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Invalidità civile e accompagnamento: quali differenze?

21 Luglio 2021 | Autore:
Invalidità civile e accompagnamento: quali differenze?

La legge prevede sostegni economici per diversi tipi di invalidità o disabilità. In questo articolo, saranno esaminate l’invalidità civile e l’accompagnamento.  

Non è facile raccapezzarsi tra i numerosi trattamenti economici previsti dalla legge italiana nei casi di invalidità e disabilità. Pensioni, indennità, emolumenti vari, caratterizzati da requisiti differenti dal punto di vista anagrafico e reddituale (e non solo).

Vediamo, in particolare, due delle principali prestazioni economiche di questo tipo, l’invalidità civile e l’indennità di accompagnamento, e scopriamo quali sono le differenze.

L’invalidità civile

La pensione di invalidità civile è riconosciuta ai mutilati e invalidi civili di età compresa tra i 18 e i 67 anni, rispetto ai quali sia stata accertata la totale inabilità lavorativa, ossia un’invalidità pari al 100%. Possono farne richiesta i cittadini italiani residenti in Italia nonché i cittadini comunitari e quelli extracomunitari che soggiornano legalmente in Italia e che, in ogni caso, vi risiedono.

La natura di questo trattamento economico è assistenziale, poiché indipendente dal pagamento di contributi da parte del beneficiario.

Il limite di età sopra richiamato (tra 18 e 67 anni) trova applicazione alle domande presentate nel periodo intercorrente tra l’1/1/2019 e il 31/12/2022. Dopo quest’ultima data, il requisito anagrafico sarà adeguato agli eventuali ulteriori incrementi della speranza di vita.

L’importo del trattamento pensionistico, per il 2021, è di 287,09 euro al mese.

Il limite di reddito, sempre per l’anno 2021, è pari a 16.982,49 euro.

Ai fini del calcolo del reddito – individuale, non familiare [1] – vanno considerati anche i redditi rilevanti ai fini Irpef, al netto degli oneri deducibili e delle ritenute fiscali. Quindi, non vanno computati proventi come le rendite Inail, le pensioni di guerra, l’indennità di accompagnamento e nemmeno la propria abitazione.

La pensione di invalidità civile è compatibile con altre erogazioni economiche di natura previdenziale e a carattere obbligatorio (come, per esempio, la pensione di inabilità), nonché con l’indennità di accompagnamento.

Il diritto alla prestazione pensionistica permane anche nel caso in cui il beneficiario sia ricoverato presso una struttura pubblica che si curi del suo sostentamento. Invece, chi fruisce già della pensione di invalidità non può cumularla con altre erogazioni di carattere assistenziale, in quanto non è possibile, in relazione alla medesima patologia, percepire più trattamenti economici.

Anche se la pensione di invalidità presuppone l’accertamento della totale inabilità lavorativa oppure della invalidità al 100%, l’invalido può svolgere un’attività lavorativa, giacché il requisito della totale inabilità non si traduce necessariamente nell’assoluta impossibilità di espletare un lavoro proficuo [2]. Sotto questo profilo, la pensione di invalidità si differenzia dall’assegno mensile di invalidità (riconosciuto a persone che hanno subìto una riduzione parziale della propria capacità lavorativa).

Al compimento dei 67 anni di età, la pensione di invalidità diventa assegno sociale.

L’indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento è un trattamento economico in favore di coloro a cui è stata riconosciuta una percentuale di invalidità del 100% e che, secondo l’accertamento della commissione medica dell’Inps, si trovino nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o nell’impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua.

Tale prestazione è incompatibile con le indennità per causa di guerra, di lavoro o di servizio e con l’indennità di frequenza (quella, cioè, riconosciuta ai minori di diciotto anni con disabilità), nonché con l’ipotesi di ricovero gratuito del beneficiario in istituti pubblici o convenzionati che si occupano del suo [3], da intendersi come quello la cui retta sia totalmente a carico di un ente pubblico.

Peraltro, il ricovero in un ospedale pubblico non costituisce automaticamente un’ipotesi di ricovero in istituto. In particolare, tale equiparazione è da escludere tutte le volte in cui, oltre alle prestazioni erogate dalla struttura ospedaliera, ne siano necessarie di ulteriori, che quest’ultima non è in grado di fornire, erogate a pagamento [4]. Sono, invece, compatibili con l’indennità di accompagnamento tanto il ricovero a pagamento quanto quello in day hospital.

L’indennità di accompagnamento è compatibile con l’esercizio di un’attività lavorativa ed è cumulabile con la pensione per invalidi civili, con

  • le pensioni Inps;
  • le pensioni delle altre gestioni relative ai lavoratori dipendenti;
  • le pensioni dei lavoratori autonomi;
  • le pensioni dirette agli invalidi di guerra o per causa di servizio;
  • la rendita Inail.

Soltanto in caso di pluriminorazione – ossia quando il richiedente la prestazione indennitaria soffre di più minorazioni con carattere invalidante – l’indennità di accompagnamento è compatibile con

  • la pensione ciechi assoluti;
  • l’indennità di accompagnamento ciechi civili assoluti;
  • la pensioni  ciechi parziali;
  • l’indennità speciale ciechi parziali:
  • la pensione sordi civili;
  • l’indennità di comunicazione sordi civili.

note

[1] Art. 10 co. 5 D.L. 76/2013.

[2] Circolare del ministero del Lavoro n. 5 del 1988.

[3] Art. 1 L. 18/1980.

[4] Cass. sent. n. 2270 del 2.02.2007.


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