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Omesso versamento ritenute: quando non è reato

15 Marzo 2021 | Autore:
Omesso versamento ritenute: quando non è reato

Cosa rischia il datore di lavoro che non versa le trattenute operate ai dipendenti? Dipende dall’importo: in alcuni casi la condotta è scriminata.

L’obbligo contributivo è una faccenda seria. Il datore di lavoro, quando corrisponde le retribuzioni ai propri dipendenti, agisce anche come sostituto d’imposta nei confronti dello Stato: egli infatti applica le trattenute previdenziali ed assistenziali di legge e il lavoratore, salvi particolari casi, riceve lo stipendio già al netto di queste voci. Ovviamente il datore non può trattenerle per sé e se lo fa commette reato. Deve versarle entro un preciso termine, oltre il quale scatta la denuncia nei suoi confronti.

Per stabilire la rilevanza penale però contano molto l’importo e il periodo, invece il numero di lavoratori coinvolti è irrilevante, al limite ne basta uno solo. Ora vedrai precisamente quando l’omesso versamento di ritenute non è reato e in quali casi invece si configura l’illecito penale: qualche anno fa c’è stata una parziale depenalizzazione e talvolta la giurisprudenza esclude la punibilità se la condotta non è abituale e l’importo non si discosta molto dalle soglie di legge.

Il reato di omesso versamento di ritenute

L’omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali è previsto dalla legge come reato [1], punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro. La prova del reato di solito consiste nella documentazione obbligatoria verso i lavoratori dipendenti: buste paga e comunicazioni dell’importo delle retribuzioni all’Inps tramite i modelli DM10. Ma la commissione del reato può essere desunta anche dalla testimonianza resa nel processo dagli ispettori dell’Inps che hanno svolto gli accertamenti [2].

Omesso versamento di ritenute: soglia di punibilità

Una legge del 2016 [3] ha eliminato la sanzione penale indiscriminata in tutti i casi di ritenute non versate ed  ha introdotto una soglia di punibilità pari a 10mila euro annui: se i contributi non versati non superano tale importo per ciascuna annualità, il fatto non ha rilevanza penale si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 10mila ad un massimo di 50 mila euro.

Ritenute non versate: quando il reato è depenalizzato

Questa nuova norma ha introdotto la depenalizzazione delle condotte di omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali che, complessivamente considerati per ogni anno di imposta, non oltrepassano la soglia di 10mila euro. Pertanto gli imputati per condotte pregresse saranno assolti con la formula «perché il fatto non è (più) previsto dalla legge come reato».

Trattandosi di una legge sopravvenuta favorevole al reo, si applica retroattivamente anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore, salvo che il procedimento penale sia stato definito con sentenza irrevocabile prima del 6 febbraio 2016, ma anche in tali casi, se la pena non è stata eseguita, è possibile ricorrere al Giudice dell’esecuzione penale per ottenere la revoca della sentenza o del decreto penale di condanna.

Omesso versamento ritenute: esclusione dalla punibilità

Anche quando gli importi delle ritenute non versate superano la soglia dei 10mila euro annui, il trasgressore può beneficiare di una speciale clausola di esclusione dalla punibilità penale: il datore di lavoro che versa le ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento dalla violazione va indenne da qualsiasi conseguenza penale. Se l’importo dovuto è al di sotto dei 10mila euro, il versamento avvenuto entro tali termini estingue anche la sanzione amministrativa.

La legge prevede che la denuncia di reato alla procura della Repubblica è trasmessa dall’organo che ha rilevato la violazione soltanto alla scadenza di tale termine, in modo da favorire lo spontaneo adempimento, ma durante tale periodo si sospende il corso della prescrizione del reato.

Ritenute non versate: la particolare tenuità del fatto

Oltre a questa esimente specifica, nel nostro ordinamento esiste una speciale clausola di non punibilità del fatto che, pur costituendo reato, rientra nell’ipotesi di «particolare tenuità» [4]. La giurisprudenza [5] la ritiene applicabile al reato di omesso versamento di ritenute quando gli importi superano di poco l’ammontare della soglia dei 10mila euro annui e la condotta dell’autore dell’illecito è occasionale.

Con una nuova sentenza la Cassazione [6] – decidendo il caso di un imprenditore imputato quando le soglie di punibilità non erano ancora entrate in vigore – ha ulteriormente precisato le condizioni di riconoscimento di questo beneficio al datore di lavoro imputato per il reato di mancato versamento delle ritenute contributive e assistenziali: infatti quando l’omissione si riferisce a più annualità diverse, molti giudici di merito ritenevano compiuta la reiterazione del reato e questo costituirebbe un motivo ostativo per riconoscere la causa di non punibilità.

Ma la Suprema Corte ha affermato in proposito che la reiterazione abituale della condotta illecita è esclusa dal fatto che «le eventuali e successive omissioni si atteggiano quali momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata la cui definitiva cessazione coincide o con la infruttuosa scadenza del termine previsto per il versamento dell’ultima mensilità omessa ovvero con la data del 16 gennaio dell’anno successivo a quello di immediato riferimento» ed in motivazione ha richiamato un proprio precedente analogo [7]. Per approfondimenti leggi anche gli articoli “Omesso versamento ritenute previdenziali: ultime sentenze” e “Omesso versamento ritenute dipendenti: quando è reato“.


note

[1] Art. 2, comma 1 bis, D.L. n. 463/1983, conv. in Legge n.  638/1983.

[2] Cass. sent. n.  23185 del 30.07.2020.

[3] Art. 3, comma 6, D. Lgs. n. 8 del 15.01.2016.

[4] Art. 131 bis Cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 39413 del 03.09.2018.

[6] Cass. sent. n. 9909/21 del 12.03.2021.

[7] Cass. sent. n. 649 del 09.01.2017.


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