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Annullamento multa in autotutela

11 Marzo 2021
Annullamento multa in autotutela

In quali casi è possibile presentare un ricorso in autotutela contro la multa e come si scrive? 

Si può chiedere l’annullamento di una multa in autotutela? L’autotutela è uno strumento agevole, gratuito e privo di formalismi che trova applicazione nei rapporti tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Essa consente di rivolgersi allo stesso organo che ha emesso l’atto ritenuto illegittimo per chiederne la rimozione: si tratta insomma di un «annullamento d’ufficio». 

In materia di multe stradali, è noto che il ricorso al giudice di pace non è sempre conveniente, specie per piccoli importi: presuppone infatti il pagamento di una tassa (il cosiddetto contributo unificato) che raggiunge, non poche volte, un terzo della sanzione piena (non è mai inferiore a 43 euro). C’è poi da pagare l’avvocato o, per chi voglia difendersi da solo, è necessario presenziare alle udienze, con conseguente dispendio di tempo. 

Dall’altro lato, il ricorso al Prefetto è molto più rischioso: sebbene gratuito, esso non offre mai la garanzia di una decisione terza e imparziale; in più, in caso di rigetto, si viene condannati a pagare il doppio dell’importo originario.

Ecco che allora chiedere l’annullamento della multa in autotutela potrebbe risultare il giusto compromesso o, quantomeno, un tentativo preliminare da sperimentare nella speranza di non dover poi ricorrere agli altri strumenti. 

La questione di fondo è però se, per la nostra legge, è possibile l’autotutela per le multe. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

In cosa consiste il ricorso in autotutela?

Il ricorso in autotutela è una richiesta in carta semplice che il cittadino inoltra alla Pubblica Amministrazione autrice di un atto ritenuto illegittimo per chiederne l’annullamento. La PA procede all’annullamento per tutelare sé stessa da un errore evidente che, in caso di contenzioso, le potrebbe procurare una condanna alle spese. Ecco perché viene definita «autotutela»: con questa decisione l’ente tutela sé stesso da un’eventuale sconfitta giudiziaria. 

Il fondamento del ricorso in autotutela è contenuto nell’articolo 97 della Costituzione in base al quale la Pubblica Amministrazione deve sempre agire secondo imparzialità, garantendo il buon andamento. 

Per proporre il ricorso in autotutela non ci sono termini da rispettare: esso pertanto può essere esperito quando ormai sono già scaduti i termini ordinari per il ricorso al giudice. 

Inoltre, ai fini dell’autotutela, non è necessario osservare forme particolari. Non esiste neanche una formula standard, potendo il ricorso essere compilato in modo libero, purché da esso si comprendano chiaramente gli estremi dell’atto di cui si chiedono l’annullamento e le ragioni. 

L’istanza può essere presentata direttamente dal cittadino – senza necessità di un’assistenza legale da parte di un avvocato – ed indirizzata con una raccomandata a.r. o una posta elettronica certificata, strumenti questi che garantiscono la prova dell’invio e del ricevimento del ricorso.

Il ricorso in autotutela non attribuisce al cittadino il diritto ad ottenere necessariamente una risposta dall’ente in questione: come detto, infatti, esso è uno strumento a tutela dell’amministrazione.

Ultima questione ma non meno importante: il ricorso in autotutela non sospende i termini per fare ricorso al giudice. Il che significa che, se alla scadenza di tali termini, il cittadino non ha ottenuto una risposta o ha ricevuto un diniego, non potrà più ottenere tutela giudiziaria.

Contro l’eventuale diniego o silenzio della PA al ricorso in autotutela, il cittadino può proporre ricorso. 

È possibile l’autotutela per le multe stradali?

Sebbene l’autotutela sia uno strumento generalmente previsto contro tutti gli atti amministrativi, in materia di multe stradali si ritiene che esso sia soggetto ad alcuni limiti e restrizioni. A chiarire le possibilità di presentare ricorso in autotutela contro la multa è stato il ministero degli Interni, Direzione generale per l’amministrazione generale e per gli affari del personale, con la circolare n. 66 – prot. n. M/2413 del 17 luglio 1995. In essa, si legge che, una volta emessa la multa, questa esce dalla disponibilità materiale dell’organo accertatore (ossia la polizia o i carabinieri) il quale quindi non può più intervenire, non avendo il potere di annullare l’atto, neanche se ritenuto illegittimo.

