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Lavoro: che fine farà il blocco dei licenziamenti

11 Marzo 2021
Lavoro: che fine farà il blocco dei licenziamenti

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, stamattina, in audizione al Senato, ha tracciato la strada.

«Evitiamo di trattare situazioni diverse con strumenti uguali». Lo ha detto oggi il ministro del Lavoro Andrea Orlando, davanti alla commissione del Senato che interessa il suo dicastero. Frase che vale, in parte, anche per la proroga del blocco dei licenziamenti.

Il ministro ha annunciato che si va nella direzione di un’estensione della misura, ma con modulazioni diverse, a seconda del tipo di azienda.

«Per i lavoratori che dispongono di strumenti ordinari, come la cassa integrazione ordinaria, la proroga del blocco dei licenziamenti sarà legata a un termine definitivo, che sarà, probabilmente, il 30 giugno – ha spiegato Orlando -. Per le imprese che, invece, non sono coperte da strumenti ordinari, come quelle più piccole che ricevono la cassa in deroga, l’estensione del blocco dei licenziamenti sarà collegata alla riforma degli ammortizzatori sociali e quindi saranno protette più a lungo».

Dunque, si profila un blocco dei licenziamenti con tempistiche differenziate, a seconda dei fruitori. L’audizione è servita al ministro per tracciare la strada che il suo dicastero seguirà nei prossimi mesi, in base alle priorità.

Orlando ha posto l’accento, in particolare, su donne e giovani, i più colpiti dalla crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria. «Il rischio – ha detto – è quello di perdere una generazione e dobbiamo assolutamente evitarlo. La fascia d’età compresa tra i 14 e i 34 anni, pur rappresentando appena un quarto dell’occupazione nel settore privato non agricolo, ha contribuito per più della metà alla perdita di posti di lavoro».

L’Italia è l’ultimo Stato europeo per numero di donne occupate. Un divario che il neoministro del Lavoro e delle Politiche sociali vuole colmare. Per farlo, pensa a strumenti diretti (i fondi del Next Generation Eu, che arriveranno in estate dall’Europa) e indiretti (sgravi e contributi).

Fare a meno di certe misure pensate per venire in aiuto alla popolazione, in questo momento, non è possibile. «Nel 2020, i beneficiari del reddito di cittadinanza sono aumentati, arrivando a una platea di 1,5 milioni di nuclei familiari, cui si sommano le trecentomila famiglie destinarie del reddito di emergenza – ha osservato il ministro -. Sono provvedimenti che hanno impedito crisi sociali e arginato il grande impatto della pandemia, ma che adesso dobbiamo conservare e riadattare».

Per il ministro è anche essenziale risolvere alcuni dei dossier più imponenti e urgenti, come Ilva e Alitalia. Tra gli obiettivi, anche quello di proseguire nel contrasto alle mafie e al caporalato, che agiscono come un «freno all’occupazione».

Orlando ha fatto riferimento anche alla campagna di vaccinazione contro il Coronavirus, che va portata avanti anche nei luoghi di lavoro, in modo da accelerare le somministrazioni.

L’ha definita «una sfida da affrontare con urgenza, per la quale abbiamo raggiunto un’intesa con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, potendo contare anche sui medici aziendali nella somministrazione dei vaccini. C’è già un gruppo tecnico che sta lavorando per la predisposizione dei protocolli».

Un piano di vaccinazione sui luoghi di lavoro è stato già stilato in Lombardia (per approfondire leggi qui: Covid: dove ci si può vaccinare in azienda). Anche altre regioni si stanno dando da fare in questo senso, per fare in modo che industrie e aziende possano diventare punti di vaccinazione, contribuendo ad alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie.



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