Diritto e Fisco | Articoli

Insultare polizia su Facebook: cosa si rischia?

15 Marzo 2021 | Autore:
Insultare polizia su Facebook: cosa si rischia?

Vilipendio delle forze armate, diffamazione aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale: quale reato commette chi offende la polizia sul web?

C’è un limite a tutto, anche alla libertà di parola. Può sembrare strano, ma anche uno dei diritti fondamentali di ogni democrazia è soggetto a precisi limiti, superati i quali si rischia perfino la reclusione. È ciò che accade, ad esempio, con i reati di diffamazione e di istigazione a delinquere. Oggigiorno, poi, lo sdoganamento di massa dei social network consente a tutti di potersi esprimere davanti a una platea potenzialmente infinita di persone, con tutte le conseguenze (negative e positive) che ne derivano. Purtroppo, sono in tanti a dare sfogo alla propria rabbia (spesso, ingiustificata) e a inveire contro altri individui. Ciò accade anche contro le forze armate e le autorità. Cosa rischia chi insulta la polizia su Facebook?

Non tutti sanno che rivolgere espressioni ingiuriose o irriguardose nei confronti delle forze dell’ordine costituisce un reato specifico che prende il nome di vilipendio. In pratica, chi se la prende con polizia, carabinieri e, in generale, con le forze armate, rischia di incorre in questo specifico reato. Altra cosa, invece, è se su Facebook o su altri social si rivolgono espressioni oltraggiose nei confronti di un singolo componente delle forze dell’ordine: in un caso del genere, scatta invece il reato di diffamazione. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa si rischia a insultare la polizia su Facebook.

Reato di vilipendio: cos’è?

Secondo il Codice penale [1], chi pubblicamente offende la Repubblica, le Camere che compongono il Parlamento, il Governo, la Corte costituzionale o la magistratura, commette il reato di vilipendio, punito con la multa da mille a cinquemila euro. La stessa pena si applica anche a chi pubblicamente vilipende le Forze armate dello Stato.

Tre sono gli elementi che caratterizzano il reato di vilipendio:

  • la condotta, che deve consistere appunto nel “vilipendere”;
  • la pubblicità dell’offesa;
  • la vittima del vilipendio.

Vilipendio: cosa significa?

Per vilipendio si intende la condotta di chi insulta o disprezza in maniera offensiva qualcuno o qualcosa. Il vilipendio consiste dunque in una denigrazione, che può esprimersi tanto con parole quanto con scritti o atti.

Secondo la Corte di Cassazione [2], il reato di vilipendio consiste nel disprezzare, tenere a vile, ricusare qualsiasi valore etico, sociale o politico alle istituzioni pubbliche, considerate nella loro entità astratta ovvero concreta, ossia nella loro essenza ideale oppure quali enti concretamente operanti.

La pubblicità nel reato di vilipendio

Affinché il reato di vilipendio si configuri occorre che l’offesa avvenga pubblicamente, cioè in modo tale che più persone possano percepire le manifestazioni di disprezzo.

Pertanto, risponde di vilipendio chi, in pubblica via, esterna commenti irriguardosi nei confronti delle istituzioni in modo che anche gli altri odano.

Ugualmente, commette il reato di vilipendio chi si avvale di mezzi di pubblicità per offendere dette istituzioni: si pensi alle pubblicazioni sui giornali, sui social e in generale in Internet.

La vittima del vilipendio

Perché scatti il reato di vilipendio occorre che le offese siano rivolte pubblicamente a determinati soggetti indicati dalla legge, e cioè:

  • alla Repubblica;
  • al Parlamento (o a una delle Camere di cui è composto);
  • al Governo;
  • alla Corte costituzionale;
  • alla magistratura;
  • alle forze armate dello Stato.

Dunque, non è reato di vilipendio offendere un poliziotto, un giudice o un ministro; affinché si integri questo delitto occorre che sia messa in discussione l’intera istituzione, cioè la carica o l’organo che detiene il potere.

E così, risponderà di vilipendio colui che pubblica su Facebook commenti irriguardosi nei riguardi dell’intera magistratura italiana (ad esempio, sostenendo che tutti i giudici sono corrotti), mentre risponderà di diffamazione aggravata se l’offesa è rivolta solamente a uno o a più giudici determinati.

Insultare polizia sui social: cosa si rischia?

È chiaro ora che chi insulta la polizia su Facebook o sugli altri social incorre nel reato di vilipendio, con il rischio di essere condannato a una multa che va da mille a cinquemila euro.

La polizia, infatti, così come tutte le altre forze dell’ordine, rientra tra le forze armate dello Stato che, secondo il Codice penale, possono essere vittima di vilipendio.

Insultare poliziotti su Facebook: quando è diffamazione?

Chi, su un social o su internet, insulta un poliziotto ben individuato o individuabile commette il reato di diffamazione, per di più aggravata dall’utilizzo di un mezzo di pubblicità. Il rischio è di incorrere nella sanzione della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro [3].

La differenza tra diffamazione e vilipendio sta nel fatto che, mentre il primo reato punisce la condotta ingiuriosa mossa nei riguardi della reputazione del singolo soggetto, il secondo sanziona l’oltraggio all’intera istituzione, cioè al Corpo delle forze armate dello Stato.

Insultare polizia: quando è oltraggio a pubblico ufficiale

Diversa ancora è la condotta di chi insulta la polizia mentre sta compiendo il proprio dovere; in un caso del genere, il rischio è di integrare il reato di oltraggio a pubblico ufficiale [4].

Per la precisione, la legge punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni.

La differenza rispetto al vilipendio e alla diffamazione è che l’offesa deve avvenire nello stesso momento in cui il pubblico ufficiale sta compiendo un atto tipico del proprio mestiere.

Di conseguenza, colui che, in luogo pubblico e in presenza di altre persone, insulta il poliziotto che sta effettuando un’ispezione o una perquisizione, commette il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.


note

[1] Art. 290 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 35988 del 13.08.2019.

[3] Art. 595 cod. pen.

[4] Art. 341-bis cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube