Diritto e Fisco | Articoli

Come rinunciare ai beni dei genitori?

20 Luglio 2021 | Autore:
Come rinunciare ai beni dei genitori?

La dichiarazione del figlio rilasciata al notaio o al cancelliere del tribunale competente per la rinuncia ai beni dei genitori.

Quando i genitori muoiono e si apre la successione, il figlio, quale erede, ha facoltà di decidere se accettare o meno l’eredità. Nel nostro ordinamento giuridico, infatti, è prevista la possibilità di rinunciare al patrimonio lasciato dal defunto [1]. Ma in sostanza come rinunciare ai beni dei genitori? Bisogna rilasciare una specifica dichiarazione al notaio o al cancelliere del tribunale competente entro un determinato periodo di tempo.

Varie sono le ragioni che sottendono alla decisione di rinunciare ai beni dei genitori, potendosi trattare di motivi di natura morale, familiare o economica. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la rinuncia viene effettuata quando l’eredità è gravata da debiti per evitare che il figlio debba risponderne con il proprio patrimonio. In quest’ipotesi, se i debiti sono superiori ai crediti, con la rinuncia all’eredità il figlio fa cessare gli effetti che si verificano nei suoi confronti a seguito dell’apertura della successione. Pertanto, rimane completamente estraneo alla stessa, con la conseguenza che nessun creditore potrà rivolgersi a lui per il pagamento dei debiti ereditari.

Come rinunciare ai beni dei genitori

Posto che la rinuncia all’eredità presuppone la morte della persona della cui eredità si tratta, il figlio può rinunciare ai beni dei genitori effettuando una dichiarazione presso:

  1. un notaio;
  2. la cancelleria del tribunale nel cui circondario si trovava l’ultimo domicilio in vita del defunto.

La dichiarazione viene inserita nel Registro delle successioni, che è conservato presso il tribunale.

Per la redazione dell’atto occorre presentare:

  • il certificato di morte in carta libera (o autocertificazione);
  • 1 marca da bollo da 16,00 euro;
  • un documento di riconoscimento in corso di validità;
  • il codice fiscale del defunto e del rinunciante;
  • la copia conforme del testamento (qualora esista);
  • la nota di iscrizione a ruolo;
  • il versamento per la registrazione di 200,00 euro da effettuarsi solo dopo la redazione dell’atto.

Il rinunciante deve presentarsi personalmente dal notaio o in tribunale e se ha figli minorenni, poiché la rinuncia comporta il subentro degli stessi nella quota ereditaria, è necessario che anche questi ultimi rinuncino al fine di non essere chiamati a rispondere dei debiti del defunto. In tale ipotesi, occorre un’autorizzazione del giudice tutelare, che viene rilasciata solo in presenza di una necessità o di un’evidente utilità per i minori.

Come deve essere la rinuncia ai beni dei genitori

La rinuncia ai beni dei genitori, per essere valida, deve presentare la forma prescritta dalla legge. Inoltre, non deve contenere:

  • una condizione (ad esempio, non si può dichiarare “rinuncio ai beni di mio padre purché vi rinunci anche mia madre”);
  • un termine (ad esempio, non si può dichiarare “rinuncio ai beni di mia madre fino al 10.03.2022”);
  • una limitazione (ad esempio, non si può dichiarare “rinuncio solo alla casa in montagna di proprietà di mia madre ma accetto i suoi gioielli”).

Rinuncia ai beni dei genitori: in quanto tempo si può effettuare?

La legge non dispone in merito al tempo entro il quale è possibile rinunciare all’eredità per cui sono state la dottrina e la giurisprudenza ad individuare dei limiti specifici, stabilendo che affinché la rinuncia sia valida, deve essere effettuata entro 10 anni dall’apertura della successione. Peraltro, si tratta dello stesso termine previsto dalla legge per l’accettazione dell’eredità [2].

Tuttavia, se l’erede/figlio si trovava nel possesso dei beni del genitore defunto, conviveva con lui oppure aveva la disponibilità anche di un solo bene di sua proprietà, deve effettuare la rinuncia entro 3 mesi dalla morte del padre o della madre. Decorso inutilmente tale termine, il figlio viene considerato erede a tutti gli effetti anche contro la sua volontà.

Il figlio può revocare la rinuncia ai beni dei genitori, se nel frattempo l’eredità non è stata acquistata da qualcun altro dei soggetti chiamati all’eredità e sempre che non siano decorsi i 10 anni dall’apertura della successione [3].

Non può rinunciare ai beni dei genitori il figlio che ha sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità medesima [4].

Quali sono gli effetti della rinuncia ai beni dei genitori

Il figlio che rinuncia ai beni dei genitori viene considerato come se non vi fosse mai stato chiamato[5]. L’effetto principale della rinuncia è la perdita della qualità di erede fin dall’inizio in quanto la rinuncia opera retroattivamente.

Pertanto, il figlio perde la possibilità di esercitare i poteri riconosciuti ai chiamati all’eredità e non può:

  1. compiere azioni possessorie (azione di reintegrazione o di spoglio e azione di manutenzione). Ad esempio, se un vicino recinta, abusivamente, un fondo di proprietà del defunto, il figlio che ha rinunciato all’eredità, non può agire con un’azione possessoria a tutela del diritto di proprietà;
  2. conservare, vigilare e amministrare temporaneamente i beni ereditari ed eventualmente vendere quelli che non si possono conservare su autorizzazione dell’autorità giudiziaria;
  3. rappresentare l’eredità in giudizio.

Invece, il rinunciante può trattenere ciò che ha ricevuto a titolo di donazione.

A chi spettano i beni dei genitori in caso di rinuncia del figlio?

Se il figlio rinuncia ai beni dei genitori, vanno distinte due ipotesi:

  1. nella successione legittima, cioè quella che si apre quando manca il testamento o quando è presente un testamento che, però, dispone solo per parte del patrimonio ereditario, se vi sono altri coeredi legittimi, la quota del rinunciante si devolve in primo luogo ai favore dei suoi discendenti; in secondo luogo agli ascendenti e se non sussistono i due presupposti precedenti, va ad accrescere la quota di coloro che avrebbero concorso con il rinunciante. Ad esempio, Michele muore senza lasciare testamento e il figlio Marco rinuncia ai beni del padre. In primis, la quota di eredità di Marco viene devoluta ai suoi figli (i discendenti); in secondo luogo si devolve agli ascendenti di Michele (ossia ai genitori); in ultima ipotesi, se non sono presenti né i discendenti né gli ascendenti, i beni vengono devoluti a coloro che avrebbero concorso con il rinunciante (ad esempio la moglie di Michele). Se non vi sono altri coeredi legittimi, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso in cui il figlio mancasse;
  2. nella successione testamentaria, la parte del rinunciante viene divisa equamente tra gli altri coeredi a meno che lo stesso defunto non abbia previsto una sostituzione; se, invece non vi sono altri coeredi testamentari, l’eredità si devolve agli eredi legittimi. Ad esempio, Giacomo ha disposto per testamento che i suoi beni vengano ereditati dalle figlie Marta e Giovanna e che in caso di loro rinuncia, vengano devoluti a un ente benefico. Alla morte del padre, Marta rinuncia all’eredità e la sua quota viene devoluta all’ente benefico. Altra ipotesi è quella in cui Giacomo nel testamento ha lasciato i suoi beni all’unico figlio ma non ha previsto nulla in ordine ad un’eventuale sua rinuncia. Alla morte di Giacomo, il figlio dichiara di non accettare l’eredità e i suoi beni vengono devoluti agli eredi legittimi del defunto.

Il figlio può impugnare la rinuncia ai beni dei genitori?

Il figlio, che ha rinunciato ai beni dei genitori, può impugnare la rinuncia quando la stessa è stata fatta con violenza o dolo [6]. In questa ipotesi, l’impugnazione comporta l’azione di annullamento della rinuncia che deve essere promossa entro 5 anni dalla cessazione della violenza o dalla scoperta del dolo.


note

[1] Art. 519 cod. civ.

[2] Art. 480 cod. civ.

[3] Art. 525 cod. civ.

[4] Art. 527 cod. civ.

[5] Art. 521 co. 1 cod. civ.

[6] Art. 526 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

Rispondi a Tese' Giuseppe Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube