Diritto e Fisco | Articoli

Confisca dei beni per reati tributari: quando opera?

11 Marzo 2021 | Autore:
Confisca dei beni per reati tributari: quando opera?

Gli illeciti fiscali consentono di vincolare le somme di denaro e i beni immobili per un valore corrispondente a quello dell’evasione realizzata.

Sei titolare di un’azienda o eserciti un’attività professionale e sei stato sottoposto ad un accertamento fiscale. L’imponibile evaso che emerge dalla ricostruzione della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate è ingente e, perciò, sei stato anche denunciato alla Procura della Repubblica. Un giorno apprendi che il tuo conto corrente, i tuoi depositi finanziari ed un immobile di tua proprietà sono stati sottoposti a sequestro per un valore equivalente a quello delle somme sottratte a tassazione. Questo sequestro è preordinato alla confisca, che verrà disposta nella sentenza di condanna per il reato che ti è stato attribuito; ma gli inquirenti hanno agito subito, per bloccare la disponibilità del denaro e dei beni.

Quando opera la confisca dei beni per i reati tributari? È possibile evitare la confisca definendo in modo favorevole il processo penale, ma c’è anche un altro modo per neutralizzarne gli effetti pregiudizievoli sul patrimonio, eliminando così i vincoli sui rapporti bancari o sugli immobili: infatti, come vedremo meglio tra poco, rateizzando il debito con l’Erario si paralizza l’efficacia della confisca già disposta.

Le soluzioni quindi esistono e consentono non solo di impedire l’applicazione della confisca se mancano i presupposti di legge per la sua adozione, ma anche di sospenderla temporaneamente in vista della sua caduta definitiva, in modo da rientrare in possesso dei beni appresi dall’autorità giudiziaria.

Confisca: cos’è e come funziona

La confisca è una misura di sicurezza patrimoniale di tipo ablativo, cioè finalizzata a togliere al condannato la disponibilità dei beni che sono serviti per la commissione del reato, come nel caso dell’arma utilizzata per una rapina, oppure delle cose che ne costituiscono il prezzo, il prodotto o il profitto.

La confisca è obbligatoria quando riguarda oggetti la cui fabbricazione, uso o detenzione è illecita e le cose che furono destinate a commettere il reato, come lo stupefacente oggetto di spaccio ed anche il veicolo utilizzato per trasportarlo; oppure può essere facoltativa, quando acquisisce il profitto, o la diversa utilità economica, derivante dal reato: ad esempio, il ricavato dalla vendita di oggetti rubati. In questo caso, la confisca non apprende direttamente il provento del furto, ma il suo valore corrispondente, in quanto esso costituisce un arricchimento illecito dell’autore del reato.

Possiamo dire che la confisca obbligatoria verte su cose intrinsecamente illecite, mentre la confisca facoltativa richiede un giudizio sulla pericolosità dell’autore del reato ove fosse lasciato libero di disporre di ciò che ha conseguito ed ottenuto con la sua attività illecita.

Il sequestro funzionale alla confisca

Per evitare pericoli di dispersione, il giudice può disporre il sequestro preventivo dei beni di cui è consentita la confisca. Nella fase delle indagini preliminari, se l’urgenza non permette di attendere il provvedimento del gip, provvede il pubblico ministero con decreto motivato (che dovrà essere convalidato dal giudice) e, prima ancora dell’intervento del pm, può provvedere d’iniziativa la polizia giudiziaria, trasmettendo il verbale alla Procura entro 48 ore per la richiesta di convalida da formulare al giudice.

Il sequestro non convalidato nei termini perde immediatamente efficacia e le cose dovranno essere restituite. Contro il provvedimento di convalida del sequestro preventivo è possibile ricorrere al tribunale del riesame per ottenerne l’annullamento.

Con la sentenza di proscioglimento le cose sottoposte a sequestro devono essere restituite tranne nel caso in cui esse non rientrino nelle ipotesi di confisca obbligatoria [2]; se invece viene pronunciata la sentenza di condanna, il sequestro diventa confisca e, in tal modo, la misura che sino a quel momento era cautelare e provvisoria si trasforma in un provvedimento definitivo, che potrà essere modificato solo in limitati casi dal giudice dell’esecuzione penale.

La confisca del denaro sul conto corrente

Il sequestro delle somme di denaro su un conto corrente, finalizzato alla loro confisca, viene disposto dall’autorità giudiziaria (nella fase delle indagini preliminari il gip su richiesta del pm) per acquisire il prezzo o il profitto del reato. Il denaro è un bene fungibile che si confonde con le disponibilità economiche dell’autore del reato, così l’importo viene acquisito non direttamente, bensì per il suo ammontare equivalente.

Franco, funzionario dell’Agenzia Entrate, è imputato di corruzione per aver ricevuto 10mila euro da un imprenditore. Il gip sequestra l’equivalente importo sul suo conto corrente; se Franco sarà condannato in via definitiva, il sequestro si tramuterà in confisca di quella somma di denaro, corrispondente al prezzo del reato.

Per alcuni reati, come il traffico di influenze illecite [3], non è consentito, come invece avviene per la corruzione, il sequestro per equivalente di somme giacenti sui conti correnti, ma solo quello degli importi direttamente risultati come prezzo o profitto del reato commesso: esse sono sicuramente illecite, a differenza di altre disponibilità economiche dell’autore del reato, che potrebbero avere provenienza perfettamente legale.

