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Tv: reato l’uso della smart card domestica al bar per le partite

18 Gennaio 2015
Tv: reato l’uso della smart card domestica al bar per le partite

La Cassazione sconfessa l’indirizzo secondo cui mancherebbe il fine di lucro per il gestore del bar che diffonde in pubblico l’evento sportivo grazie alla suo contratto di tipo domestico.

Cambio di rotta della Cassazione: da oggi l’atteggiamento dei giudici sarà più severo nei confronti del gestore del locale che utilizzi, all’interno della propria attività commerciale, la smart card di uso domestico per la visione a pagamento di canali televisivi. Così rischia quattro mesi di reclusione e 2 mila euro di multa il gestore del pub che trasmette la partita di calcio utilizzando la tessera abilitata solo per l’uso domestico.

A dirlo è la Suprema Corte con una recente sentenza [1] che taglia col passato: le precedenti pronunce dei supremi giudici, infatti, avevano escluso, in questi casi, il reato di diffusione abusiva della trasmissione.

Inutile contestare l’assenza di lucro da parte di chi si limiti a usare la card personale al bar, partecipando personalmente alla visione, senza voler perciò escludere i clienti, con ciò senza alcuna diretta intenzione di accrescere il proprio fatturato. Secondo la Corte, infatti, non importa l’intenzione: ciò che conta è il luogo di utilizzo della card, in questo caso in modo diverso da un’utenza di tipo domestico.

Per la Cassazione l’utilizzo del dispositivo in un luogo pubblico rientra nella nozione di diffusione in pubblico vietato dalla legge [2]. Sussiste anche il fine di lucro per chi diffonde l’evento sportivo in pubblico: l’intenzione di far lievitare gli incassi sarebbe, infatti, ravvisabile nell’intento di far confluire nel locale un maggior numero di clienti proprio per via della fruizione gratuita del servizio. Non è infatti una circostanza tanto inverosimile che l’uso della card sia un utile richiamo per fare “cassa”. Peraltro il reato scatta indipendentemente dal fatto che il lucro sperato con tale condotta sia raggiunto o meno, ossia che all’interno del locale ci sia una sola persona o cinquanta. La legge non esige che il fine venga realmente raggiunto per pervenire alla consumazione del reato.


note

[1] Cass. sent. n. 1991/15.

[2] Art. 171 della L. 633 del 1941.

Autore immagine: 123rf com


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