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Si può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale?

10 Marzo 2021 | Autore:
Si può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale?

L’iscrizione ipotecaria è possibile per i debiti inerenti i bisogni della famiglia, ma non su quelli estranei e di cui il creditore era consapevole.

Hai costituito un fondo patrimoniale nel quale hai inserito la maggior parte dei beni della tua famiglia per stare tranquillo e metterti al riparo dalle azioni esecutive dei creditori, ma un giorno ti arriva un preavviso di iscrizione ipotecaria di Agenzia Entrate Riscossione che colpisce proprio gli immobili inseriti nel fondo. È legittimo questo provvedimento? Si può iscrivere ipoteca sui beni del fondo patrimoniale? L’iscrizione ipotecaria può essere valida, ma solo alle condizioni che ora esamineremo. Lo scudo offre una protezione parziale, e non totale, che copre soltanto in alcuni determinati casi.

Il fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è un complesso di beni vincolato alla destinazione dei bisogni della famiglia. Si costituisce con atto pubblico e si possono scegliere i beni da inserire. Il principale vantaggio del fondo patrimoniale è che esso crea uno schermo giuridico, perché quei beni non saranno aggredibili dai creditori, compreso il Fisco, per i debiti che essi sapevano essere estranei a tali esigenze familiari.

In tal caso, gli immobili che fanno parte del fondo non potranno essere pignorati e, come vedremo tra poco, neppure ipotecati. In estrema sintesi, se un debito viene contratto per i bisogni della famiglia, il creditore potrà soddisfarsi anche sui beni del fondo patrimoniale; questa possibilità gli è preclusa, invece, per i debiti che non rientrano in questo ambito, a meno che egli non conoscesse il motivo: se al momento di conclusione del contratto gli appariva chiaro che l’acquisto era destinato ad esigenze extrafamiliari, come spese di lusso e voluttuarie, egli non potrà pignorare i beni che sono nel fondo.

I bisogni della famiglia

La nozione di “bisogni della famiglia” è dunque centrale per capire cosa è ipotecabile e pignorabile e cosa no: quanto più si amplia tale concetto, tanto più si estende l’alveo dei beni patrimoniali del fondo che non sono coperti dallo scudo di protezione. La giurisprudenza intende i bisogni della famiglia in senso piuttosto estensivo: essi comprendono non solo le spese essenziali di vita, ma anche – come ha affermato di recente la Cassazione [1] – «tutte le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi».

I debiti lavorativi

Questa nozione estesa rende dunque possibile sottoporre i beni del fondo alle azioni esecutive in un maggior numero di casi. Infatti, anche i debiti lavorativi, come quelli contratti per svolgere l’attività imprenditoriale o professionale, vengono considerati «normalmente estranei» ai bisogni della famiglia, a meno che il debitore stesso non fornisca la prova contraria, dimostrando di averli assunti proprio per sopperire alle esigenze di sostentamento familiare. Se invece manca questa inerenza, si riterranno esulanti dal soddisfacimento delle esigenze di mantenimento e sviluppo familiare e potranno essere vincolati più facilmente dai creditori, a meno che essi non conoscessero le vere ragioni per le quali il debito è sorto.

L’ipoteca: a cosa serve

L’ipoteca è un vincolo giuridico che il creditore appone su determinati beni del debitore e gli attribuisce il diritto di espropriarli se il suo credito non sarà soddisfatto. Ci sono tre tipi di ipoteca: legale, quando è stabilita direttamente dalla legge, come nel caso delle compravendite immobiliari, a garanzia del pagamento del prezzo; volontaria se deriva da un contratto, come un mutuo ipotecario sulla casa per la quale il finanziamento è stato concesso; giudiziale se promana da una sentenza di condanna al pagamento di una somma o al risarcimento di danni.

Con l’ipoteca il creditore in favore del quale essa è iscritta acquisisce il diritto di procedere alla vendita forzata del bene immobile, in modo da soddisfarsi sul ricavato, se il debitore non ha adempiuto la sua obbligazione entro i termini: ad esempio, nel caso di mutuo non pagato perché le rate del finanziamento concesso non sono state rimborsate, la banca potrà espropriare la casa mediante l’esecuzione immobiliare (per gli approfondimenti leggi: “Ipoteca sulla casa per debito“).

