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Pensione lavoratrici madri

18 Luglio 2021 | Autore:
Pensione lavoratrici madri

Quali sono i vantaggi che consentono di anticipare o aumentare i trattamenti pensionistici, dedicati alle donne con figli.

Le lavoratrici, durante la carriera, incontrano normalmente maggiori difficoltà rispetto agli uomini, problematiche che spesso le portano ad uscire dal mondo del lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia e dei figli. Per questo motivo, l’ordinamento previdenziale italiano prevede alcune agevolazioni dedicate alle lavoratrici con figli, sia in materia di anticipo del trattamento pensionistico che di ammontare della pensione. Quali sono i vantaggi per la pensione delle lavoratrici madri?

Innanzitutto, è bene chiarire che questi vantaggi non rappresentano una discriminazione di genere in materia previdenziale, discriminazione da tempo condannata dall’Europa [1].

I benefici rappresentano, al contrario, un modo per realizzare l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne, rimediando ai divari che inevitabilmente si creano a danno, soprattutto, delle lavoratrici madri che interrompono l’attività per periodi più o meno lunghi.

Ad oggi, nonostante l’età per la pensione di vecchiaia sia stata parificata per lavoratori e lavoratrici, sussistono, comunque, dei trattamenti pensionistici che prevedono requisiti differenti per gli uomini e per le donne: si tratta della pensione anticipata ordinaria, della pensione di vecchiaia anticipata per invalidi e per non vedenti.

Sussiste poi un trattamento dedicato alle sole lavoratrici, l’opzione donna: questa pensione, nonostante comporti un forte sconto nei requisiti per l’uscita dal lavoro, risulta però generalmente penalizzante in termini di assegno spettante.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sulle agevolazioni pensionistiche dedicate alle lavoratrici madri.

Ape sociale lavoratrici madri

Le lavoratrici aventi diritto all’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato, una prestazione di accompagnamento alla pensione che si può ottenere dai 63 anni di età [2], fruiscono di una riduzione del requisito contributivo richiesto per il trattamento pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Le lavoratrici ottengono dunque l’Ape sociale con:

  • 28 anni di contributi (dai 2 figli in su), se appartengono alle categorie dei disoccupati di lungo corso, caregiver e invalidi dal 74%;
  • 29 anni di contributi (con un solo figlio), se appartengono alle categorie dei disoccupati di lungo corso, caregiver e invalidi dal 74%;
  • 34 anni di contributi (dai 2 figli in su), se appartengono alle categorie degli addetti ai lavori gravosi;
  • 35 anni di contributi (con un solo figlio), se appartengono alle categorie degli addetti ai lavori gravosi.

Le lavoratrici senza figli ottengono invece l’Ape sociale, come la generalità dei lavoratori, con:

  • 30 anni di contributi, se appartengono alle categorie dei disoccupati di lungo corso, caregiver e invalidi dal 74%;
  • 36 anni di contributi, se appartengono alle categorie degli addetti ai lavori gravosi.

Anticipo della pensione di vecchiaia lavoratrici madri

Le madri lavoratrici che risultano prive di versamenti Inps alla data del 31 dicembre 1995 in avanti, quindi soggette al calcolo integralmente contributivo della pensione, hanno diritto al riconoscimento di un anticipo del requisito di età, rispetto al requisito di accesso alla pensione di vecchiaia, di 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi.

Pertanto, possono ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria:

  • a 66 anni e 8 mesi, con un figlio;
  • a 66 anni e 4 mesi, con 2 figli;
  • a 66 anni, con 3 figli.

Dal 4° figlio in poi, non è previsto alcun beneficio.

Maggiorazione della pensione lavoratrici madri

In alternativa all’anticipo del requisito di età, la madre lavoratrice può ottenere una pensione più alta, maggiorando il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età di accesso alla pensione:

  • di un anno, in caso di uno o due figli;
  • di due anni, in caso di tre o più figli.

Lara va in pensione a 67 anni, con un montante contributivo di 300mila euro. Il coefficiente moltiplicatore corrispondente a 67 anni di età è pari a 5,575%. Poiché Lara ha tre figli, il coefficiente moltiplicatore risulta pari a 5,985%, ossia il coefficiente per chi ha 69 anni, in quanto priva di contributi alla data del 31 dicembre 1995. Anziché aver diritto a una pensione annua di 16.725 euro, Lara ha diritto a una pensione di 17.955 euro, guadagnando così 1.230 euro all’anno 94,62 euro lordi in più per 13 mensilità.

Il coefficiente di trasformazione è la cifra che trasforma i contributi accumulati in pensione: ovviamente, più è alto, più risulterà alto il trattamento previdenziale.

Quest’agevolazione non è prevista per le lavoratrici che domandano il ricalcolo contributivo della pensione aderendo all’opzione donna [2].

Contributi figurativi per lavoratrici madri

Le lavoratrici madri possono anticipare la pensione anche grazie all’accredito di contributi figurativi, per determinate assenze tutelate.

In particolare, la madre lavoratrice priva di contributi al 31 dicembre 1995 ha diritto all’accredito della contribuzione figurativa nella misura seguente [3]:

  • 170 giorni per ciascun figlio, per i periodi di assenza dal lavoro per educazione e assistenza, fino al sesto anno di età del bambino;
  • 25 giorni all’anno, sino a un massimo di 24 mesi nell’arco della vita lavorativa, per l’assistenza ai minori di sei anni, se portatori di handicap grave ai sensi della Legge 104.

La lavoratrice madre, anche in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995, ha inoltre diritto all’accredito dei contributi figurativi:

  • durante il congedo obbligatorio per maternità (per i 2 mesi prima del parto ed i 3 mesi successivi, oppure per il mese anteriore al parto ed i 4 mesi successivi in caso di flessibilità, o, ancora, per i 5 mesi successivi al parto, in ipotesi specifiche); la lavoratrice ha diritto alla contribuzione figurativa anche in caso di congedo di maternità anticipato e posticipato;
  • relativamente alla maternità al di fuori del rapporto di lavoro: in questo caso, la lavoratrice può ottenere l’accredito di 22 settimane di contributi se risulta in attività alla data del 27 aprile 2001 e se può far valere, all’atto della domanda, almeno 5 anni di contributi;
  • durante il periodo di congedo parentale (o astensione facoltativa per maternità);
  • durante i permessi giornalieri per l’allattamento;
  • durante i congedi per malattia del bambino.

note

[1] La Corte di Giustizia UE, con la sentenza 18/11/2010, causa C-356/09, ha stabilito che prevedere un’età pensionabile differente sulla base del genere costituisce una discriminazione fondata sul sesso, vietata dalla direttiva 76/207 art. 3, n. 1, lett. c).

[2] Art.15 DL 4/2019, così come modificato dalla L. 160/2019 e dalla L. 178/2020.

[3] Art.1 Co.40 L. 335/1995.

Autore immagine: pixabay.com


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