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I vestiti sono pignorabili?

14 Marzo 2021
I vestiti sono pignorabili?

Giubbotti, pellicce, scarpe, abiti griffati e altri indumenti costosi: possono essere pignorati dall’ufficiale giudiziario in caso di debiti?

Se dovesse arrivare l’ufficiale giudiziario a casa tua per eseguire un pignoramento cosa potrebbe prendere? Sicuramente, non il letto, il tavolo da pranzo, il frigorifero o il guardaroba. E i vestiti? I vestiti sono pignorabili?

La risposta l’ha già data il legislatore che, all’interno del Codice di procedura civile, ha inserito una norma dedicata proprio a questo argomento. 

In particolare, l’artico 514 del Cod. proc. civ. elenca tutti i beni che non sono pignorabili. In verità, a nessuno verrebbe in mente di pignorare una canottiera, gli slip o le calze del debitore se non per fargli dispetto. Ma magari un abito cucito su misura, un cappotto, un gubbino di pelle o una pelliccia potrebbero sempre far gola in un’asta, specie se a prezzi scontati. Del resto, oggi vanno tanto di moda i mercatini dell’usato, segno questo che anche dinanzi ai vestiti usati non ci si pongono più tanti problemi.

Cerchiamo allora di vedere cosa prevede la legge e, dunque, se i vestiti sono pignorabili.

A norma dell’articolo 514 del Codice di procedura civile non si possono pignorare (tra le altre cose) i vestiti, la biancheria, gli armadi guardaroba, i cassettoni.

Questo significa che gli indumenti di qualsiasi tipo, occasione o genere (quindi, maschili o femminili) non possono essere asportati dall’ufficiale giudiziario. In via estensiva, si deve ritenere che la norma si applica anche alle scarpe, ai giubbotti, ai cappotti, agli abiti di seta e anche quelli pregiati. Difatti, la norma non fa distinzioni di sorta in merito al valore dei vestiti come invece fa con i mobili per i quali, pur a fronte dell’impignorabilità, esclude quelli di rilevante valore economico o di pregio artistico o di antiquariato. Il fatto dunque che l’articolo 514 parli genericamente di vestiti e di biancheria lascia chiaramente intendere che, a prescindere dal valore degli stessi, dal fatto che siano griffati o meno, che possano avere anche un mercato benché usati, gli stessi non sono mai pignorabili.

Il fatto che non ci siano precedenti giurisprudenziali pubblicati in materia di eventuali contestazioni sul pignoramento dei vestiti, indumenti, biancheria e altri abiti lascia intendere che, sul punto, non c’è casistica e, verosimilmente, che non si siano mai verificate contestazioni. 

C’è un solo caso in cui i vestiti sono pignorabili ed è quello in cui il soggetto passivo del pignoramento è un imprenditore che vende proprio capi di abbigliamento: in tal caso, infatti, si tratta di beni commerciabili, non destinati all’uso personale. Proprio per questa loro natura, come tutti gli altri beni di proprietà dell’azienda, gli stessi possono essere pignorati liberamente. 

Tutto ciò che si è detto sinora però non esclude che l’ufficiale giudiziario possa aprire gli armadi per verificare se, all’interno degli stessi, si nascondano altri oggetti, oltre ovviamente ai vestiti. Dunque, l’ufficiale incaricato del pignoramento ha il potere di aprire cassetti e ante di armadio senza bisogno di un’apposita autorizzazione o mandato. Non c’è neanche bisogno che questi si faccia accompagnare dalla forza pubblica come la polizia o i carabinieri. C’è anche da dire che, nella prassi di tutti i giorni, è piuttosto raro che l’addetto al pignoramento si metta a frugare nei cassetti alla ricerca di preziosi, limitandosi piuttosto a pignorare ciò che vede. Questo però comporta il rischio che eventuali oggetti di valore di piccole dimensioni possano essere facilmente occultati dal debitore. Si pensi, ad esempio, agli oggetti d’oro che, ad esclusione dell’anello nuziale, possono essere sempre oggetto di esecuzione forzata (un orologio d’oro, i gioielli femminili e così via).



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