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Mascherine Ffp2: quanto è sicuro il sito Ue per la verifica

9 Marzo 2021
Mascherine Ffp2: quanto è sicuro il sito Ue per la verifica

Dall’Europa un tentativo di controllare la certificazione dei dispositivi di protezione individuale. Ma può non essere sufficiente.

Un aiuto a capire se la propria mascherina Ffp2 è certificata. L’Unione europea mette a disposizione degli utenti uno strumento online pensato per questo scopo, quindi per valutare la sicurezza della propria Ffp2.

Il tool è reperibile a questo link. Sembra difficile da usare: la schermata che compare all’utente è piena di campi da completare. In realtà, basta riempirne solo uno e, quindi, il sistema è semplicissimo.

Basta prendere la propria mascherina Ffp2 e inserire nel campo Keyword On Notified body number il numero di quattro cifre che si trova accanto alla scritta Ce. A quel punto, cliccando alla voce search (cioè «cerca»), comparirà il nome dell’ente che ha rilasciato la certificazione.

Già da qui è possibile capire se la propria mascherina è certificata e, quindi, efficace: se, accanto al marchio Ce, non c’è nessun numero di quattro cifre, il marchio è falso. Idem se non compare alcun ente certificatore, perché potrebbe voler dire che il prodotto non è stato davvero sottoposto ai controlli di rito.

Andando avanti e cliccando sul nome dell’ente che ha rilasciato la certificazione va controllato che, nella scheda Legislations, ci sia la dicitura Personal protective equipment, che dovrebbe trovarsi all’interno di una tabella. Guardando nelle colonnine di destra, è disponibile una versione del file nei formati pdf o html. In corrispondenza della voce Personal protective equipment, si deve cliccare sull’html o sul pdf e verificare che la schermata successiva riporti la voce Equipment providing respiratory system protection.

A questo punto, la mascherina dovrebbe essere efficace. «Dovrebbe», al condizionale, perché, purtroppo, non è possibile dire con certezza che basta trovare la propria mascherina nel database per dirsi sicuri. Basti pensare al caso delle popolari U-Mask, delle quali il ministero della Salute ha vietato la vendita, perché erano state certificate da un laboratorio non autorizzato. Il marchio Ce, però, c’era eccome.

Resta, perciò, il problema delle certificazioni «taroccate»: quelle che, da una ricerca sul database, possono portare a un ente realmente esistente ma che non abbia rilasciato certificazioni e che sia completamente ignaro del raggiro. Ed è essenzialmente per questo motivo che il portale Ue ha, al momento, dei limiti.

Un’altra eccezione riguarda le mascherine Ffp2 con numero identificativo Ce 2163, finite nel mirino dei controllori. Sono state certificate da un ente turco ma è notizia di pochi giorni fa che l’ufficio antifrode dell’Unione europea (Olaf) abbia avviato degli accertamenti per capire se questo tipo di dispositivi è in grado di offrire una protezione adeguata. La segnalazione era partita dalla Germania, che aveva notato un corposo incremento delle certificazioni rilasciate dall’ente turco.

La replica dell’ente certificatore non si è fatta attendere: le mascherine Ffp2 certificate 2163 «sono a norma», ha precisato l’ente stesso con un comunicato, dopo la notizia dell’indagine dell’Olaf che, su queste mascherine, dovrà fare chiarezza.

C’è poi un’altra questione. Durante la fase uno dell’emergenza sanitaria, molte mascherine e dispositivi di protezione individuale sono stati venduti in deroga alla normativa europea in ambito sanitario, quindi anche per questo è possibile che circolino mascherine senza certificazione. In ogni caso, è l’Inail, in tali circostanze, ad autorizzarne la vendita.



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