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Accertamento fiscale: notifica nulla al portiere se l’ufficiale non attesta l’assenza del destinatario

26 febbraio 2014


Accertamento fiscale: notifica nulla al portiere se l’ufficiale non attesta l’assenza del destinatario

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2014



La notifica, effettuata a mano dal portiere dello stabile senza alcuna menzione nella relata di notifica, dell’inutile tentativo di consegna a mani del destinatario, poiché assente, o delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, è da considerarsi nulla.

Se nella relata di notifica redatta dall’ufficiale giudiziario manca l’attestazione dell’assenza del destinatario (o di altri familiari con lui conviventi), la notifica dell’accertamento fiscale non può essere effettuata nelle mani del portiere dello stabile.

Lo ha detto la Cassazione in una sentenza depositata stamattina [1].

L’orientamento è ormai solido in giurisprudenza. In pratica, chi effettua la notifica dell’atto deve prima tentare la consegna nelle mani dell’effettivo destinatario o, in sua assenza, di familiari conviventi nello stesso appartamento (la legge dice: “persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace”). Qualora anche ciò non sia possibile, l’ufficiale giudiziario può tentare di consegnare il plico al portiere dello stabile, ma ad una sola condizione: che nell’attestazione che egli redige in calce all’atto stesso (cosiddetta “relata di notifica”) faccia menzione dell’assenza del destinatario e, in sua vece, di altre persone abilitate a ricevere la notifica. Se manca questa “piccola postilla”, la notifica fatta al portiere si considera come mai avvenuta e, pertanto, è inesistente.

Ora si comprenderanno meglio le parole della Suprema Corte che dice: in caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto; e il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, comunque attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei familiari conviventi.

Ovviamente, in presenza di una notifica così viziata, il destinatario che intenda impugnare l’atto commetterà un grave errore. Infatti, l’orientamento della giurisprudenza è di ritenere sanabile il difetto di notifica se il destinatario dà comunque prova di avere preso notizia, in qualsiasi altro modo, del plico. E non vi è dubbio che proporre ricorso contro un atto, assumendo che lo stesso non sia stato correttamente notificato, è una inequivoca ammissione di aver comunque ricevuto l’atto stesso. In altre parole, per usare un vocabolario di popolo, “ci si tira la zappa sui piedi”.

Allora, in tali situazioni, l’unica cosa da fare è attendere la successiva mossa dell’amministrazione finanziaria – per esempio un pignoramento o un’iscrizione di ipoteca – e ricorrere contro quest’ultima, eccependo che l’atto presupposto (nel nostro caso, l’originario avviso di accertamento) non è stato mai ricevuto. A quel punto, l’amministrazione depositerà in giudizio l’attestazione dell’ufficiale giudiziario da cui risulterà la relata di notifica incompleta e, pertanto, il contribuente otterrà “ragione” dal giudice.

note

[1] Cass. sent. n. 4627/14 del 26.02.14.

Autore immagine: 123rf.com

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