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Buoni postali cointestati: come funzionano

17 Luglio 2021 | Autore:
Buoni postali cointestati: come funzionano

Chi può sottoscrivere il titolo di investimento «in società»? E chi può riscuotere capitale e interessi? Quando c’è il rischio di commettere reato?

I buoni fruttiferi postali sono una delle più diffuse forme di investimento tra i piccoli risparmiatori. A renderli particolarmente appetibili, il fatto che sono emessi dalla Cassa depositi e prestiti, il che significa avere una garanzia dallo Stato e la tranquillità di non vederli in balia delle oscillazioni del mercato. Possono essere intestati a una o a più persone e la cifra investita, con il relativo guadagno, può essere riscossa in qualsiasi momento.

Ma i buoni postali cointestati come funzionano? Per incassarli bisogna mettersi d’accordo? E che succede in caso di decesso di uno dei titolari? Molto dipende dalla fiducia che c’è tra chi decide di condividere i buoni fruttiferi. Al momento della sottoscrizione, infatti, si può decidere se possono essere ritirati da una sola persona senza il consenso dell’altra (bisogna proprio fidarsi) oppure se i soldi vengono consegnati solo in presenza di tutti i cointestatari. Vediamo come funziona.

Buoni postali cointestati: cosa sono?

La differenza tra i buoni fruttiferi postali monointestati o cointestati è minima. In ogni caso, si tratta di prodotti di investimento emessi dalla Cassa depositi e prestiti attraverso Poste Italiane, quindi sono garantiti dallo Stato.

I buoni postali hanno come costo alla sottoscrizione e al rimborso soltanto gli oneri fiscali e vengono tassati al 12,50%. Il capitale ed il relativo guadagno possono essere ritirati in qualsiasi momento.

Ci sono diversi tipi di buoni postali, ad esempio:

  • il buono 3×4 per un investimento fino a 12 anni che produce interessi dopo 3, 6 e 9 anni;
  • il buono 4×4 per un investimento fino a 16 anni che produce interessi dopo 4, 8 e 12 anni;
  • il buono ordinario per un investimento fino a 20 anni che produce interessi dal primo anno ogni bimestre;
  • il buono 4 anni;
  • il buono per i minori;
  • il buono Obiettivo 65.

La peculiarità dei buoni postali cointestati è che possono essere sottoscritti in contemporanea da più persone fino ad un massimo di 4 che, successivamente, si divideranno il guadagno.

I buoni non possono essere cointestati tra un maggiorenne ed un minorenne o tra soli minorenni.

Buoni postali cointestati: come funziona il rimborso?

Qui si arriva alla parte più delicata quando è stata fatta la scelta dei buoni fruttiferi postali cointestati. Questi titoli di investimento possono avere la clausola CPRF, segnalata anche come PRF, che sta per «con pari facoltà di rimborso». Cosa significa? Vuol dire che ciascuno dei cointestatari dei buoni fruttiferi può recarsi in posta e chiedere il rimborso dell’intero investimento in forma autonoma, cioè senza il consenso dell’altro o degli altri: gli basterà presentare il titolo cartaceo.

Chi, per qualsiasi motivo, non vuole correre questo rischio, può chiedere che la clausola PFR non venga inserita nel buono, ma deve farlo solo al momento della sottoscrizione. Dopo non sarà più possibile modificare la scelta. In questo modo, per ottenere il rimborso dei buoni occorre la presenza di tutti gli intestatari.

Buoni postali cointestati: si può cambiare titolare?

Una volta sottoscritti i buoni postali cointestati non sarà possibile modificare l’intestazione. Questo perché si tratta di titoli di investimento nominativi ed i risparmiatori vengono iscritti all’Anagrafe generale di Poste Italiane.

Vuol dire, quindi, che non è possibile cedere la titolarità di un buono ad un’altra persona, a meno che avvenga il decesso di uno degli intestatari: in questo caso, è possibile il trasferimento.

Nel caso in cui una persona non voglia più condividere il buono postale con un’altra e preferisca investire i risparmi con un terzo, l’unica possibilità che gli resta è chiedere il rimborso del titolo in corso ed acquistarne un altro con il nuovo intestatario: va ricordato, infatti, che i buoni fruttiferi sono rimborsabili in qualsiasi momento.

Buoni postali cointestati: che succede in caso di decesso?

Abbiamo appena citato l’eventualità che avvenga il decesso di uno dei cointestatari dei buoni fruttiferi postali. Come accennato, se c’è la clausola PFR l’altro o gli altri intestatari, così come gli eredi del defunto, possono ugualmente chiedere il rimborso del titolo di investimento con i relativi interessi. In caso contrario, il rimborso è garantito solo se non ci sono delle contestazioni da parte degli eredi dell’intestatario defunto.

Va detto, inoltre, che i buoni postali sono esenti dall’imposta di successione.

Buoni postali cointestati: il rischio di appropriazione indebita

Dicevamo prima della questione della fiducia. Per investire in buoni fruttiferi postali cointestati con la clausola PFR, cioè pari facoltà di rimborso, occorre sapere bene con chi si sta facendo l’operazione: poiché la clausola consente al singolo cointestatario di incassare il capitale e gli interessi in qualsiasi momento e – volendo – alle spalle del «socio», chi chiede e ottiene il rimborso non può commettere reato di appropriazione indebita. Insomma, da un punto di vista squisitamente legale è pulito. Eventualmente, dovrà vedersela con l’altro cointestatario, ammesso che quest’ultimo riesca a trovarlo.

Il reato di appropriazione indebita può scattare, invece, quando la clausola PFR non c’è sui buoni postali. Anche se, in questo caso, fare il furbo non è cosa facile, visto che il rimborso viene riconosciuto solo alla presenza di tutti i cointestatari. Dovrebbe, ad esempio, falsificare la firma dell’altro su una procura in cui lo autorizza – ovviamente a sua insaputa – a incassare capitale e interessi. Oltre all’appropriazione indebita, però, ci starebbe come minimo anche la truffa.

Altro espediente che può essere utilizzato da chi vuole appropriarsi indebitamente del «malloppo» è quello di dichiarare, in caso di decesso dell’altro cointestatario, che il defunto non aveva eredi oppure di essere stato nominato erede o legatario da questi. Pure in questo caso, ce ne sarebbero altri reati da contestare, uno su tutti quello di falso per avere autocertificato una condizione a cui è estraneo.



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