcuni movimenti bancari, senza abbracciare la generalità dei movimenti o l’intera annualità d’imposta.

Infine, il contraddittorio preventivo non riguarda i tributinon armonizzati” con l’Unione Europea, cioè non disciplinati a livello comunitario, come l’Iva, a meno che l’obbligo non sia espressamente previsto dalla legge: la Corte di Cassazione in una famosa sentenza [7] ha affermato che «in tema di tributi c.d. non armonizzati l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi per le quali siffatto obbligo risulti espressamente sancito».

Leggi anche gli articoli “Quando il Fisco non ti avverte prima dell’accertamento” e “Accertamento fiscale e contraddittorio con il contribuente“.


note

[1] Art. 12 comma 7 L. n.212/2000.

[2] Agenzia Entrate, Circ. n. 17/E/2020 del 22.06.2020.

[3] Cass. ord. n. 6383/21 del 08.03.2021.

[4] Cass. Sez. Un. sent. n. 18184 del 29.07.2013.

[5] Cass. ord. n. 27422 del 20.11.2017.

[6] Art. 41 bis D.P.R. n.600/1973.

[7] Cass. Sez. Un. sent. n. 24823 del 09.12.2015; in seguito Cass. ord. n. 9496 del 22.05.2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube