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Cosa vuol dire apologia di reato?

22 Luglio 2021 | Autore:
Cosa vuol dire apologia di reato?

L’esaltazione o la difesa in pubblico di un’azione riconosciuta dalla legge come reato.

Il Codice penale non definisce espressamente l’apologia di reato, limitandosi a punire chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti. Pertanto, per sapere cosa vuol dire apologia di reato, bisogna fare riferimento alla nozione elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

L’apologia consiste nell’esaltazione di una determinata persona o condotta, che assume rilievo penalmente quando si esprime in un giudizio positivo su un episodio criminoso e il colpevole, con la propria condotta, determina il rischio di consumazione di delitti lesivi di interessi analoghi a quelli offesi dal crimine esaltato.

In altre parole, l’apologia si concretizza in una particolare forma di manifestazione del pensiero diretta a far commettere delitti e si realizza nel tenere pubblicamente un comportamento criminoso attraverso scritti o discorsi apparentemente leciti, diretti ad esaltare, giustificare un fatto o il suo autore con l’intento di spronare altri all’imitazione o di eliminare la ripugnanza verso tale fatto o verso l’autore di delitti.

Apologia di reato: cosa vuol dire e quando si configura?

Dal punto di vista giuridico, l’apologia di reato può definirsi come quel delitto, genericamente previsto dall’ultimo comma dell’art. 414 del Codice penale, che punisce colui il quale pubblicamente esalta e/o manifesta la correttezza e la giustificabilità di atti ritenuti illeciti dall’ordinamento giuridico.

Tuttavia, basandosi solo sul disposto del Codice penale, si sarebbe indotti ad affermare che il legislatore punisce la “mera” condotta di colui il quale manifesta ed esalta pubblicamente la correttezza di atti ritenuti illeciti. Ciò significherebbe che il solo affermare – o non riconoscere – la validità di alcune scelte legislative potrebbe rilevare penalmente quale apologia di reato. In realtà, l’articolo 414 del Codice penale deve essere analizzato alla luce dei principi costituzionali e di quelli generali dell’ordinamento giuridico.

Pertanto, detta norma non punisce una mera manifestazione del pensiero contraria ad alcune scelte di politica criminale effettuata dal legislatore ovvero non sanziona una semplice critica alla legge, alle sentenze dei giudici, alla promozione dell’abolizione di una norma penale oppure per avere espresso un giudizio favorevole sul movente dell’autore di un delitto. La norma punisce, invece, solo le condotte che provocano la commissione di delitti della stessa specie di quelli apologizzati.

Per far scattare l’apologia di reato è necessaria la rievocazione pubblica di un episodio criminoso, diretta a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l’azione deve avere la concreta capacità di provocare l’immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilità che essi vengano commessi in un futuro più o meno prossimo.

Ne consegue che la manifestazione del proprio pensiero configura apologia di reato solo quando dalla stessa può derivare il pericolo della commissione di reati. L’accertamento del concreto pericolo della commissione di un reato in conseguenza di una condotta apologetica, deve essere di volta in volta valutato dal giudice attraverso elementi quali la personalità, la condotta dell’autore dell’apologia, la sua capacità di persuasione verso terzi e la propensione di questi ultimi a recepire le sue parole.

Per completezza, va evidenziato che l’articolo 414 del Codice penale oltre all’apologia, disciplina anche un’altra fattispecie, quella dell’istigazione a delinquere, che consiste nella condotta di colui il quale induce o persuade taluno, per di più con modalità subdole, ad azioni riprovevoli o punite dalla legge. Il reato scatta a prescindere dal fatto che l’istigazione venga accolta dal soggetto passivo e che, quindi, porti alla commissione del reato.

La pena prevista per tale tipologia di reato viene graduata a seconda del tipo di illecito oggetto dell’istigazione:

  • se si tratta di delitti o di delitti insieme a contravvenzioni, scatta la reclusione da uno a cinque anni;
  • se si tratta solo di contravvenzioni, scatta la reclusione fino a un anno, oppure la multa fino a 206 euro.

Quali sono gli elementi soggettivi ed oggettivi dell’apologia di reato

Sotto il profilo soggettivo, affinché sussista l’apologia di reato è necessario che l’azione criminosa sia accompagnata dalla coscienza e volontà di fare apologia, mentre sotto il profilo oggettivo l’interesse tutelato è l’ordine pubblico ossia il regolare andamento del vivere civile garantito dallo Stato attraverso norme spesso di rilevanza penale, che debbono essere inderogabilmente osservate da tutti i consociati.

Inoltre, per la consumazione del reato, l’apologia deve avvenire in un luogo pubblico o aperto al pubblico ad esempio in una piazza, durante una trasmissione radiofonica o televisiva, mediante la stampa, attraverso Internet ed i vari social network.

Quali fattispecie di reato sanzionano l’apologia

Nel nostro ordinamento giuridico, vi sono specifiche fattispecie di reato che sanzionano l’apologia, oltre a quella generale prevista dall’articolo 414 del Codice penale.

Ad esempio, sono punite:

  • la propaganda, che può comportare il pericolo della ricostituzione del partito fascista [1];
  • la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ovvero l’istigazione a commettere atti di discriminazione o di violenza per motivi razziali etnici, nazionali o religiosi [2];
  • l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari [3].

Inoltre, anche ciò che “giornalisticamente” è stata definita “apologia della pedofilia” è giuridicamente riconducibile al dettato normativo dell’articolo 414 del Codice penale oltre che al reato di pornografia minorile [4] e a quello di violenza sessuale [5]. In tali ipotesi, l’apologista può manifestare la liceità della divulgazione, della diffusione o della distribuzione di materiale pornografico minorile, anche per via telematica, oppure la liceità della consumazione di atti sessuali con soggetti minorenni.


note

[1] L. n. 645/1952.

[2] L. n. 654/1975.

[3] Art. 266 cod. pen.

[4] Art. 600 – ter cod. pen.

[5] Art. 609 – bis e ss. cod. pen.


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