4 nuovi reati a difesa dell’ambiente: dal disastro ambientale al traffico di materiale radioattivo

27 Febbraio 2014
4 nuovi reati a difesa dell’ambiente: dal disastro ambientale al traffico di materiale radioattivo

Contro le ecomafie la Camera ha approvato il disegno di legge, che ora passa al Senato: entra nel Codice il delitto di disastro ambientale.

È stato aggiornato il codice penale con quattro nuovi reati a difesa dell’ambiente. Il disegno di legge, appena approvato dalla Camera, passa ora al Senato per la sua definitiva emanazione.

La prima previsione che viene immediatamente all’attenzione è il nuovo delitto di disastro ambientale che punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità.

Per l’inquinamento ambientale è prevista la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila e 100mila euro). Se non c’è dolo, ma solo la colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano, invece, aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette.

Il traffico e abbandono di materiale di alta radioattività è colpito con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) e lo pone in essere chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne libera abusivamente.

Chi ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti.

Le pene possono essere ridotte da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino delle condizioni ambientali.

Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa.

In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.

Misure anche a carico delle imprese, allungando la lista dei reati previsti dal famoso decreto “231 del 2001”. Scatteranno pertanto sanzioni pecuniarie per l’inquinamento ambientale (da 250 a 600 quote), per il disastro ambientale (da 400 a 800 quote) e per l’associazione a delinquere (comune e mafiosa) aggravata (da 300 a 1.000 quote).



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