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Consumi non pagati e riscossione

14 Marzo 2021
Consumi non pagati e riscossione

Cosa rischia chi non paga la bolletta della luce, dell’acqua, del gas o del telefono: le procedure di recupero crediti. 

Cosa succede a chi non paga i consumi delle bollette? La riscossione ha regole uguali per tutti i crediti di natura privata, come appunto quelli delle società elettriche, del gas, del telefono e dell’acqua. Quando invece i creditori sono soggetti pubblici – come le amministrazioni, gli enti, lo Stato – è prevista la notifica delle cartelle esattoriali e l’avvio, da parte dell’Esattore, delle procedure di riscossione esattoriale. Ma non è questo il caso.

Dunque, per sapere cosa prevede la legge in caso di consumi non pagati e riscossione bisogna far ricorso ai principi generali che regolano il processo civile e, in particolare, il recupero crediti.

Qui di seguito tratteremo questo tema dedicandoci, più nel dettaglio, a spiegare cosa rischia chi non paga le bollette. E con «bollette» intendiamo tutte le bollette: tanto quelle del telefono, della luce, dell’acqua e del gas. Ma procediamo con ordine.

Cosa succede se non pago la bolletta?

Le società fornitrici della luce, dell’acqua, del gas e del telefono sono ormai soggetti privati e non più pubbliche amministrazioni come un tempo. Sicché, le procedure di riscossione di cui possono avvalersi, nel caso di mancato pagamento delle bollette, sono quelle ordinarie, previste per tutti gli altri creditori privati (ad esempio, le finanziarie, i fornitori, il condominio, ecc.). Vediamo allora qual è la procedura di riscossione dei consumi non pagati. 

Una volta accertato l’omesso pagamento di una bolletta, la società fornitrice è tenuta ad inviare all’utente una diffida con raccomandata a.r. in cui lo informa del debito. Non è sufficiente la comunicazione dell’insoluto contenuta nella bolletta successiva, in quanto la stessa viene spedita tramite posta ordinaria e, quindi, non garantire la prova dell’avvenuto ricevimento della diffida stessa. 

Nella diffida, la società deve garantire all’utente un termine entro cui pagare e sanare la morosità. In caso di inadempimento, la società è legittimata a sospendere l’erogazione del servizio. La sospensione implica che, in caso di successivo pagamento, l’utenza viene ripristinata in automatico (di solito, entro 48 ore); non c’è quindi bisogno di stipulare un nuovo contratto.

Se il mancato pagamento riguarda l’utenza elettrica, il fornitore deve, prima di sospendere l’erogazione del servizio, effettuare una riduzione graduale della potenza dell’energia.

La sospensione dell’utenza non può essere disposta se l’utente ha presentato, nel frattempo, una contestazione scritta alla società fornitrice e, subito dopo di essa, un ricorso all’Autorità Garante (che oggi è, per la luce, l’acqua e il gas, l’Arera). In tal caso, sarà prima necessario attendere che il procedimento venga concluso. 

Bolletta non pagata: il recupero crediti

Se, nonostante la diffida scritta, l’utente non paga la bolletta, la società fornitrice attiva la procedura di riscossione. Questa si basa su una prima fase in cui la società presenta al giudice del luogo ove l’utente è residente una richiesta di decreto ingiuntivo che poi viene notificata al debitore tramite l’ufficiale giudiziario. Questi, dal momento in cui ne prende visione, ha 40 giorni di tempo per pagare o per fare opposizione avviando, in questo secondo caso, un giudizio civile vero e proprio. Nel corso di tale processo, la società creditrice dovrà dimostrare l’esistenza e la fondatezza del proprio diritto. La causa necessita dell’assistenza di un avvocato.

Se l’utente non paga né fa opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e la società fornitrice può passare alla successiva fase esecutiva: il pignoramento dei beni del debitore. Il pignoramento potrebbe riguardare i beni mobili (quelli detenuti in casa dall’utente intestatario del contratto, il conto corrente bancario, il quinto dello stipendio o della pensione e, per debiti di entità rilevante, anche la stessa casa).

Tuttavia, è molto improbabile che, per crediti di entità di basso importo – come di solito sono quelli relativi alle utenze – la società fornitrice proceda per le vie giudiziali. Il più delle volte, si limita a inviare più di una diffida scritta al debitore e a farlo contattare dai call center di recupero crediti. Questi ultimi non possono fare altro che telefonare al moroso, non potendo azionare le vie legali (in quanto soggetti esterni).

Se cambio società rischio la sospensione dell’utenza?

Potrebbe succedere che l’utente, una volta verificatasi la morosità, decida di cambiare operatore. In tal caso, se anche la vecchia società dovesse avviare le procedure di riscossione dei propri crediti nei confronti dell’ex utente, la nuova subentrata non può sospendere la fornitura, né ha il potere di subordinare la stipulazione del contratto al previo pagamento della morosità con la precedente società. 

Questo però lascia aperta la strada ai tanti furbetti che, pur di non pagare i debiti, usano cambiare periodicamente fornitore.

La contestazione della bolletta

Nel momento in cui l’utente sottoscrive un contratto di fornitura accetta il sistema di calcolo dei consumi adottato dalla società fornitrice e, quindi, si impegna a rispettare le misurazioni contenute nella bolletta. Ciò però non gli impedisce di contestare la fondatezza della bolletta stessa. Se i consumi dovessero pertanto risultare esorbitanti, è ben possibile non pagare, a patto però di avviare contestualmente la seguente procedura. Innanzitutto, è necessario inviare prima una lettera scritta di contestazione, anche tramite fax. A seguito della stessa, se l’istanza dell’utente non viene accolta, bisogna avviare una procedura di conciliazione presso l’Area, l’Autorità Garante. Solo all’esito di questa, se non si riesce ad ottenere quanto sperato, si può ricorrere al giudice tramite il proprio avvocato.

Bollette non pagate: quando cadono in prescrizione? 

Bollette e conguagli hanno tempi di prescrizione molto brevi. In particolare:

  • la bolletta della luce si prescrive in due anni;
  • la bolletta del gas si prescrive in due anni;
  • la bolletta dell’acqua si prescrive in due anni;
  • la bolletta del telefono si prescrive in cinque anni.

Una volta scaduti tali termini, senza che in tale arco di tempo siano mai giunte diffide scritte, il debitore è definitivamente libero da ogni obbligo di pagamento. 



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