Diritto e Fisco | Articoli

Dire lesbica è un’ingiuria?

19 Luglio 2021 | Autore:
Dire lesbica è un’ingiuria?

Può scattare l’illecito civile o il reato di diffamazione se si dà dell’omosessuale ad una persona? Cosa si rischia?

Qualcuno diceva tempo fa: «Non m’importa che mi dicano certe parole, quello che mi infastidisce è il tono che usano per dirmele». Si possono riassumere in questa considerazione le conseguenze che può avere il fatto di dire a qualcuno che è omosessuale. Soprattutto se lo è davvero: i toni dispregiativi possono fare la differenza. Perché, per il resto, non c’è alcuna offesa. Quindi, ad esempio, dire lesbica è un’ingiuria? Dipende da come lo si dice.

Questo è l’avviso della Cassazione, che si è pronunciata così su questa delicata questione, correggendo una precedente sentenza in senso opposto. Delicata perché c’è ancora chi utilizza certi termini a scopo di un insulto omofobo, segno che molto deve cambiare ancora nella nostra società su questo fronte. Nel caso in cui fosse ritenuta un’ingiuria, dire lesbica non sarebbe più reato, poiché l’ingiuria è stata depenalizzata e «declassata» alla categoria di illecito civile. Se, invece, si pensa sia diffamazione, la Suprema Corte ha già messo le mani avanti: questo gesto, per quanto moralmente possa essere discutibile, non è più considerato lesivo dell’onore di una persona. Non, almeno, se si usano certi termini. Vediamo come stanno le cose.

Dire lesbica: quando si lede la reputazione

Secondo la Cassazione [1], dire a qualcuno che è omosessuale (quindi dire lesbica o gay) non è un’espressione in grado di ledere l’onore e la reputazione di una persona, anche se questa è eterosessuale, poiché si deve tenere conto «della percezione della circostanza da parte della collettività, quale che sia la concezione dell’interesse tutelato che si ritenga di accogliere». In altre parole, la Suprema Corte sostiene che oggigiorno attribuire a una donna la qualifica di lesbica, che ha a che fare solo con le sue preferenze sessuali, non abbia «un carattere lesivo» della sua reputazione.

Non solo: ad avviso degli Ermellini, la parola omosessuale assume un carattere neutro anche se rivolta ad una persona eterosessuale. Insomma, non deve essere più considerata una locuzione con carattere lesivo o un insulto a causa del suo stesso significato.

In questo modo, la Cassazione corregge il tiro rispetto a quanto la stessa Corte aveva deciso nel 2010 [2], quando condannò per ingiuria un ragazzo che aveva chiamato gay un altro.

Ora, invece, i giudici supremi ritengono che non sussistano i presupposti dell’ingiuria o del reato di diffamazione nemmeno se il termine lesbica «viene valutato nel contesto in cui è stato concretamente dispiegato, evocativo dell’intento denigratorio dell’imputato»

Discorso diverso se, con l’intento di offendere, si fa uso di altre parole ritenute omofobe o, comunque, offensive. Non sarebbe lo stesso, infatti, dire «lesbica» oppure – com’è capitato a qualche donna di sentirsi dire – «uomo mancato, lesbica di m…, invertita, frocia».

L’illecito dell’ingiuria

Come detto, l’ingiuria non è più formalmente un reato ma un illecito civile. Non cambia, però, la sostanza: l’ingiuria scatta nel momento in cui «chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente, ovvero mediante comunicazione telegrafica, telefonica, informatica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa». Significa che l’illecito si configura quando l’offesa viene rivolta direttamente alla persona, anche via e-mail, sms, WhatsApp, ecc.

Non si rischia più la pena della reclusione.

Le sanzioni previste in caso di azione civile sono:

  • il risarcimento in favore della vittima, a seconda del danno procurato e valutato dal giudice; in mancanza di elementi certi che consentano una corretta valutazione, ci sarà una liquidazione del danno in via equitativa, vale a dire sulla base di quello che il giudice riterrà giusto;
  • la sanzione da 100 a 8.000 euro, da pagare in favore dello Stato all’esito della sentenza civile di condanna.

Il reato di diffamazione

Se, invece, l’offesa viene fatta in assenza della vittima (ad esempio, davanti ai colleghi o tra amici), scatta il reato di diffamazione. In questo caso, dunque, interviene il Codice penale [3], secondo cui il delitto scatta nel momento in cui «chiunque, comunicando con altre persone, offende l’altrui reputazione». La pena prevista è la reclusione fino a un anno o la multa fino a 1.032 euro. La pena viene raddoppiata nel caso in cui l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato.

Ai fini della configurazione del reato, sono necessarie:

  • l’offesa dell’altrui reputazione;
  • l’impossibilità, per il soggetto passivo, di percepire fisicamente l’offesa;
  • la presenza di almeno due persone.

Ingiuria e diffamazione nel dire lesbica

Come abbiamo appena visto, in entrambi i casi, cioè per l’ingiuria e per la diffamazione, vengono tutelati l’onore e la reputazione della persona, da intendersi – sostiene la Cassazione – come «il senso di dignità personale in conformità all’opinione del gruppo sociale».

L’interpretazione dei giudici supremi è che debba essere trovato un punto di contatto nella distinzione della lesione della reputazione da quella dell’identità personale, che «corrisponde al diritto dell’individuo alla rappresentazione della propria personalità agli altri senza alterazioni e travisamenti. Interesse che può essere violato anche attraverso rappresentazioni offensive dell’onore, ma che, al di fuori di tale ultimo caso, non ha autonoma rilevanza penale, integrando la sua lesione esclusivamente un illecito civile».

In questo contesto, la Cassazione ritiene come sia «da escludere che il termine omosessuale (quindi anche la parola lesbica, ndr) abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto». Precisando, tuttavia – come già detto – che l’illecito può scattare nel caso in cui vengano usati «altri appellativi che veicolano il medesimo concetto con chiaro intento denigratorio secondo i canoni del linguaggio corrente». È il senso di quello che si diceva all’inizio: «Non m’importa che mi dicano certe parole, quello che mi infastidisce è il tono che usano per dirmele».


note

[1] Cass. sent. n. 50659/2016.

[2] Cass. sent. n. 10248/2010.

[3] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. MI sembra ridicolo che nel 2021 ci sia ancora gente con la mente chiusa che arriva ad usare certe parole come offese e a negare dei diritti soltanto perché alcune persone preferiscono avere accanto un uomo o una donna dello stesso sesso. Ognuno è libero di intrattenere una relazione, una frequentazione, un’amicizia con gli gli oare

  2. Non è tanto quello che dicono, ma come lo dicono. IL tono, l’atteggiamento, l’espressione del viso… Una serie di fattori che uniti finiscono per ferire profondamente una persona. Già un ragazzo prima di accettarsi e, forse, dichiararsi ci mette un po’ di tempo e sentirsi accusare di essere gay, lesbica non fa altro che far cadere quella stessa persona in un vortice di paure, insicurezze, confusione. C’è chi cade in depressione e si toglie la vita

  3. Il confine tra ingiuria e diffamazione a volte è molto sottile, ed entrambi possono infliggere un duro colpo nella vittima. Magari, in una sua fase di fragilità o perché effettivamente si esagera e si sfocia nell’illegalità. In ogni caso, si devono misurare le parole e questo articolo lo spiega

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube