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Denuncia per ingiuria: si può fare?

21 Luglio 2021 | Autore:
Denuncia per ingiuria: si può fare?

Offendere l’onore e il decoro di una persona costituisce reato? Come tutelarsi dalle offese altrui? Dopo quanto tempo si prescrive un’ingiuria?

Si può commettere reato anche pronunciando una sola parola o condividendo una foto sul proprio profilo social. È ciò che accade con la diffamazione, reato che punisce chi offende la reputazione altrui con parole, scritti o disegni. Non ogni tipo di offesa alla dignità e all’onore altrui rappresenta, però, reato. Ad esempio, a partire dal 2016, l’ingiuria costituisce un mero illecito civile, sanzionabile con il risarcimento e il pagamento di una somma di denaro allo Stato. Cosa significa tutto ciò? Si può fare una denuncia per ingiuria?

A voler essere precisi, una denuncia per ingiuria può anche essere sporta; il problema, però, è che essa verrebbe archiviata immediatamente in quanto, come appena detto, l’ingiuria non costituisce reato. In pratica, chi offende, anche pesantemente, un’altra persona non rischia un processo penale. La sua condotta, però, può essere sanzionata in sede civile: la vittima dell’ingiuria può infatti chiedere il risarcimento dei danni. Il giudice, poi, se ritiene fondata la responsabilità del convenuto, può condannarlo a pagare una determinata somma a favore dello Stato a titolo di ulteriore sanzione. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vediamo insieme cosa succede in caso di ingiuria e se è possibile sporgere denuncia.

Ingiuria: cos’è?

Sebbene una legge del 2016 [1] abbia abrogato il reato di ingiuria, il Codice penale conserva ancora la sua definizione. Ciò che non è più applicabile, infatti, è solo la sanzione penale.

Ancora oggi, dunque, commette ingiuria chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, anche mediante comunicazione telefonica, con scritti o disegni, diretti alla vittima. La condotta è più grave se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato o se è commessa in presenza di più persone [2].

In pratica, l’ingiuria consiste nell’offesa all’onore o al decoro di una persona che è presente al momento della commissione del fatto; se così non fosse (cioè, se la vittima dell’oltraggio fosse altrove), si avrebbe il diverso reato di diffamazione [3], ancora punito penalmente.

L’ingiuria, di norma, si concretizza in un’espressione offensiva rivolta direttamente alla vittima; più raramente, può consistere anche in un’azione fisica, come un lieve schiaffo o in una spinta, cioè in un comportamento che non provoca una sensazione di dolore fisico ma che è comunque idonea ad offendere l’onore di una persona.

Querelare per ingiuria: si può fare?

Come detto in apertura, oggi non è più possibile sporgere denuncia o querela per ingiuria. Se anche si provvedesse a fare ciò, la notizia di reato verrebbe immediatamente archiviata in quanto il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Ciò perché, al di là dei casi di diffamazione, di minaccia e di oltraggio a pubblico ufficiale, ingiuriare un’altra persona non costituisce reato.

Alla luce di ciò, non sono querelabili i classici insulti (del tipo «cretino», «idiota», «stupido»), nemmeno se espressi attraverso un linguaggio colorito (le solite parolacce, insomma: «vaffa…», ecc.).

Nemmeno è querelabile l’insulto che sia particolarmente offensivo perché ferisce la dignità e l’amor proprio della vittima: ad esempio, non è reato dare dello «stupido» a una persona che è affetta da una patologia mentale.

Non si possono denunciare nemmeno gli insulti a mezzo social network e chat, se l’ingiuria è visibile solamente al destinatario (ad esempio, perché scritta con messaggio privato). Altrimenti, la condotta costituisce reato di diffamazione aggravata.

Dunque, anche se l’insulto può suonare, alle orecchie della vittima, particolarmente sgradevole e doloroso, non sarà possibile procedere con una querela, a meno che non ricorra uno dei reati elencati sopra (minaccia, diffamazione, ecc.).

Insomma: il destino di una denuncia/querela per ingiuria è l’archiviazione. Ciò non significa, però, che non ci si possa difendere da un’ingiusta offesa al proprio onore.

Ingiuria: come tutelarsi?

Chi è vittima di ingiuria può citare in tribunale il proprio offensore per chiedergli il risarcimento dei danni. L’ingiuria, infatti, costituisce ancora un illecito, seppur di natura solamente civilistica.

In pratica, ad essere stata abrogata è solamente la sanzione penale. La condotta continua ad essere vietata, ma ad essa non si applica più la reclusione o la multa, bensì le conseguenze previste dall’azione civile, e cioè:

  • il risarcimento a favore della vittima, secondo quanto il giudice accerterà sulla base del danno effettivamente dimostrato. In mancanza di elementi certi cui ancorare la quantificazione dell’importo, la liquidazione del danno avverrà in via equitativa, ossia sulla base di quanto appare giusto al magistrato;
  • una sanzione pecuniaria da cento a ottomila euro (aumentata da duecento a dodicimila euro, se l’ingiuria è consistita nell’attribuzione di un fatto determinato oppure è stata commessa in presenza di più persone), da pagare in favore dello Stato, all’esito della sentenza civile di condanna. Senza il processo di risarcimento del danno, avviato dalla vittima, il colpevole non è tenuto a versare nulla alle casse pubbliche.

Di conseguenza, per l’autore dell’ingiuria si prospetta una pesante sanzione civile nel caso in cui venga condannato.

Come dimostrare l’ingiuria?

Trattandosi di un illecito civile come qualsiasi altro (alla pari di un sinistro stradale, di un danneggiamento, della violazione della privacy, ecc.), l’ingiuria può essere provata in giudizio con qualsiasi mezzo di prova.

Si potranno pertanto citare in tribunale testimoni che hanno assistito all’offesa, oppure si potrà produrre documentazione idonea a dimostrare l’azione ingiuriosa (fotografie, filmati, registrazioni vocali, screenshot, chat ed email certificate, ecc.).

Ingiuria: quando si prescrive?

Poiché l’ingiuria è stata ridotta ad un illecito civile a tutti gli effetti, essa si prescrive in cinque anni. Il che significa che la vittima può agire entro tale termine per ottenere il risarcimento dei danni.

Per interrompere la prescrizione e farla decorrere daccapo, si potrà diffidare formalmente l’autore dell’illecito, esattamente come accade con il debitore quando lo si costituisce in mora per evitare che il proprio diritto di credito finisca estinto.


note

[1] D. lgs. n. 7 del 15.01.2016.

[2] Art. 594 cod. pen. (abrogato).

[3] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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