Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento con figli: l’indennità aumenta?

18 Luglio 2021
Licenziamento con figli: l’indennità aumenta?

In caso di recesso datoriale illegittimo il lavoratore ha diritto ad un’indennità economica quantificata dal giudice.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per motivi disciplinari. Hai impugnato il recesso poiché lo consideri pretestuoso ed illegittimo. Ti chiedi quale tutela economica puoi ottenere in giudizio e se il tuo stato di famiglia può incidere sulla quantificazione dell’indennizzo.

La legge prevede una speciale tutela del lavoratore contro il licenziamento illegittimo. L’ammontare dell’indennità spettante al dipendente, tuttavia, non è fissa ma è variabile e deve essere quantificata dal giudice a seconda di una serie di criteri fissati dalla legge. Per questo chi impugna il licenziamento ed ha una famiglia con figli si chiede: l’indennità aumenta?

Allo stato attuale, il quadro delle tutele applicabili al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo è molto frastagliato ed occorre, dunque, verificare se avere dei figli può incidere sull’indennità in rapporto ad alcuni criteri relativi al rapporto di lavoro. Ma andiamo per ordine.

Licenziamento illegittimo: quali tutele?

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro può assumere la decisione di procedere al licenziamento di un dipendente solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo [1]. Se il motivo addotto non è realmente sussistente ed il licenziamento è, dunque, ingiustificato il recesso viene dichiarato dal giudice illegittimo e il datore di lavoro viene condannato a riconoscere al lavoratore illegittimamente licenziato una serie di tutele.

La tutela spettante al dipendente licenziato in modo illegittimo può essere, in generale, di due tipi:

  • tutela reintegratoria: il datore di lavoro deve reintegrare il dipendente nel posto di lavoro;
  • tutela indennitaria: il licenziamento è efficace ed il rapporto di lavoro si considera risolto ma il datore di lavoro deve erogare al dipendente una indennità risarcitoria.

Come vedremo, all’esito dei processi di riforma di questa materia, il quadro attuale delle tutele spettanti al dipendente licenziato ingiustamente è molto articolato e frammentato.

Licenziamento illegittimo: il quadro delle tutele

Il primo elemento che differenzia le tutele applicabili al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo è la data di assunzione.

Gli assunti prima del 7 marzo 2015, infatti, sono tutelati, in caso di recesso datoriale illegittimo, con le seguenti tutele.

Aziende con meno di quindici dipendenti

In caso di licenziamento illegittimo [2], al dipendente spetta un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. Nella quantificazione dell’indennità, il giudice deve tenere conto dei seguenti criteri:

  • numero dei dipendenti occupati;
  • dimensioni dell’impresa;
  • anzianità di servizio del prestatore di lavoro;
  • comportamento e condizioni delle parti.

Aziende con più di quindici dipendenti

In caso di licenziamento illegittimo [3] al dipendente spetta la reintegrazione nel posto di lavoro se il profilo di illegittimità è molto grave (manifesta insussistenza del fatto soggettivo o oggettivo posto alla base del recesso). In tutti gli altri casi di illegittimità del recesso, gli spetta un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Nella quantificazione dell’indennità, il giudice deve tenere conto dei seguenti criteri:

  • anzianità del lavoratore;
  • numero dei dipendenti occupati;
  • dimensioni dell’attività economica;
  • comportamento e condizioni delle parti.

Per quanto concerne gli assunti post 7 marzo 2015, nell’ambito del cosiddetto contratto a tutele crescenti [4], la legge prevede la seguente disciplina:

Aziende con meno di quindici dipendenti

In caso di licenziamento illegittimo, al dipendente spetta un’indennità di importo compreso tra un minimo di 3 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr da quantificarsi in 1 mensilità per ogni anno di servizio.

Aziende con più di quindici dipendenti

In caso di licenziamento illegittimo al dipendente spetta la reintegrazione nel posto di lavoro se il profilo di illegittimità è molto grave (manifesta insussistenza del fatto disciplinare posto alla base del recesso). In tutti gli altri casi di illegittimità del recesso, gli spetta un’indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di 6 e un massimo di 36 mensilità. La legge indicava, anche in questo caso, un importo automatico per ogni anno di anzianità di servizio. Tale meccanismo di liquidazione dell’indennizzo è stato, però, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale [5]. Ne consegue che il giudice, nel silenzio della norma, per quantificare l’indennizzo, dovrà applicare prioritariamente il criterio dell’anzianità aziendale ma anche gli altri criteri presenti nelle predette normative.

Licenziamento con figli: l’indennità aumenta?

Il fatto che il lavoratore licenziato in modo illegittimo abbia dei figli fiscalmente a carico può incidere sulla quantificazione dell’indennità spettante al dipendente. Per gli assunti prima del 7 marzo 2015, infatti, la legge prevede espressamente che uno dei criteri di determinazione dell’indennità da parte del giudice sia rappresentato dalle “condizioni delle parti” e, in questo criterio, rientra senza dubbio la propria situazione economica e famigliare.

Per quanto concerne gli assunti con contratto a tutele crescenti, anche se la norma non menziona il criterio delle condizioni delle parti, si deve comunque ritenere che il giudice, pur dando maggiore rilievo al criterio dell’anzianità di servizio, debba tenere conto anche delle condizioni delle parti poiché l’indennizzo deve rispondere ad una logica di personalizzazione del danno.

Occorre ricordare che è onere del lavoratore che vuole valorizzare la presenza dei figli ai fini di ottenere un quantum dell’indennità maggiore provare il proprio stato famigliare, depositando documentazione che comprova la presenza di figli fiscalmente a carico.


note

[1] Artt. 1 e 3 L. 604/1966.

[2] Art. 8 L. 604/1966.

[3] Art. 18 L. 300/1970.

[4] D. Lgs. 23/2015.

[5] C. Cost. 194/2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube