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Le spese della scuola privata non sono straordinarie

26 febbraio 2014


Le spese della scuola privata non sono straordinarie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2014



Mi sono separato e il provvedimento del tribunale prevedeva un assegno di mantenimento che io sapevo essere già comprensivo delle spese scolastiche della scuola privata (già in essere e non subentrata successivamente) che mio figlio frequentava.

Adesso in sede di divorzio la mia ex sostiene che la giurisprudenza è cambiata e che la scuola privata è una spesa straordinaria e come tale devo riconoscerla in aggiunta al mantenimento nella misura del 50% e addirittura sostiene che io devo anche gli arretrati. È vero?

In generale, le spese ordinarie sono quelle “prevedibili” e rientrano nell’importo dell’assegno di mantenimento: esse sono, per esempio, le spese relative agli acquisti scolastici (come libri di testo, materiale di cancelleria, quote di iscrizione a gite scolastiche), abbigliamento per fare sport, ecc..

Le spese straordinarie, invece, sono quelle connotate dal requisito della “imprevedibilità’” che non ne consente l’inserimento nell’assegno mensile, il quale copre le normali esigenze di vita quotidiana, ma non gli esborsi  dettati da esigenze specifiche.

Tra le spese straordinarie sono compresi i costi per far conseguire la patente di guida al figlio, le spese per un soggiorno in uno Stato estero, per frequentare corsi di lingua inglese, l’acquisto di un motorino o di un computer, di un apparecchio ortodontico ecc.

Bisogna, in ultimo, ricordare che la spesa straordinaria, affinché possa essere rimborsata, deve essere concordata da entrambi i genitori; dunque, deve essere una spesa programmabile perché non è una spesa sanitaria urgente.

Fatta questa breve premessa vengo al punto. Nel caso di specie, le spese per la frequentazione della scuola privata del figlio erano state già inserite nell’assegno di mantenimento. In prossimità del divorzio la moglie chiede che il marito partecipi nella misura del 50% al pagamento della retta della scuola privata e che le rimborsi tutti gli arretrati delle quote non versate con riferimento alle rette scolastiche.

Secondo un recente sentenza della Corte di Cassazione [1], se la decisione di iscrivere un figlio ad una scuola privata è stata presa solo da un coniuge (quindi nel caso di specie solo dalla moglie)  senza il parere dell’altro genitore, l’altro coniuge non è tenuto a contribuire alla spesa per la retta. La ragione di ciò sta nel fatto che con la separazione dei coniugi i figli vengono affidati ad entrambi i genitori con il cosiddetto “affido condiviso“: quindi l’indirizzo scolastico deve essere deciso di comune accordo da entrambi i genitori.

Pertanto, se il marito non è mai stato d’accordo ad iscrivere suo figlio ad una scuola privata, potendo tranquillamente iscriverlo ad una scuola pubblica, deve provarlo in sede di divorzio dimostrando che la scelta l’ha fatta la moglie senza tenere conto del diniego dell’ex. Se così fosse il marito non sarebbe tenuto a versare la metà del costo per pagare l’iscrizione di suo figlio alla scuola privata.

Fondamentale in tal senso è il verbale redatto in sede di separazione; dalla lettura dello stesso si possono trarre utili elementi a sua difesa.

Si ricorda che solo se l’iscrizione è particolarmente costosa rispetto al reddito dei genitori trattandosi di spesa di carattere straordinario, deve essere presa da entrambi i genitori [2].

Una recente sentenza del Tribunale di Milano [3] ha stabilito che nell’assegno di mantenimento per i figli è compresa anche la retta e la mensa della scuola privata. Quindi, il coniuge beneficiario del mantenimento non può chiedere all’ex il pagamento di spese già comprese nell’assegno di mantenimento.

note

[1] Cass. sent. n. 10174 del 20.06.2012.

[2] Trib. Torino sent. n. 655 del 4.02.2004.

[3] Trib. Milano, sent. del 27.11.2013.

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