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Spese straordinarie per i figli: vanno concordate prima?

10 Marzo 2021
Spese straordinarie per i figli: vanno concordate prima?

Le spese straordinarie che corrispondono all’interesse del figlio e sono proporzionate al tenore di vita della famiglia vanno sempre rimborsate anche se non concordate.

In materia di mantenimento della prole, si pone spesso un dubbio: le spese straordinarie per i figli vanno concordate prima?

Se già dà luogo a continui litigi tra ex coniugi il pagamento delle spese ordinarie, si può ben immaginare quante questioni sorgano dal rimborso delle cosiddette spese straordinarie, quelle cioè che derivano da esigenze non connesse alla normale gestione quotidiana e, come tali, non preventivabili (tipico esempio sono le spese mediche, l’iscrizione ad un corso sportivo, la partecipazione a una gita scolastica, ecc.). 

Nella sentenza di separazione e di divorzio, il giudice fissa la misura percentuale entro cui il coniuge “non collocatario” (quello cioè che non vive coi figli) debba partecipare al sostenimento di tali oneri: una partecipazione che avviene, di solito, a spesa già sostenuta. 

Il problema si pone spesso sull’opportunità della spesa quando questa è stata ormai già effettuata: un motivo per evitare di rimborsare la propria quota ma che non sempre raggiunge l’obiettivo sperato; difatti, a detta della giurisprudenza, non tutte le spese straordinarie per i figli vanno concordate prima.

Cerchiamo di fare il punto della situazione tenendo conto di una recente ordinanza che la Cassazione ha appena emesso per disciplinare l’argomento [1].

Chi decide le spese straordinarie per i figli?

L’aspetto più controverso sul rimborso delle spese straordinarie per i figli attinente al soggetto deputato a decidere il sostenimento delle stesse: deve o meno partecipare, a tale processo decisionale, il coniuge non collocatario oppure questi è solo tenuto a rimborsare la propria quota, dietro esibizione dei giustificativi di spesa, senza poter muovere obiezioni? 

È chiaro che, nella prassi, è di solito il coniuge che vive coi figli a prendersi cura degli stessi e, quindi, a stabilire cosa è essenziale per essi e cosa non lo è, anche tenendo conto del tenore di vita concesso loro dall’entità dell’assegno di mantenimento. 

I genitori devono provvedere non solo alle esigenze quotidiane della prole, anche alle spese straordinarie, impreviste o non previste, “in misura proporzionale al proprio reddito”.

Nel caso in cui sia stato disposto l’affidamento condiviso, la decisione in ordine alla necessità della spesa straordinaria e al modo in cui essa debba essere affrontata compete a entrambi i genitori. Quindi, padre e madre dovranno di volta in volta consultarsi prima di procedere alla spesa per valutare se il sostenimento della stessa corrisponde agli interessi del figlio. Le rispettive posizioni avranno pari peso, senza che l’una possa prevalere sull’altra. Nel caso di contrasto, si dovrà ricorrere al giudice che stabilirà quale delle due posizioni è più conforme al bene del giovane.

Nel caso di affidamento esclusivo, invece, la necessità della spesa viene valutata solo dal genitore affidatario, fermo restando l’obbligo dell’altro genitore di partecipare alla spesa secondo la misura prestabilita dal giudice. 

Spese straordinarie per i figli non concordate: che succede

La giurisprudenza recente ha affermato che il sostenimento delle spese straordinarie senza prima interpellare l’altro genitore può essere sanzionato nei rapporti tra i coniugi, ma non esclude comunque l’obbligo di rimborsare la propria parte se tali spese siano state effettuate nell’interesse del minore e siano compatibili con il tenore di vita della famiglia.

Se poi il sostenimento della spesa presenta anche i caratteri dell’urgenza, come nel caso di una indifferibile visita medica, non c’è alcuna possibilità di contestazione, per cui il rimborso è sempre e comunque dovuto.

In ogni caso, il coniuge affidatario non è soggetto a un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie quando si tratta di una decisione “di maggiore interesse” per il figlio. In tal caso, pertanto, sussiste a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. 

Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori.

Spese straordinarie per i figli: quando vanno rimborsate

A fronte di una spesa straordinaria non è quindi sempre operante la regola secondo la quale le decisioni di maggior interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tra i genitori considerando le capacità, le inclinazioni naturali e l’aspirazione dei figli. 

Occorre, infatti, distinguere tra “spese straordinarie” e “scelte straordinarie” (ossia scelte di maggior interesse). Soltanto per queste ultime il genitore non affidatario ha diritto di interloquire; nelle scelte di maggior interesse della vita quotidiana del minore, come normalmente sono quelle riguardanti l’istruzione, ciascun genitore ha un autonomo potere di attivarsi nei confronti dell’altro per concordarne le eventuali modalità, potendo in difetto ricorrere al giudice. 

Le spese straordinarie invece implicano decisioni di maggior interesse e, quindi, non sussiste l’obbligo del coniuge affidatario di previa concertazione con l’altro coniuge.

In sintesi, le spese straordinarie non concordate sono dovute se: 

  • rispondenti all’interesse del minore;
  • proporzionate al tenore di vita del genitore.

Si riporta qui di seguito un precedente del tribunale di Reggio Calabria che sintetizza l’argomento: «In tema di separazione personale tra coniugi, il principio di bigenitorialità non può comportare la effettuabilità e la rimborsabilità delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori escludendo così anche quelle spese che si dimostrino non voluttuarie e corrispondenti all’interesse del figlio beneficiario del diritto al mantenimento (quali quelle conseguenti alla scelta dell’università più adatta agli studi universitari del figlio) sempre che le stesse siano compatibili con le condizioni economiche dei genitori. Dunque non è configurabile a carico del coniuge affidatario o collocatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, compatibili con i mezzi economici di cui i genitori dispongono, trattandosi di decisione “di maggiore interesse” per il figlio, e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso; conseguentemente se le spese straordinarie concordate danno sicuramente diritto al rimborso, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, dovrà verificarsi in sede giudiziale la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione, riservata al giudice del merito, della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità per il minore e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori».


note

[1] Cass. ord. n. 5059/21 del 24.02.2021. 

[2] Cass., ord. n. 2467/2016.


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3 Commenti

  1. la mia ex moglie fa spesso di testa sua e poi mi presenta il conto da pagare. Magari pure bello salato! Ma credo che sia una grande sciocca irresponsabile e mica posso affrontare mille spese impreviste. Con il mio lavoro ci devo campare pure io.

  2. Vorrei capire bene una cosa. Il mio ex marito non vuole partecipare alle spese straordinarie. Ora, se io giustifico che ho dovuto sostenere questa spesa non per un mio “capriccio” ma perché si trattava di una spesa necessaria, allora posso rivolgermi al giudice affinché lui venga condannato?

    1. In termini di inadempimento, non c’è alcuna differenza tra l’assegno ordinario e quello straordinario per il mantenimento dei figli. L’omesso versamento può comportare una condanna civile (con un’azione esecutiva di pignoramento dei beni), sia penale. In caso di inadempimento delle spese straordinarie, devi ricorrere al tribunale per ottenere la condanna del tuo ex marito. In assenza di prova sull’accordo, per legittimare l’esecuzione forzata, devi promuovere un giudizio affinché il giudice accerti l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, dopodiché è possibile avviare il pignoramento dei beni.

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