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Cos’è il reato ministeriale?

21 Luglio 2021 | Autore:
Cos’è il reato ministeriale?

Se i membri del Governo commettono un atto illecito connesso alla funzione ministeriale, da chi e come vengono giudicati?

Nel nostro ordinamento giuridico, gli atti illeciti commessi dai membri del Governo nello svolgimento dell’incarico conferito costituiscono una fattispecie di reato direttamente disciplinata dalla Costituzione. Più precisamente, l’articolo 96 della Costituzione prevede i cosiddetti reati ministeriali. Ma cos’è il reato ministeriale? È quello commesso dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un ministro nell’esercizio delle sue funzioni. La responsabilità per il reato ministeriale è penale e personale, perciò, riguarda solo il suo autore e non si estende all’intero Governo.

Prima della riforma varata con la legge costituzionale n. 1/1989, i membri del Governo venivano messi in stato d’accusa dal Parlamento riunito in seduta comune ed erano giudicati dalla Corte Costituzionale, integrata con sedici giudici non togati, com’è tuttora previsto per il Presidente della Repubblica. Detto sistema è stato modificato per due ordini di motivi: da un lato, perché implicava una mole di lavoro che la Corte Costituzionale non riusciva a sostenere e, dall’altro, perché si voleva superare una specialità che era vista come un privilegio. Al contempo, però, andava garantita la funzione di Governo attraverso la previsione di un procedimento comunque diverso dal procedimento penale ordinario.

Perciò, si è arrivati a tale risultato: per i reati ministeriali il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono sottoposti alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato o della Camera dei deputati.

Come si procede per un reato ministeriale

Quando si indaga su un presunto reato ministeriale, i rapporti, i referti e le denunce sono trasmessi al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’Appello competente per territorio, il quale, senza compiere nessun tipo di indagine, deve trasmettere gli atti al tribunale dei ministri, entro quindici giorni, e deve darne immediata comunicazione ai soggetti interessati, affinché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati.

Ricevuti gli atti, il tribunale dei ministri, entro novanta giorni, compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, può decidere:

  1. l’archiviazione con decreto non impugnabile. In questo caso, il procuratore della Repubblica può solo chiedere al collegio di svolgere ulteriori indagini, precisandone i motivi. Il tribunale dei ministri decide nei sessanta giorni successivi;
  2. oppure la trasmissione degli atti con una relazione motivata al procuratore della Repubblica, affinché chieda l’autorizzazione a procedere [1]. Detta autorizzazione va chiesta alla Camera alla quale appartiene la persona nei cui confronti si deve procedere (o al Senato in caso di persone non elette, i cosiddetti “tecnici”). A questo punto, il presidente del ramo del Parlamento competente invia gli atti trasmessi dal tribunale dei ministri, alla giunta per le autorizzazioni a procedere, in base al regolamento della Camera stessa.

Cos’è il tribunale dei ministri e com’è composto

Il tribunale dei ministri [2] non è una corte speciale bensì una sezione specializzata del tribunale ordinario, costituito presso il tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’Appello competente per territorio in base al luogo dove è stato commesso il reato ministeriale. Ad esempio, se la competenza territoriale spetta alla procura di Agrigento, il tribunale dei ministri si forma presso il tribunale ordinario di Palermo, che è il capoluogo del distretto di corte d’appello competente.

Il tribunale dei ministri è composto da tre membri effettivi e da tre membri supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che possiedono da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o una qualifica superiore.

Il Presidente del tribunale dei ministri è il magistrato con funzioni più elevate o, a parità di funzioni, quello più anziano d’età. Il collegio si rinnova ogni due anni. In caso di cessazione o di impedimento di uno o più dei magistrati che lo compongono, il collegio viene immediatamente integrato. Se allo scadere dei due anni un procedimento non è ancora definito, la funzione del tribunale dei ministri è prorogata fino alla conclusione del procedimento medesimo.

Giunta per le autorizzazioni a procedere: cosa fa?

La giunta per le autorizzazioni a procedere, sulla base degli atti di indagine ricevuti, riferisce la propria posizione, con una relazione scritta, all’assemblea della Camera competente dopo aver eventualmente sentito il soggetto interessato.

Entro 60 giorni dalla consegna degli atti al Presidente della Camera competente, si riunisce l’assemblea, la quale può a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo.

Invece, se l’autorizzazione viene concessa, il procedimento torna al tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’Appello competente per territorio.

Per le impugnazioni e gli ulteriori gradi del giudizio si applicano le norme del Codice di procedura penale.


note

[1] Art. 5 L. cost. n. 1/1989.

[2] Art. 7 L. cost. n. 1/1989.


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