La confisca allargata e per sproporzione

La confisca allargata è prevista dalla legge [4] per i delitti considerati più gravi: sono i reati di terrorismo o di criminalità organizzata, come l’associazione a delinquere di stampo mafioso, quelli di criminalità economica, come l’usura e l’estorsione, o contro la Pubblica Amministrazione, come il peculato e la concussione. Tra queste categorie di delitti ritenuti particolarmente allarmanti rientrano anche gli illeciti tributari, come prevede una norma speciale di recente introduzione [5]. Per consentire l’applicazione di questa particolare forma di confisca non è però sufficiente qualsiasi evasione fiscale, ma è necessario superare le nuove soglie di punibilità penale stabilite per ciascun reato tributario che verrà contestato all’imputato.

Questa misura di prevenzione patrimoniale viene anche definita “confisca per sproporzione” in quanto colpisce i beni dei quali il condannato non può giustificare la legittima provenienza. In ciò, essa differisce dai tipi di confisca che abbiamo esaminato finora, nella forma di confisca diretta o per equivalente. L’onere probatorio si ribalta, perché non dovrà essere l’accusa a dimostrare l’origine illecita dei beni o dei proventi ma l’imputato a fornire elementi tali da far ritenere che la loro acquisizione nel suo patrimonio è avvenuta in modo legittimo, ad esempio con i guadagni derivati dall’attività esercitata.

Anche questo strumento può essere anticipato alla fase delle indagini preliminari, quando vi sono gravi indizi di colpevolezza, adottando il sequestro preventivo finalizzato alla confisca definitiva. Inoltre, la confisca per equivalente è consentita pure quando la titolarità dei beni è indiretta, cioè avviene per interposta persona (fisica o giuridica) diversa dall’autore del reato ma comunque ad egli riconducibile: così si vuole colpire il fenomeno dell’intestazione fittizia dei beni.

Confisca: quali beni possono essere appresi

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con una pronuncia di marzo 2021 resa nota con una “informazione provvisoria” in quanto non sono state ancora depositate le motivazioni, ha definito il perimetro della confisca allargata secondo un criterio di “ragionevolezza temporale” circa l’epoca in cui i beni da confiscare sono entrati nella disponibilità economica del condannato rispetto alla data di commissione del reato che consente la confisca: così è possibile adottare la misura anche per i beni acquisiti successivamente alla sentenza di condanna (che spesso arriva parecchi anni dopo la perpetrazione dell’illecito), ma con risorse finanziarie possedute prima.

Questa precisazione della Suprema Corte è importante soprattutto per i reati tributari, poiché per essi la confisca allargata è stata introdotta dal Decreto fiscale 2019 e si applica solo alle condotte illecite poste in essere dopo il 25 dicembre 2019: in questo modo, secondo l’interpretazione fornita dai giudici di piazza Cavour, essa può riguardare anche i beni che erano entrati nel patrimonio dell’autore del reato in un’epoca antecedente.

Antonio viene condannato per il reato di dichiarazione fraudolenta commessa nell’anno 2020; l’evasione accertata ammonta a un milione di euro. La confisca potrà riguardare anche la villa che egli aveva acquistato alcuni anni prima.

Quando la confisca cade per la rateazione del debito

Nei reati tributari, la legge [6] dispone che la confisca, sia diretta sia per equivalente, sui beni costituenti profitto o prezzo del reato, «non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all’Erario anche in presenza di sequestro». Un’importante conseguenza di questa previsione normativa è che la confisca cade – o più precisamente resta sospesa e non operativa – quando il contribuente ha rateizzato il suo debito ed è in regola con i pagamenti: lo ha affermato in una nuova sentenza la Corte di Cassazione [7], precisando che in tal caso la confisca, pur essendo stata regolarmente adottata, non è eseguibile poiché subordinata ad una condizione futura e incerta, che si avvererà solo in caso di mancato pagamento del debito.

Infatti, la confisca del profitto illecito derivante dai reati tributari commessi è posta a garanzia della pretesa fiscale e tale esigenza viene meno se il debito viene estinto, altrimenti la medesima norma di legge precisa che «nel caso di mancato versamento la confisca è sempre disposta».

Grazie alla rateizzazione delle cartelle di pagamento o degli avvisi di accertamento esecutivi emanati dall’Agenzia delle Entrate si realizza così una particolare ipotesi di confiscasospesa”, in quanto non attualmente operativa, ma la cui efficacia è eventuale e differita. Se i versamenti rateali saranno interrotti o non completati, il pubblico ministero, ricevuta la comunicazione di inadempimento dall’Agenzia Entrate Riscossione, potrà mettere in esecuzione la misura, in modo da apprendere in modo definitivo e irreversibile i beni del contribuente condannato. Leggi anche “Confisca per equivalente: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 240 Cod. pen.

[2] Art. 323 Cod. proc. pen.

[3] Art. 346 bis Cod. pen.

[4] Art. 240 bis Cod. pen.

[5] Art. 12 bis D.Lgs. n. 74/2000, aggiunto dal D.Lgs. n. 158/2015.

[6] Art. 12 bis, comma 2, D.Lgs. n.74/2000.

[7] Cass. sent. n. 9355 del 09.03.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube