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Mancato preavviso: cosa comporta?

20 Luglio 2021
Mancato preavviso: cosa comporta?

La parte che recede dal rapporto di lavoro deve rispettare i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nella comunicazione, il datore di lavoro ti informa che il recesso ha effetto immediato. Ti chiedi cosa comporta il mancato rispetto del periodo di preavviso previsto dal Ccnl.

Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, le parti possono recedere in ogni momento ma devono rispettare il preavviso contrattuale. Ma cosa succede in caso di mancato preavviso? Cosa comporta? La parte che recede dal rapporto senza rispettare i termini di preavviso sarà chiamata ad erogare all’altra parte una indennità sostitutiva da calcolarsi sulla base della retribuzione del lavoratore.

Cos’è il preavviso?

Il contratto di lavoro può essere stipulato dalle parti a tempo determinato o a tempo indeterminato. Nel primo caso, il contratto prevede sin dall’inizio la data di scadenza finale e le parti, salvo il caso di un gravissimo inadempimento della controparte, non possono recedere dal rapporto prima dello spirare del termine pattuito.

Nel contratto a tempo indeterminato, invece, non essendo previsto ab initio un termine finale, le parti possono recedere dal rapporto nel rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro [1].

L’esercizio del recesso, infatti, può arrecare un danno alla controparte ed il preavviso serve proprio a consentire alle parti di organizzarsi in vista della cessazione del rapporto di lavoro.

Quanto dura il preavviso?

Il preavviso che la parte recedente deve dare all’altra parte non è fisso e rigido ma dipende dalle previsioni del Ccnl. I contratti collettivi, in particolare, possono prevedere una durata variabile del preavviso sulla base dell’anzianità aziendale del lavoratore e del suo livello di inquadramento.

Inoltre, il Ccnl può anche stabilire che il preavviso inizi a decorrere non dalla data della comunicazione di recesso ma da un giorno fisso del mese (di solito il giorno 1 o il giorno 16 del mese).

Se il Ccnl prevede un preavviso di licenziamento di 2 mesi, il datore di lavoro deve comunicare il recesso il 15 maggio se vuole che il rapporto cessi il 15 luglio.

Come si calcola il preavviso?

Il preavviso si calcola sulla base delle indicazioni delle disposizioni del Ccnl. A volte, il contratto prevede che i giorni di preavviso siano di calendario; in altri casi, invece, si tratta di giorni di effettivo lavoro.

In ogni caso, per espressa previsione di legge [2], la malattia, l’infortunio, la gravidanza ed il puerperio sospendono il preavviso che, dunque, inizierà nuovamente a decorrere alla fine dei predetti eventi che determinano la sospensione del rapporto di lavoro.

Mancato preavviso: quali conseguenze?

Se la parte recede dal rapporto di lavoro senza rispettare i termini di preavviso previsti dal Ccnl sarà tenuta ad erogare all’altra parte l’indennità sostitutiva del preavviso che equivale all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

Se il preavviso di licenziamento è di due mesi e il datore di lavoro licenzia il dipendente con effetto immediato dovrà erogargli, in aggiunta alle spettanze di fine rapporto, anche un’indennità di mancato preavviso pari a 2 mensilità di retribuzione.

Per quanto concerne la base di calcolo dell’indennità di mancato preavviso, la legge [3] prevede che debbano computarsi le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere continuativo, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese. In particolare, se il prestatore di lavoro è retribuito in tutto o in parte con provvigioni, con premi di produzione o con partecipazioni, l’indennità sostitutiva del preavviso è determinata sulla media degli emolumenti degli ultimi tre anni di servizio o del minor tempo di servizio prestato.

Tornando al nostro esempio, se al dipendente spettano 2 mesi di preavviso, l’indennità di mancato preavviso sarà pari a 2 mensilità di retribuzione cui si aggiunge la media dei bonus negli ultimi 3 anni.

Se, ad esempio, il lavoratore, nei tre anni precedenti al licenziamento, ha percepito un totale di 6.000 euro di bonus occorrerà dividere tale importo per 3 anni ed ottenere così la media annua pari a 2.000. Tale importo dovrà essere diviso per 12 e si otterrà l’incidenza mensile del bonus pari a 166,7 euro che andranno aggiunti al valore della mensilità di retribuzione.

Mancato preavviso: come si paga?

L’indennità di mancato preavviso deve essere erogata in busta paga dal datore di lavoro al lavoratore, in caso di licenziamento.

Se, invece, è il lavoratore a dimettersi senza rispettare i termini di preavviso, il datore di lavoro procederà a trattenere dalle spettanze di fine rapporto il relativo importo. Se non c’è capienza, poiché il mancato preavviso è superiore ai crediti del lavoratore, quest’ultimo dovrà provvedere a versare all’azienda l’importo residuo.


note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2110 cod. civ.

[3] Art. 2121 cod. civ.


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