Diritto e Fisco | Articoli

Affidamento e valutazione capacità genitoriali: la legge

22 Luglio 2021 | Autore:
Affidamento e valutazione capacità genitoriali: la legge

Se in sede di separazione o di divorzio sorgono conflitti tra coniugi circa l’affidamento della prole, il giudice nomina un esperto per stabilire quanto ciascun coniuge sia capace di essere un buon genitore.

Negli ultimi decenni, è aumentato il numero delle separazioni e dei divorzi e conseguentemente delle cause civili nelle quali i giudici, sempre più spesso, sono chiamati a pronunciarsi in merito all’affidamento dei figli minori dei coniugi.

Fino ai primi anni ’70, è prevalsa la tendenza ad affidare i minori alla figura materna; a partire dal 1975, invece, con la riforma del diritto di famiglia i giudici hanno iniziato a valutare entrambi i genitori così da individuare quello più idoneo, ossia il “genitore migliore”, al quale affidare la prole in maniera esclusiva. Il punto di svolta in materia di affidamento è rappresentato dalla legge n. 54/2006, la quale ha introdotto il principio della cosiddetta bigenitorialità e dell’affidamento condiviso, da preferire sempre a quello esclusivo tranne nei casi in cui ciò sia contrario all’interesse dei minori.

In materia di affidamento e valutazione della capacità genitoriale, la legge già citata prevede anche che in caso di separazioni e divorzi conflittuali ovvero quando i coniugi non riescono a trovare un accordo sui figli, il giudice deve stabilire se e quanto ciascun coniuge sia capace di essere un buon genitore, cioè se vi è una qualche incapacità in uno o in entrambi i genitori, per disporre l’affidamento della prole in modo diverso da quello condiviso.

Cos’è la capacità genitoriale

La capacità genitoriale è quell’insieme di capacità e attitudini che il padre e la madre devono possedere al fine di offrire cure adeguate ai bisogni dei minori, di riconoscere i loro bisogni affettivi, di offrire contenimento e regolazione dei loro stati d’animo, ma anche di dare dei limiti e delle regole.

Queste attitudini riguardano la personalità di ciascuno dei genitori, ma c’è una competenza che attiene alla capacità genitoriale che ha a che fare invece con la relazione tra i due genitori: è fondamentale, infatti, per un sano sviluppo psichico dei bambini, che i due genitori siano in grado di cooperare tra loro e di sostenere, nella mente dei figli, una buona immagine dell’altro genitore.

Affidamento condiviso e bigenitorialità: in cosa consistono

La legge n. 54/2006, modificando gli articoli 155 e seguenti del Codice civile, ha introdotto un modello generale dei rapporti dei genitori con i figli minorenni per i casi in cui la crisi della coppia sfocia nella cessazione della convivenza. Infatti, la nuova disciplina prevede la bigenitorialità e l’affidamento condiviso ed è applicabile sia in sede di separazione giudiziale sia nell’ipotesi di scioglimento, cessazione degli effetti civili (divorzio) o di nullità del matrimonio, nonché nei procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati [1].

In particolare, viene riconosciuto il diritto dei figli minorenni di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, in modo da ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi, e il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo genitoriale [2].

La legge del 2006, inoltre, ha abolito il nesso prima esistente tra affidamento dei minori ed esercizio della potestà genitoriale, che inevitabilmente dava luogo all’affidamento esclusivo, disegnando un nuovo regime giuridico tale da consentire la realizzazione dell’affidamento condiviso.

Pertanto, se i genitori non raggiungono un accordo sui figli, il giudice deve modulare tale tipo di affidamento eventualmente limitandolo alle decisioni di maggior interesse relative all’istruzione, educazione, alla salute, stabilendo l’esercizio separato della potestà sulle questioni di ordinaria amministrazione. Invece, nelle ipotesi in cui i contrasti sull’affidamento della prole sono insanabili, il giudice deve nominare un consulente tecnico d’ufficio al fine di valutare la capacità genitoriale.

Chi valuta la capacità genitoriale?