Ciò nonostante, l’articolo 386 del regolamento di attuazione del Codice della strada prevede la possibilità di un ricorso in autotutela per le multe in caso di evidenti e gravi violazioni quali:

  • notifica della multa eseguita a soggetto estraneo alla violazione: si pensi al caso di una persona che riceva una contravvenzione per una violazione del Codice della strada che non ha mai posto in essere;
  • errore di trascrizione del numero di targa: anche qui potrebbe avvenire che una persona riceva una multa riferita ad un’auto non di sua proprietà;
  • errore nella lettura delle risultanze dei pubblici registri; 
  • o per altra causa (evidentemente di rilevante entità).

L’ultima previsione dell’elenco («altra causa») consente di ritenere che tale elenco non sia esaustivo (ossia chiuso), ma è aperto ed esteso anche ad ipotesi non espressamente previste, purché si tratti comunque di errori gravi ed evidenti da parte dell’amministrazione.

Si pensi ai seguenti casi:

  • multa notificata dopo 90 giorni dall’accertamento dell’illecito;
  • multa già pagata;
  • multa per auto che è stata rubata in precedenza;
  • doppio verbale per la medesima violazione del codice della strada;
  • errore materiale nella determinazione dell’importo da pagare per la contravvenzione;
  • notifica della multa al vecchio proprietario a seguito di regolare passaggio di proprietà;
  • violazioni rilevate da sistemi elettronici di accertamento remoto per Ztl e corsie riservate al Tpl nei confronti di veicoli autorizzati.

Si può anche chiedere l’annullamento della multa in autotutela anche nei confronti del preavviso di violazione lasciato sul parabrezza della vettura in caso di divieto di sosta, prima ancora che arrivi la multa vera e propria a casa dell’automobilista. 

Ad ampliare il novero delle possibilità in cui è ammesso il ricorso in autotutela è anche stata la successiva legge n. 15/2015, che ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina “generale” dell’annullamento d’ufficio previsto per i provvedimenti illegittimi dall’articolo 21-nonies legge n. 241/1990. 

Alla luce di quanto sopra, dobbiamo ritenere che sia certamente possibile il ricorso in autotutela contro la multa a patto però che la richiesta non comporti valutazioni discrezionali o l’interpretazione di norme da parte dell’organo accertatore. L’errore in cui è incauta l’amministrazione deve essere insomma di tutta evidenza.

Come presentare il ricorso in autotutela contro la multa

Il ricorso in autotutela va presentato allo stesso organo che ha emesso la multa: la polizia stradale, la polizia municipale, i carabinieri, ecc.

Il richiamato articolo 386 del regolamento di attuazione al Codice della strada stabilisce solo che il ricorso in autotutela debba essere presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale. Si tratta certamente di una particolarità che non trova alcun corrispondente in tutti gli altri ricorsi in autotutela, i quali – come anticipato – possono essere presentati in qualsiasi momento, anche dopo la scadenza dei termini per il ricorso al giudice. Questo fa ritenere che, se anche il ricorso viene presentato dopo la scadenza del termine, l’amministrazione deve comunque tenerne conto, pur non essendo obbligata a rispondere.  

A questo punto, una volta ricevuto il ricorso, l’ufficio o il comando procedente, eseguiti, gli opportuni accertamenti, trasmette gli atti al prefetto per l’archiviazione, ovvero se possibile procede alla eventuale notifica nei confronti dell’effettivo responsabile entro i termini previsti.

Il ricorso in autotutela contro la multa può essere presentato in carta semplice e spedito con raccomandata a.r.. In alternativa, può essere consegnato a mani allo stesso ufficio accertatore, avendo cura di farsi rilasciare una ricevuta per consegna. In ultimo, è sempre possibile presentare il ricorso tramite posta elettronica certificata (Pec).

Al ricorso bisogna allegare:

  • copia del verbale ritenuto illegittimo e della busta con cui lo si è ricevuto per dimostrare la data di spedizione;
  • documento d’identità del ricorrente.

Come anticipato sopra, l’organo accertatore non è obbligato a rispondere e contro l’eventuale silenzio o diniego non è possibile fare ricorso. Tenuto peraltro conto che il ricorso in autotutela non sospende i termini per rivolgersi al giudice o al Prefetto è bene fare molta attenzione all’imminente scadenza degli stessi: se infatti non dovesse essere sopraggiunto l’annullamento dell’atto, sarà bene valutare anche altre strade (appunto il ricorso al giudice di pace o al Prefetto). 

A differenza del ricorso al Prefetto, in caso di rigetto del ricorso in autotutela l’importo della multa non varia.



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