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Come annullare le multe con le immagini di Google

16 Marzo 2021 | Autore:
Come annullare le multe con le immagini di Google

Le foto possono dimostrare che il segnale di divieto non era visibile all’automobilista: così il verbale cade. I giudici ritengono valida questa prova.

Quante volte ti è capitato di non vedere un segnale stradale mentre eri alla guida e così sei incappato in una contravvenzione? Le strade italiane sono piene di segnaletica cui bisogna prestare sempre la massima attenzione: apparecchi autovelox, semafori o semplici cartelli indicatori di divieti di sosta o limiti di velocità. Certo, non puoi dire al poliziotto o al vigile di non esserti accorto del segnale e la distrazione costa cara. Ma se i tuoi occhi sono inaffidabili, quelli elettronici invece vengono ritenuti più credibili dai giudici.

Vediamo come annullare una multa stradale con le immagini di Google: esse possono fare prova a favore del conducente multato, come ha stabilito una recente sentenza del giudice di Pace di Brindisi [1] che ha accolto il ricorso di un automobilista annullando il verbale di divieto di sosta.

Le immagini di Google

Google non è soltanto un motore di ricerca testuale, ma anche un atlante alimentato da immagini di tutto il mondo. Se lo usi già conosci la funzione Street View, che ti aiuta ad orientarti in un viaggio indicandoti i percorsi.

La raccolta delle immagini è di due tipi: c’è il servizio Google Maps che riproduce la cartina geografica di una determinata zona attraverso foto terrestri, e il mappamondo Google Earth alimentato da immagini satellitari ed aree, che offre la visione dall’alto di un territorio.

In entrambi i casi, le foto sono quasi sempre di ottima qualità e la risoluzione è molto dettagliata: i particolari possono essere visualizzati con chiarezza ed ingranditi con la funzione “zoom” in modo da evidenziare i diversi dettagli. La visione può essere sia bidimensionale in formato cartina, sia tridimensionale ed essa mostra la zona o la strada di interesse nel suo aspetto reale, come se tu ti trovassi lì a percorrerla veramente.

La data delle immagini di Google varia a seconda delle zone e non c’è una frequenza di aggiornamento prestabilita, ma un’apposita funzione consente di conoscere quando è stata scattata la foto ed anche di verificare i cambiamenti dei luoghi, se sono presenti in archivio foto meno recenti rispetto a quella attuale.

L’uso delle immagini di Google come prova nei processi

Da tempo, le immagini di Google vengono usate per rilevare reati ed altre forme di illeciti, come gli abusi edilizi: gli organi accertatori dei Comuni possono facilmente scovare le violazioni, come le difformità delle opere realizzate rispetto a quelle approvate e risultanti sulle mappe catastali, semplicemente consultando Google Earth. Le immagini di Google costituiscono, ai sensi della legge, un documento, in quanto rappresentano un fatto storico, costituito dall’illustrazione dello stato di un luogo in un determinato momento.

L’uso delle immagini fotografiche, comprese quelle estratte da Google, è consentito dalla legge [2] anche nei processi penali, dove è ammessa l’acquisizione a fini di prova di tutti gli «altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia e qualsiasi altro mezzo»: una formula ampia, che comprende le registrazioni, i filmati ed anche le foto. La giurisprudenza infatti ne ammette l’uso [3] e le ritiene una valida prova documentale degli abusi edilizi commessi, sia al fine di accertare la consistenza delle opere sia per stabilire la data di realizzazione.

Quando le foto di Google annullano il verbale

Nel caso accennato in apertura, un automobilista era stato contravvenzionato dalla Polizia locale per divieto di sosta (aveva occupato con la propria auto un parcheggio riservato ai disabili). L’uomo ha impugnato il verbale ed ha motivato il ricorso con la «mancanza di adeguata segnaletica»: a suo dire, non c’era alcun cartello visibile e non era apposta neanche la prescritta segnaletica orizzontale nella piazzola riservata.

Il Comune, per provare che il segnale era regolarmente apposto, ha prodotto una «foto estratta da Google» (la sentenza non specifica se è stata tratta da Google Maps o da Google Earth) scattata qualche mese prima della data dell’infrazione, ma proprio qui è caduto perché il contribuente ha prodotto foto più recenti, eseguite nello stesso mese della violazione, «dalle quali si evince chiaramente che il segnale in alto è praticamente nascosto dal fogliame e che per terra non c’è indicazione dello stallo per disabili».

Il giudice di Pace ha comparato queste fonti probatorie ed ha rilevato che «da detto fotogramma è agevole verificare l’assoluta non visibilità del segnale, collocato in alto e tra una parete di fogliame rigoglioso» ed ha anche rilevato «l’inesistenza di qualsivoglia segnaletica verticale, attestante il divieto di sosta per spazio riservato ai disabili».

Risultato: opposizione accolta ai sensi di legge [4] «non essendovi prove sufficienti della responsabilità del trasgressore». Il verbale di contestazione è stato così annullato e dichiarato privo di effetti, con condanna del Comune alla refusione delle spese di lite in favore del ricorrente.


note

[1] Giudice di Pace di Brindisi, sent. n. 1214/20 del 07.10.2020.

[2] Art. 234 Cod. proc. pen.

[3] Cass. sent. n. 37611/20 del 29.12.2020.

[4] Art. 7 comma 10 D.Lgs. n.150/2011.


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