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Cibo rovinato al ristorante durante il Covid: c’è sanzione

9 Marzo 2021 | Autore:
Cibo rovinato al ristorante durante il Covid: c’è sanzione

La Cassazione: non è necessaria la prova della messa in vendita ma il solo fatto di avere all’interno del locale il cibo andato a male. Disposto il sequestro.

Sarà vista come un eccesso di zelo in un periodo in cui manca solo colpire chi ha subìto già dei danni consistenti. E molto probabilmente, la sentenza [1] con cui la Cassazione ha disposto il sequestro di un ristorante perché la carne è andata a male nella cella frigorifera durante la chiusura per Covid non risparmierà qualche polemica. Soprattutto per la motivazione in sé: la colpa del proprietario del locale non è stata certo quella di servirla ma il semplice fatto di averla in cella.

Non sarà stato sicuramente l’unico a vedere la merce andare a male a causa delle continue e lunghe chiusure dei locali a causa delle misure di contenimento del coronavirus. Quando le autorità decidono che si può lavorare (anche se a orari ridotti), il ristoratore deve per forza rifornirsi di cibo da proporre nel menù e da cucinare per i suoi clienti. Un minimo di scorta ce la deve avere in cella. Ma quando poi si decide da un giorno all’altro che si deve tenere le serrande abbassate, il rischio che la merce fresca si rovini è concreto.

Così è successo al proprietario di un ristorante costretto ad appendere il cartello «chiuso per Covid». Dopo diversi giorni senza servizio, complice il fatto di avere staccato la corrente alla cella frigorifera, la carne che teneva di scorta è andata a male. La vicenda è finita in tribunale ed è arrivata in Cassazione, dov’è stato deciso il sequestro del ristorante in cui è stata ritrovata la carne conservata male.

La Suprema Corte ha spiegato che per far scattare la sanzione non c’è bisogno di provare la messa in vendita (o il solo tentativo) della merce rovinata ma basta la disponibilità materiale da parte del ristoratore del prodotto pericoloso per l’incolumità del cliente.

Inutile che la difesa abbia tentato di contestare la violazione di legge per avere ipotizzato il tentativo di vendita della carne trovata all’interno della cella frigorifera spenta. Difficile che potesse farlo, insisteva il legale, visto che il ristorante era chiuso per le misure anti-Covid. Ai giudici, come detto, basta che la merce si trovi all’interno del locale. Così, la sentenza contesta la tentata frode in commercio per possesso di merce mal conservata. È sufficiente «la materiale disponibilità di quel prodotto da parte dell’operatore commerciale, sia esso grossista o dettagliante, in vista della fornitura ai consumatori».

Per quanto riguarda la necessità del sequestro, la Cassazione sottolinea che la libera disponibilità del ristorante comporta un estremo pericolo per la salute pubblica, vista la quantità di merce ritrovata in cattive condizioni. Cosa ci volesse fare l’esercente con quella carne, lo sa solo lui. La Suprema Corte, nel dubbio, ha disposto la sanzione.


note

[1] Cass. sent. n. 9349/2021.


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