Intramoenia fuori orario: cosa rischia il medico?

15 Marzo 2021 | Autore:
Intramoenia fuori orario: cosa rischia il medico?

Svolgere l’attività di libera professione a pagamento in ospedale durante il normale orario di lavoro fa scattare la truffa ai danni dello Stato.

Dice il ministero della Salute: «La libera professione intramuraria, chiamata anche “intramoenia“, si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa». Significa che il medico può ricevere privatamente un paziente nella struttura ospedaliera e fargli pagare la tariffa prevista per la libera professione, purché – appunto – lo faccia al di fuori del suo orario di lavoro.

Se, invece, il dottore riceve un paziente in ospedale durante l’orario di lavoro e gli fa pagare la tariffa come «privato», commette truffa ai danni dello Stato. Lo ha stabilito recentemente la Cassazione in una sentenza [1] con cui ha condannato un medico per avere esercitato l’intramoenia fuori orario. Dove per «fuori orario» si intende quando non doveva perché già retribuito dallo Stato.

Ad aggravare la situazione del camice bianco, il fatto che per raggiungere il suo studio in tempo nemmeno timbrava il cartellino in uscita e che percepiva anche l’indennità di esclusiva.

La legge, a proposito dell’attività intramoenia, è tassativa: al medico è consentito l’utilizzo delle strutture e degli spazi dell’ospedale, dell’ambulatorio e della clinica in cui opera ad uso privato fuori dal suo normale orario di lavoro, cioè quando ha concluso le prestazioni a cui è tenuto dal contratto di lavoro e per le quali è retribuito dallo Stato. Il medico è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte da parte del paziente. Le prestazioni sono generalmente le stesse che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto con il Servizio sanitario nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia, spiega ancora il ministero della Salute, garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione.

La legge, inoltre, stabilisce il divieto di svolgere l’attività di libera professione presso studi professionali collegati in rete dove operano anche professionisti non dipendenti o non convenzionati del Servizio sanitario nazionale, ovvero dipendenti non in regime di esclusività, salvo deroga dell’azienda del Ssn e a condizione che sia garantita la completa tracciabilità delle singole prestazioni.

Per i direttori generali che non organizzeranno l’attività è prevista la decurtazione dalla retribuzione di risultato pari ad almeno il 20% o, nel caso di grave inadempienza, la destituzione dell’incarico.


note

[1] Cass. sent. n. 9877/2021 del 12.03.2021.


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