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Modifica delle mansioni del lavoratore: quale disciplina?

23 Luglio 2021
Modifica delle mansioni del lavoratore: quale disciplina?

Il lavoratore deve essere adibito al ruolo per il quale è stato assunto ma, al ricorrere di determinati presupposti, è possibile modificare i compiti assegnati.

Sei stato assunto con mansioni di addetto alla segreteria. In realtà, ormai da un anno, svolgi le funzioni di capo ufficio segreteria poiché chi svolgeva questo ruolo si è dimesso. Vuoi sapere come funziona la disciplina delle mansioni e come puoi tutelare i tuoi diritti.

La legge tutela il bagaglio professionale del lavoratore prevedendo che il datore di lavoro debba adibire il dipendente alle mansioni per cui è stato assunto. La modifica delle mansioni del lavoratore è possibile solo al ricorrere di determinati presupposti: ma quale disciplina occorre seguire? Nel 2015, la normativa che regola la facoltà del datore di lavoro di cambiare le mansioni del lavoratore è stata modificata dalla legge e la possibilità di un cambiamento del ruolo del dipendente durante lo svolgimento del rapporto di lavoro è stata ampliata.

Cosa sono le mansioni del lavoratore?

Le mansioni del lavoratore sono un elemento essenziale del contratto di lavoro poiché individuano, sotto il profilo oggettivo, le concrete attività che il dipendente è chiamato a svolgere nell’esecuzione del contratto di assunzione. Le mansioni del lavoratore sono, di solito, raggruppate nella qualifica professionale (o job title), ossia, il ruolo ricoperto dal lavoratore all’interno dell’azienda.

Le mansioni del dipendente devono essere specificate nel contratto di lavoro al fine di definire la posizione del lavoratore nell’organizzazione aziendale. Successivamente, nell’ambito del contesto di lavoro, le mansioni vengono ulteriormente dettagliate attraverso le istruzioni e le direttive impartite dal datore di lavoro al dipendente.

Cos’è l’inquadramento del lavoratore?

All’atto dell’assunzione al lavoratore viene assegnato un determinato inquadramento che individua il grado gerarchico e di responsabilità all’interno della struttura aziendale.

In particolare, al lavoratore viene assegnata:

  • la categoria legale, ossia, la posizione di dirigente, quadro, impiegato od operaio;
  • il livello di inquadramento nella scala di classificazione del personale prevista dal Ccnl.

I contratti collettivi raggruppano le qualifiche all’interno di livelli di inquadramento omogenei cui si ricollegano mansioni di pari responsabilità e complessità.

Mansioni del lavoratore: cos’è lo ius variandi?

Nel corso del rapporto di lavoro, il datore di lavoro potrebbe avere l’esigenza di modificare le mansioni assegnate al lavoratore in fase di assunzione. Tale facoltà di modifica unilaterale dei compiti del dipendente viene detta ius variandi e può essere esercitata solo se ricorrono una serie di requisiti.

In linea generale, la legge [1] prevede che il datore di lavoro debba adibire il lavoratore alle mansioni per cui è stato assunto. Tuttavia, è possibile modificare le mansioni del dipendente nei seguenti casi:

  • il dipendente può essere assegnato a mansioni diverse da quelle previste dal contratto purché siano ricomprese nella stessa categoria legale e nel medesimo livello di inquadramento;
  • il dipendente può essere assegnato a mansioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto purché siano ricomprese nella stessa categoria legale e appartenenti al livello di inquadramento immediatamente inferiore solo se si verificano modifiche organizzative che incidono direttamente sul posto di lavoro ricoperto dal dipendente.

Vi è, dunque, un’assoluta libertà di modifica delle mansioni se si resta nello stesso livello di inquadramento. Un cambiamento in pejius, invece, è possibile solo come extrema ratio per salvare il posto di lavoro del dipendente.

Mansioni superiori: cosa sono?

In alcuni casi, il datore di lavoro richiede al dipendente di svolgere mansioni superiori, appartenenti ad un livello di inquadramento superiore. La legge prevede che il lavoratore, in questo caso, matura il diritto a ricevere il trattamento retributivo relativo ai compiti superiori svolti. Inoltre, se l’adibizione a mansioni superiori dura per oltre 6 mesi (o il diverso periodo di tempo previsto dal Ccnl) il dipendente ha anche diritto ad ottenere in pianta stabile il superiore inquadramento.

Cos’è il patto di demansionamento?

Al di fuori delle ipotesi che abbiamo analizzato, le parti possono modificare in senso peggiorativo per il dipendente la categoria legale, il livello di inquadramento, le mansioni e la retribuzione spettante al lavoratore solo per perseguire l’interesse del dipendente a:

  • una diversa esperienza professionale;
  • il miglioramento delle condizioni di vita;
  • la salvaguardia del posto di lavoro.

L’accordo di modifica in pejus delle condizioni contrattuali del dipendente viene detto patto di demansionamento ed è legittimo solo se, oltre al perseguimento dei predetti fini, viene stipulato innanzi ad una “sede protetta”, ossia innanzi a:

  • giudice del lavoro;
  • commissioni di conciliazione istituite presso l’Ispettorato territoriale del lavoro;
  • sede sindacale;
  • commissioni di certificazione dei contratti di lavoro.

note

[1] Art. 2103 cod. civ.


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