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Risoluzione contratto per inadempimento

18 Luglio 2021
Risoluzione contratto per inadempimento

Il nostro ordinamento offre la possibilità alle parti di un contratto di risolvere l’accordo se ricorrono una serie di requisiti.

Hai sottoscritto un contratto di servizi con una società che dovrebbe curare il verde del tuo giardino. Sei, tuttavia, insoddisfatto della prestazione che ti è stata erogata poiché assolutamente insoddisfacente e inferiore ai livelli di servizio prefissati nell’accordo. Ti chiedi cosa puoi fare per sciogliere il vincolo contrattuale.

Lo strumento che l’ordinamento mette a disposizione di una parte del contratto per cessare l’accordo contrattuale in caso di mancato adempimento dell’altra parte è la risoluzione per inadempimento.

In realtà, come vedremo, esistono anche altre tipologie di risoluzione del contratto che, tuttavia, presuppongono dei presupposti diversi per essere invocate. Ma andiamo per ordine.

Cos’è la risoluzione del contratto?

In linea generale, la risoluzione del contratto [1] è un istituto giuridico che consente ad una delle parti del rapporto contrattuale di porvi fine al ricorrere di determinati presupposti sopravvenuti tassativamente indicati dalla legge.

La risoluzione del contratto si distingue nettamente dalla nullità e dall’annullabilità: in questo caso, infatti, il contratto è viziato sin dall’origine. Nel caso della risoluzione, invece, il contratto è perfettamente valido ed efficace ma si verifica un presupposto che consente di risolverlo.

Il Codice civile prevede tre tipologie di risoluzione del contratto:

  1. risoluzione per inadempimento;
  2. risoluzione per impossibilità sopravvenuta;
  3. risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta.

Risoluzione per inadempimento: cos’è?

La prima tipologia di risoluzione del contratto è prevista per l’ipotesi in cui una delle parti di un accordo sinallagmatico, a prestazioni corrispettive, sia inadempiente rispetto agli obblighi assunti con la firma del contratto stesso.

In questa ipotesi, la parte che subisce l’altrui inadempimento può alternativamente, decidere di:

  • richiedere l’adempimento;
  • chiedere la risoluzione del contratto.

Per ottenere l’adempimento o la risoluzione del contratto, la parte adempiente può agire sia in sede giudiziale che stragiudiziale. Nel primo caso, dovrà adire il giudice e chiedere che l’altra parte adempia alla propria prestazione oppure chiedere una sentenza che dichiari la risoluzione contrattuale.

Nel secondo caso, la parte adempiente, senza coinvolgere l’autorità giudiziaria, può notificare alla parte inadempiente una diffida ad adempiere con cui intima l’immediato adempimento della prestazione entro un congruo termine (pari, minimo, a quindici giorni) avvertendo che, in mancanza, il contratto si intenderà risolto. In questa ipotesi, dunque, la parte inadempiente può “recuperare” la situazione eseguendo la prestazione nei quindici giorni se vuole evitare l’effetto risolutorio del contratto.

Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: cos’è?

La seconda tipologia di risoluzione del contratto prevista dalla legge riguarda le ipotesi in cui il contratto con prestazioni corrispettive non può essere più eseguito da parte di uno dei contraenti poiché la relativa prestazione è divenuta impossibile. Basti pensare al caso in cui un soggetto firma un contratto di abbonamento ad una palestra e, successivamente, l’edificio va distrutto. In questo caso, il gestore della palestra non può eseguire il contratto poiché la prestazione è divenuta impossibile. In questa ipotesi, la legge prevede che la parte liberata dal vincolo contrattuale per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che ha già ricevuto, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito.

Se, tuttavia, l’impossibilità sopravvenuta è solo parziale, l’altra parte può scegliere tra due diverse alternative:

  • richiedere una riduzione della prestazione da essa dovuta alla luce della parziale impossibilità della controprestazione;
  • recedere dal contratto se, alla luce della parziale impossibilità della controprestazione, non ha più un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.

Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: cos’è?

L’ultima tipologia di risoluzione del contratto prevista dal nostro ordinamento si applica quando un accordo contrattuale ad esecuzione continuata o periodica diventa troppo gravoso per una delle parti. Può, infatti, accadere che, a causa di eventi imprevedibili e sopravvenuti, la prestazione di una delle parti si rilevi eccessivamente onerosa.

In questo caso, la parte può chiedere la risoluzione del contratto e la controparte può evitare l’effetto risolutorio proponendo una modifica delle condizioni contrattuali.


note

[1] Artt. 1453 ss. cod. civ.


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