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Come scoprire un dipendente infedele?

17 Luglio 2021
Come scoprire un dipendente infedele?

Il lavoratore, durante tutto il corso del rapporto di lavoro, deve essere fedele al datore di lavoro.

Sei un imprenditore del settore commerciale. Hai il sospetto che un tuo dipendente, addetto ai rapporti con i clienti, stia fornendo ad un tuo competitor delle informazioni riservate relative alle strategie di mercato perseguite dalla società. Ti chiedi come puoi indagare sul comportamento del lavoratore nel rispetto della legge.

L’obbligo di fedeltà è uno dei principali doveri previsti in capo al lavoratore direttamente dalla legge. Ma cosa fare se si ha il sospetto che un lavoratore sta favorendo un’azienda concorrente? Come scoprire un dipendente infedele?

Il tema è particolarmente delicato poiché intercetta, da un lato, il legittimo interesse del datore di lavoro alla tutela del patrimonio e del know-how aziendale e, dall’altro, il diritto alla riservatezza del lavoratore.

Cos’è l’obbligo di fedeltà del lavoratore?

Quando firma la lettera di assunzione il dipendente accetta di assumere su di sé una serie di obblighi di cui alcuni previsti dalla legge ed altri dal Ccnl e dal contratto individuale di lavoro.

I principali doveri previsti dalla legge sono l’obbligo di diligenza [1] e l’obbligo di fedeltà [2]. Quest’ultimo, in particolare, si declina nel dovere di non svolgere, sotto nessuna forma, attività in concorrenza con il datore di lavoro e nell’obbligo di mantenere il più assoluto riserbo sulle informazioni aziendali apprese in occasione del lavoro. L’obiettivo di questo dovere è la tutela del patrimonio immateriale del datore di lavoro e del suo know-how. Se, infatti, il lavoratore utilizzasse le informazioni cui ha accesso a causa del rapporto di lavoro per favorire un’azienda concorrente si realizzerebbe un danno al patrimonio aziendale oltre che una distorsione della leale concorrenza tra operatori del mercato.

Come scoprire un dipendente infedele?

La legge prevede che il datore di lavoro possa esercitare, nei confronti del dipendente, il potere di controllo al fine di verificare il rispetto, da parte del lavoratore, delle direttive impartite dall’azienda per l’esecuzione della prestazione di lavoro nonché il rispetto degli obblighi e dei doveri previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Il potere di controllo, però, non può essere esercitato in qualsiasi forma poiché l’ordinamento vieta il controllo a distanza dei lavoratori, ovvero, non consente di utilizzare impianti audiovisivi e altri strumenti tecnologici per controllare a distanza l’esecuzione della prestazione di lavoro da parte dei lavoratori [3].

Come fare, dunque, per verificare se un dipendente sta violando il dovere di fedeltà? Basti pensare al caso del dipendente che invia materiale riservato aziendale ad un competitor oppure estrae dal sistema di archiviazione dei documenti dei file riservati.

La giurisprudenza, a tal fine, ha creato la categoria dei cosiddetti controlli difensivi.

Cosa sono i controlli difensivi?

I controlli difensivi sono una categoria di controlli sul lavoratore di creazione giurisprudenziale che, tradizionalmente, sfugge al divieto di controllo a distanza sul lavoratore poiché oggetto del controllo non è l’adempimento della prestazione di lavoro ma la commissione di un comportamento illecito.

In particolare, secondo la giurisprudenza, i controlli difensivi sono legittimi se:

  • sono finalizzati ad accertare comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa;
  • è stato già accertato il verificarsi dell’illecito, o comunque vi è il sospetto o la mera ipotesi che tali illeciti siano in corso di esecuzione;
  • vengono effettuati ex post in presenza di elementi indiziari circa la commissione di illecito;
  • vengono realizzati con modalità non eccessivamente invasive e rispettose delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti.

Se ricorrono questi presupposti, secondo la giurisprudenza, i controlli sono leciti. Spesso, questi controlli vengono realizzati effettuando delle verifiche sugli strumenti informatici utilizzati dal lavoratore (mail, pc aziendale, cellulare di servizio, etc.) oppure tramite agenzie investigative.

Controlli difensivi: occorre l’informativa privacy?

Nel 2015, il legislatore ha modificato la norma di riferimento relativa ai controlli a distanza [3] prevedendo che il datore di lavoro può utilizzare le informazioni raccolte dagli strumenti informatici dati in uso al dipendente per svolgere la prestazione di lavoro se:

  • ha preventivamente consegnato al dipendente un’informativa sull’uso degli strumenti informatici e sulla possibilità di effettuazione di controlli sugli stessi;
  • ha preventivamente informato il lavoratore sul trattamento dei dati personali relativo ai predetti strumenti.

Secondo parte della giurisprudenza anche i controlli difensivi ricadono sotto questa nuova disciplina e, dunque, il datore di lavoro, in caso di sospetto di infedeltà del dipendente, potrebbe porre in essere un controllo difensivo solo se rispetta i predetti oneri di informativa preventiva. Si tratta, però di una posizione non pacifica e minoritaria.

Dipendente infedele: quali conseguenze?

Resta inteso che l’accertamento di condotte infedeli da parte del dipendente può legittimare il datore di lavoro ad avviare un procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore infedele. Se la condotta realizzata è particolarmente grave e lesiva del vincolo fiduciario che deve sempre essere sotteso al rapporto di lavoro il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento disciplinare del lavoratore infedele.


note

[1] Art. 2104 cod. civ.

[2] Art. 2105 cod. civ.

[3] Art. 4, L. 300/1970.


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