L’ipoteca fiscale

Esiste poi l’ipoteca fiscale [2], detta anche ipoteca esattoriale, che viene iscritta dall’Agente della Riscossione per garantirsi il recupero delle somme dovute dal contribuente che non ha pagato le somme dovute e iscritte a ruolo, come quelle riportate nelle cartelle di pagamento scadute e non impugnate. L’ipoteca fiscale viene iscritta quando l’ammontare dei debiti supera i 20mila euro, ma fino ad un valore di 120 mila euro il bene immobile non sarà pignorabile neppure se è stato ipotecato.

Per approfondire questi aspetti leggi l’articolo “Ipoteca fiscale: cos’è e come funziona“.

Il preavviso di iscrizione di ipoteca

L’iscrizione dell’ipoteca fiscale deve essere preceduta da un preavviso al contribuente, al quale viene concesso un termine di 30 giorni per adempiere al pagamento del dovuto. L’iscrizione potrà avvenire solo alla scadenza e l’espropriazione potrà iniziare dopo sei mesi, salvo particolari ragioni d’urgenza.

L’iscrizione eseguita dal concessionario della riscossione senza il prescritto preavviso di iscrizione ipotecaria è nulla, ma rimane efficace fin quando l’interessato non sollevi il vizio, impugnandola davanti al giudice tributario, e perderà efficacia quando interverrà la sentenza che la dichiarerà illegittimamente eseguita. In sintesi, l’iscrizione è nulla se non è comunicata.

L’ipoteca iscritta sui beni del fondo patrimoniale

In base a quanto abbiamo esposto, in linea generale, il fondo patrimoniale è pignorabile e, in particolare, qualsiasi tipo di ipoteca può essere iscritta anche sui beni del fondo patrimoniale, a condizione che il debito da cui l’iscrizione ipotecaria scaturisce sia stato assunto per motivi rientranti nei bisogni della famiglia, o anche per motivi estranei ma di cui il creditore non era a conoscenza al momento di conclusione del contratto.

La prova di questa conoscenza del creditore grava sempre sul debitore che intende far valere l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria operata, come ha affermato la Corte di Cassazione [3]. In un’altra pronuncia, la Suprema Corte ha chiarito [4] che il debitore che contesta la legittimità dell’iscrizione ipotecaria deve dimostrare che il debito è stato contratto per scopi estranei ai bisogni familiari e che il creditore fosse a conoscenza di tale circostanza.

Come contestare l’iscrizione dell’ipoteca esattoriale

Con una nuova ordinanza [6] la Cassazione ha precisato che l’Agente della riscossione non può iscrivere ipoteca sui beni di un fondo patrimoniale del contribuente se l’esattore era consapevole che il fatto da cui era sorta l’obbligazione tributaria era estraneo ai bisogni della famiglia: nel caso deciso, si trattava di fatture false, in quanto emesse per operazioni inesistenti, ma infine l’imputato era stato prosciolto dalla relativa accusa.

In conclusione, l’esattore può iscrivere ipoteca sui beni che rientrano nel fondo patrimoniale, anche se appartengono ad un soggetto diverso dal debitore – come la moglie o i figli – quando i debiti risultano contratti per uno scopo non estraneo ai bisogni della famiglia oppure quando l’Ente impositore (per contro del quale l’Agente di riscossione agisce) non conosceva l’estraneità; se invece ne era consapevole, l’iscrizione ipotecaria è illegittima, ma la prova della consapevolezza del creditore dovrà essere fornita da chi si oppone all’iscrizione ipotecaria o ai successivi pignoramenti eseguiti in base ad essa.

Leggi anche gli articoli “Ipoteca fiscale: quando l’iscrizione è nulla” e “Debiti delle famiglie: torna il fondo patrimoniale“.


note

[1] Cass. ord. n. 2904/21 del 08.02.2021.

[2] Art. 77 D.P.R. n. 602/1973.

[3] Cass. ord. n. 10166 del 28.05.2020.

[4] Cass. ord. n. 19758 del 23.07.2019.

[5] Cass. ord. n. 6380 del 08.03.2021.


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