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Preavviso: come si calcola?

19 Luglio 2021
Preavviso: come si calcola?

Le parti di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato possono recedere dal contratto ma devono rispettare i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo.

Hai deciso di dimetterti dal tuo attuale posto di lavoro per cercare un nuovo impiego. Hai letto che non puoi rassegnare le dimissioni in tronco ma devi comunicare il recesso con un certo preavviso. Ti chiedi come si calcola il periodo di preavviso previsto dal Ccnl.

Nel nostro ordinamento, non sono ammessi vincoli contrattuali perpetui. Ne deriva che, anche nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, entrambe le parti possono recedere dal contratto. Tuttavia, il recesso non può essere comunicato con effetto immediato ma è necessario rispettare il preavviso: come si calcola?

Le modalità di calcolo del preavviso dipendono, essenzialmente, dalle previsioni del contratto collettivo di lavoro che può prevedere un preavviso in giornate di effettivo lavoro oppure un preavviso in giorni o mesi di calendario.

Contratto di lavoro: cos’è il recesso?

Il recesso dal contratto di lavoro è l’atto unilaterale recettizio con cui una delle parti comunica all’altra la propria volontà di terminare il rapporto contrattuale. Il recesso dal contratto di lavoro viene definito diversamente a seconda del soggetto che lo esercita:

  • le dimissioni sono il recesso esercitato dal dipendente;
  • il licenziamento è l’atto con cui il datore di lavoro pone fine al rapporto di lavoro.

La legge [1] prevede che le parti possono sempre recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato poiché, nel nostro sistema giuridico, non sono ammissibili dei vincoli contrattuali perpetui. Diversamente, se il contratto di lavoro è a tempo determinato, le parti non possono recedere dal rapporto ante tempus, ossia, prima dello spirare del termine apposto al contratto.

Contratto di lavoro: cos’è il preavviso?

La possibilità di recedere da un rapporto di lavoro deve, in ogni caso, tenere conto dei principi di buona fede e correttezza che devono sempre informare l’esecuzione del contratto di lavoro. In particolare, la legge esige che la parte recedente comunichi il recesso all’altra parte con un congruo preavviso la cui durata è stabilita dal contratto collettivo di lavoro. Il preavviso ha una funzione di garanzia della parte che subisce il recesso e che può contare su un congruo periodo di tempo prima che il rapporto di lavoro cessi di produrre i suoi effetti.

Contratto di lavoro: come si calcola il preavviso?

La durata del preavviso di recesso è prevista dal contratto collettivo che, nella maggior parte dei casi, prevede una durata differente sulla base dei seguenti elementi:

  • anzianità di servizio del dipendente;
  • categoria legale di inquadramento;
  • livello di inquadramento.

Alcuni Ccnl, inoltre, prevedono una durata differenziata del preavviso in caso di dimissioni o di licenziamento.

Per quanto concerne il calcolo del preavviso, occorre riferirsi alle norme del Ccnl. Talvolta, infatti, si prevede che il preavviso si calcola in giorni di calendario. In questo caso devono essere computati nel preavviso tutti i giorni del calendario intercorrenti tra la data di comunicazione del recesso e la data di efficacia dello stesso, indipendentemente dal fatto che si tratti di giorni di lavoro effettivo. Se, ad esempio, il Ccnl prevede un preavviso di licenziamento di 20 giorni di calendario e l’azienda ha comunicato il recesso al dipendente il 5 marzo 2021 il rapporto cesserà di produrre effetti il 25 marzo 2021, indipendentemente dalle giornate di effettivo lavoro cumulate nel predetto lasso temporale.

In altri casi, invece, il Ccnl indica il preavviso in giorni di effettivo lavoro. Ne consegue che dovranno computarsi nel preavviso solo i giorni lavorati e che, dunque, eventuali cause di sospensione del rapporto di lavoro (malattia, infortunio, gravidanza, ferie, etc.) avranno l’effetto di sospendere anche il preavviso che inizierà a decorrere di nuovo quando la causa di sospensione viene meno.

Contratto di lavoro: quando è escluso il preavviso?

Il preavviso di recesso non è dovuto nei seguenti casi:

  • durante il periodo di prova [2]: in questo lasso di tempo, le parti possono recedere dal rapporto di lavoro senza preavviso e senza obbligo di motivazione;
  • in caso di giusta causa [3] di licenziamento o di dimissioni: ciascuna delle parti del rapporto di lavoro può recedere in tronco se l’altra parte pone in essere un gravissimo inadempimento che non consente la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto.

Al di là di queste ipotesi, la parte che recede dal contratto di lavoro può decidere di non rispettare il preavviso ma, in tal caso, dovrà erogare all’altra parte l’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione del lavoratore durante il periodo di preavviso che non è stato rispettato.


note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2096 cod. civ.

[3] Art. 2119 cod. civ.


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