Nelle cause di separazioni e divorzi se i coniugi non concordano sull’affidamento della prole, il giudice può nominare un esperto, cioè un consulente tecnico d’ufficio (ctu) al fine di accertare la capacità genitoriale sia del padre sia della madre.

Quando sceglie il consulente tecnico d’ufficio, il magistrato deve tenere in considerazione che la valutazione della capacità genitoriale è un processo assai complesso, caratterizzato dalla presenza di dinamiche affettive, cognitive e decisionali. Abbraccia in sé il sapere di molte discipline, come la psichiatria, la neuropsichiatria infantile, la giurisprudenza, le scienze sociali, la psicologia clinica e dell’età evolutiva, la psicodiagnostica e le teorie dei sistemi familiari.

Quindi, l’esperto da nominare deve possedere particolari conoscenze di psicologia clinica, infantile, interpersonale e forense e deve essere in grado di rispondere a quesiti inerenti la valutazione delle capacità genitoriali e del sano sviluppo psicoemotivo e relazionale dei minori.

Lo psicologo deve accertare tutti gli aspetti caratterizzanti il ruolo genitoriale e il benessere primario dei minori, procedendo con competenza, perizia e scientificità, ben consapevole che con il suo parere andrà ad influenzare la decisione del giudice, facendolo optare per l’uno o per l’altro istituto di affidamento dei figli (condiviso o esclusivo).

Ctu: a quali quesiti deve rispondere?

Il consulente tecnico d’ufficio, in relazione al regime giuridico rivolto a soddisfare il diritto dei minori alla bigenitorialità ed il dovere-diritto dei genitori ad assolvere ai loro compiti, non deve solo valutare le capacità potenziali di ciascun genitore rispetto ai bisogni specifici dei figli, ma deve anche accertare in concreto la capacità di assolvere i compiti parentali nei confronti dei minori, nelle condizioni di vita determinate dalla rottura della coppia.

Altresì, il ctu deve predisporre un progetto di affidamento condiviso, stabilendo come devono essere collocati i figli e se il collocamento deve essere ripartito o principale presso uno dei genitori. In quest’ultimo caso, deve stabilire i tempi, le modalità e le occasioni della presenza dei figli presso ciascun genitore, nonché la misura ed il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione, e all’educazione della prole.

Viceversa, se il consulente tecnico d’ufficio ravvisa una qualche incapacità in uno dei genitori, cioè che questi non è adatto a prendersi cura dei figli, deve predisporre un progetto di affidamento esclusivo, avendo riguardo al primario interesse dei minori.


note

[1] Art. 4 L. n. 54/2006.

[2] Art. 337-ter cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Io e la mia ex abbiamo vissuto a lungo un periodo complicato. Lei era caduta di depressione e nell’alcolismo. Ogni giorno, nostro figlio doveva assistere a scene molto tristi. Lei ha tentato anche il suicidio. Le ho chiesto più volte di andare da uno specialista e lei ha rifiutato. Mi sono trovato costretto a lasciarla ed ho chiesto l’affidamento perché lei non era in grado di far crescere nostro figlio in un clima di serenità e tranquillità. E’ stato molto doloroso per tutti però era la scelta più giusta. Lei ora è in terapia. Mi auguro tanto che possa riprendersi

  2. Ho vissuto un matrimonio felice con mio marito fino a quando non è caduto nella dipendenza del gioco d’azzardo. Ha speso tutti i nostri risparmi. Inoltre, era arrivato a chiedere a nostro figlio di farsi regalare i soldi dai nonni per poi sottrarglieli e giocarseli. Ho scoperto anche che aveva una relazione con un’altra donna. Ed è stato in quel momento che ho deciso di chiedere il divorzio… Ormai, ero arrivata al limite. Potevo passare sopra la sua dipendenza. In qualche modo, avremmo fatto qualche sacrificio in più. Ma di fronte l’ennesima delusione sono scoppiata. E poi che esempio stava dando a nostro figlio. Quindi, ho fatto di tutto per tirarlo in tribunale e assicurarmi che nostro figlio potesse essere affidato a me

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube