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Risarcimento danni per caduta in strada

14 Marzo 2021
Risarcimento danni per caduta in strada

Avvallamento, dislivello o buca stradale: la responsabilità della pubblica amministrazione e il risarcimento non è scontato.

Sbaglia chi crede che basti un certificato del pronto soccorso per ottenere un risarcimento danni per una caduta in strada. Il percorso è molto più insidioso e intriso di ostacoli. La giurisprudenza è piuttosto restia nell’accordare facilmente ragione a chi si fa male a causa di avvallamenti, dislivelli, fosse, chiazze oleose, buche, ghiaia o altre insidie stradali. Se anche è vero che l’amministrazione titolare della strada è tenuta a garantire un suolo pubblico sicuro e in buono stato di manutenzione, è altresì vero che chi cammina deve prestare attenzione a dove mette i piedi. In buona sostanza, chi è distratto non può poi pretendere il risarcimento danni per caduta in strada.

La più recente giurisprudenza della Cassazione aiuta a districarsi nell’ambito di questa ricorrente problematica. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione.

Cosa serve per ottenere il risarcimento danni per caduta in strada

Chi cade per strada deve innanzitutto raccogliere le prove a proprio favore. Le prove devono concernere:

  • la presenza dell’insidia stradale: a tal fine potrà bastare una foto della buca, dell’avvallamento, del tombino, della mattonella del marciapiedi divelta, ecc. L’eventuale arrivo del pronto soccorso, della polizia o di altre autorità pubbliche aiuterà il danneggiato a fornire tale prova con una copia del relativo verbale stilato sul momento;
  • la caduta determinata dall’insidia stradale: è l’evento che ha generato il danno. L’unico modo per provare tale circostanza è la dichiarazione testimoniale di un terzo che abbia assistito all’episodio e che possa dire, innanzi a un eventuale giudice, non solo che il danneggiato è caduto, ma anche che ciò è avvenuto a causa dell’insidia presente sulla strada. La dimostrazione di tale circostanza è essenziale per escludere che la caduta sia stata determinata da altri fattori come, ad esempio, la spinta di un passante, un laccio di scarpe slacciato, ecc. Potrà testimoniare anche un parente o un amico del danneggiato, con esclusione solo del danneggiato stesso;
  • i danni riportati: a tal fine sarà necessario conservare il certificato del pronto soccorso a cui il danneggiato si è rivolto subito dopo la caduta, i successivi certificati medici, le ricevute per le medicine e l’eventuale fisioterapia, ecc.

Come fare per ottenere il risarcimento del danno?

Per ottenere il risarcimento bisogna innanzitutto inviare una lettera di diffida all’ente titolare del suolo ove è avvenuta la caduta. Può quindi trattarsi del Comune, della Provincia, della Regione o dello stesso Stato, a seconda del tipo di strada. 

La domanda di risarcimento deve assegnare all’amministrazione un termine massimo per provvedere. Attesi i tempi di solito dilatati con cui gli enti pubblici si muovono è verosimile ritenere che prima di sessanta giorni è improbabile ricevere una risposta.

In caso di silenzio o diniego da parte dell’amministrazione bisogna rivolgersi al giudice. Il magistrato competente è il giudice di pace per sinistri del valore fino a 5.000 euro; al di sopra di tale soglia è competente il tribunale.

Bisognerà a tal fine avviare una causa civile a mezzo del proprio avvocato, anticipando ovviamente le spese. Leggi sul punto Fare causa a qualcuno: quanto costa.

Quando non c’è risarcimento danni per caduta per strada

A questo punto dobbiamo affrontare l’aspetto più problematico della questione: la difesa dell’amministrazione titolare della strada. 

In proposito, la legge dice che al danneggiato basta dimostrare l’evento (ossia la caduta), il danno e il rapporto di causa-effetto tra la caduta e il danno (ossia i tre elementi che abbiamo indicato sopra). Invece, l’ente titolare della strada ha un solo modo per difendersi ed evitare di risarcire il danneggiato: dimostrare che la caduta è avvenuta per caso fortuito. Cosa si intende per «caso fortuito» il codice civile non lo specifica. Secondo i giudici si tratta di un fattore imprevedibile ed inevitabile che ha determinato il danno. Questo fattore può essere dato da fattori naturali (ad esempio un terremoto, una valanga, un evento che abbia determinato l’insidia stradale non consentendo, nell’immediato, di eliminarla ecc.) o dal comportamento imprudente del danneggiato. 

Nel primo caso si pensi alla caduta di un cornicione di un palazzo sulla strada, su cui il passante sia inciampato: se il danno si è verificato nell’immediatezza, tanto da non consentire al Comune di intervenire per tempo transennando la strada, non è dovuto il risarcimento. Infatti all’amministrazione bisogna comunque dare la possibilità materiale per mettere in sicurezza la strada. Risultato: tutte le cadute avvenute poco tempo dopo il verificarsi di un’insidia non sono indennizzabili.

Nel secondo caso, invece, si tiene conto del comportamento imprudente del danneggiato. Così tanto più l’insidia è visibile ed evitabile tanto minori sono le possibilità di ottenere il risarcimento. Si pensi a:

  • una fossa di grandi dimensioni;
  • una vistosa chiazza d’olio;
  • una strada in dissesto, con tanto di segnaletica;
  • una buca posta vicino casa, che pertanto il danneggiato era in grado di conoscere per aver più volte percorso il medesimo tratto;
  • un avvallamento visibile;
  • una caduta avvenuta per un ostacolo, in pieno giorno, quando l’illuminazione consentiva agevolmente di accorgersi dell’ostacolo;
  • una strada i cui sanpietrini sono palesemente in stato di dissesto, consigliando pertanto un comportamento più prudente del solito.

Al contrario può essere risarcita la caduta determinata da:

  • una piccola buca sul lato della strada, non visibile perché ricoperta di foglie o di ghiaia;
  • un avvallamento sulla strada che abbia determinato la caduta in un’ora notturna, su di un tratto non illuminato e privo di segnaletica;
  • un tombino apparentemente in regola ma sconnesso con la strada e perciò traballante;
  • un gradino rotto di una scalinata pubblica.

Non solo l’illuminazione della strada può decretare la sorte del risarcimento ma anche l’età: un giovane, più aitante e agile, è in grado di evitare il danno rispetto a un anziano.

L’errore di molti danneggiati è di ingigantire, nella ricostruzione della dinamica del sinistro, la descrizione dell’insidia stradale, per rimarcare la negligenza dell’amministrazione nella manutenzione della strada. In realtà è proprio questo comportamento a decretare l’insuccesso della pratica di risarcimento, poiché tanto più grande – e quindi visibile – è l’insidia, tanto maggiore si deve presumere l’imprudenza del danneggiato che non è riuscito ad evitare l’ostacolo.



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