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Affido sine die: cos’è?

22 Luglio 2021
Affido sine die: cos’è?

In alcuni casi, l’affidamento del minore ad un’altra famiglia è a tempo indeterminato.

Da alcuni mesi, tu e tuo marito non siete più in grado di mantenere il vostro bambino di 7 anni. Entrambi siete senza lavoro e non avete alcun parente che vi possa aiutare. Pertanto, vi siete rivolti ad un’amica che lavora presso i servizi sociali del Comune, la quale vi ha riferito che se tale situazione di difficoltà si protrae a lungo rischiate che vostro figlio venga affidato ad un’altra famiglia. In questo articolo focalizzeremo la nostra attenzione sull’affido sine die: cos’è? Quali conseguenze comporta?

A causa della crisi economica, sono moltissimi i genitori che non possono prendersi cura dei propri figli. In casi del genere, la legge mette a loro disposizione l’istituto dell’affidamento che consente ai minori di essere accuditi da altre persone, anche estranee al nucleo familiare, per il tempo necessario a superare il periodo di crisi. Tuttavia, potrebbe accadere che, una volta terminato il progetto di affido, non ci siano i presupposti affinché il ragazzino faccia rientro nella propria famiglia di origine. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di far luce sulla questione.

Affido: cos’è?

Prima di entrare nel dettaglio, devi sapere che con la parola affido si fa riferimento alla possibilità che un minore venga accolto temporaneamente in un’altra famiglia qualora i suoi genitori biologici stiano attraversando un periodo di notevole difficoltà (per motivi di salute, economici, ecc.).

A differenza dell’adozione, quindi, l’affido è un rimedio provvisorio che non presuppone uno stato di abbandono e, soprattutto, non fa sorgere alcun rapporto di filiazione tra il bambino e i soggetti affidatari. Una volta superata la crisi, il minore potrà tornare dalla propria famiglia di origine.

Affido sine die: cos’è?

In linea generale, l’affido non può durare più di ventiquattro mesi. Tale termine, però, può essere prorogato dal tribunale qualora la sospensione possa recare un pregiudizio al bambino. Se il progetto viene reiterato di volta in volta, tanto da essere a tempo indeterminato, si parla di affido sine die (cioè senza scadenza). Tale eventualità ricorre quando, decorso il termine previsto nel decreto del giudice, non sussistono le condizioni affinché il minore possa ritornare dalla sua famiglia.

Ciò si verifica, ad esempio, se i genitori biologici non riescono a risolvere le problematiche che li affliggono. In casi del genere, infatti, si deve scegliere se dichiarare il minore in stato di adottabilità oppure prolungare l’affido per un tempo indefinito fino al compimento del suo diciottesimo anno (allorquando sarà libero di decidere della sua vita).

Affido sine die: chi sono i soggetti affidatari?

I soggetti affidatari vengono individuati tra i familiari del minore entro il quarto grado (in tal caso, si parla di affido intrafamiliare). Qualora non ci sia alcun parente che possa prendersi cura del bambino, questi verrà accudito da terzi, cioè da persone estranee alla famiglia (in quest’altro caso si parla di affido extrafamiliare).

Possono ricoprire il ruolo di affidatari:

  • i single;
  • le coppie sposate o conviventi;
  • gli istituti di assistenza pubblica o privata: a condizione che il bambino non abbia un’età inferiore ai 6 anni;
  • le comunità familiari.

Chiaramente, deve trattarsi di persone maggiorenni che siano dichiarate idonee ad occuparsi del bambino dal punto di vista sia affettivo che economico.

Affino sine die: come presentare domanda?

Coloro che sono interessati a questa tipologia di accoglienza possono presentare domanda di disponibilità ai servizi sociali del Comune di residenza oppure direttamente al tribunale per i minorenni. È preferibile che l’istanza sia preceduta dalla consapevolezza delle problematiche e delle implicazioni dell’affido, come ad esempio la possibilità che il minore mantenga rapporti con la famiglia di origine.

Una volta ricevuta la disponibilità all’affido sine die, sarà necessaria un’indagine – tramite una serie di colloqui anche con gli psicologi – per verificare l’effettiva idoneità dell’istante ad accogliere il minore ed i motivi di una simile scelta.

Chi decide l’affido sine die?

L’affido può essere:

  • giudiziale: quando manca il consenso dei genitori biologici. In tal caso, è il tribunale per i minorenni a decidere in merito;
  • consensuale: quando è disposto dai servizi sociali ed è reso esecutivo con decreto del giudice tutelare. In quest’altra ipotesi, vi è il consenso dei genitori del minore.

In ogni caso, la procedura viene attivata da una segnalazione da parte della scuola, della stessa famiglia o dei parenti.

Affido sine die: come funziona?

Il provvedimento di affido deve indicare la durata, l’esercizio dei poteri attribuiti ai soggetti affidatari e le modalità che regolano i rapporti con la famiglia di origine. Una volta emanato il decreto, il minore va a vivere con altre persone, ma continuerà a rapportarsi con i genitori biologici (sempre che non siano dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale).

I soggetti affidatari, invece, devono provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione del minore in attesa che la famiglia originaria superi la crisi e torni a prendersi cura del figlio. Il Comune, comunque, stanzia dei contributi economici per tutto il tempo in cui si protrae l’affido.



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