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Il profilo falso su Facebook è reato se utilizzato per…

18 febbraio 2018


Il profilo falso su Facebook è reato se utilizzato per…

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 febbraio 2018



Profili falsi, doppi profili e molestie su Facebook: i fake dei social network, tra molestie e reati vari.

Aprire un profilo falso su Facebook non è reato a meno che si assumano i connotati di una persona realmente esistente, rubandoglieli. In altre parole non è illegale dotarsi di un nickname, di un nome di fantasia, e utilizzarlo come proprio profilo personale per comunicare con le persone che, in tal modo, sono perfettamente consapevoli di avere davanti “una maschera”. Si pensi al profilo di una persona che utilizzi un nome e un’immagine di un personaggio di fantasia. Ciò che è vietato è rubare l’identità a una persona realmente esistente come nel caso in cui una persona simuli di essere un’altra prendendo a prestito le sue generalità e qualche foto scaricata dal suo profilo: scatta allora il reato di «furto d’identità. Ma non è l’unica ipotesi in cui il profilo falso su Facebook è reato. Un’altra potrebbe essere quella di chi utilizza il fake per adescare una minorenne nel qual caso scatta anche una apposita aggravante. Qui di seguito vedremo tutti i casi in cui l’utilizzo del profilo falso su Facebook è reato.

Perché doppi profili Facebook?

Prima di capire quando è reato aprire un profilo falso su Facebook diamo uno sguardo a questo dilagante fenomeno. Di recente, l’Ansa ha stimato che, all’interno dei social network, un profilo su tre sarebbe falso (in gergo tecnico si dice “fake”). Il regolamento Facebook vieta di fornire informazioni personali false e creare più di un account personale (pratica tuttavia particolarmente frequente). Da un punto di vista giuridico, invece, il doppio profilo Facebook non è di per sé sanzionabile, tranne nel caso in cui venga utilizzato per compiere attività illecite.

In genere, chi propende per il doppio profilo ha:

  • un “profilo ufficiale”, con informazioni e foto vere, e amici reali;
  • un secondo profilo tarocco, per interagire con persone sconosciute, con le quali entrare in contatto senza condividere la propria vera identità.

Questi profili non ufficiali sono inoffensivi quando creati solo per fare nuove amicizie ed esprimere in libertà tendenze e passioni “nascoste” [3]. In altri casi, però, possono essere aperti per finalità illecite, come il compimento di molestie, minacce, diffamazioni, truffe, furti di identità e di dati sensibili. Tuttavia, chi utilizza un account fake solo per molestare altre persone non deve dimenticare che ciascun profilo Facebook, vero o falso che sia, consente di risalire all’ID utente del soggetto che lo usa. È una operazione che può compiere lo stesso iscritto a Facebook (per scoprire come fare, leggi l’articolo: “Molestie su Facebook: ecco come scoprire i profili falsi”): ciò consente di identificare il “numero di targa virtuale” del molestatore e procedere così alla successiva denuncia.

Allo stesso modo, l’utente di Facebook può smascherare i profili che contengono foto false, chiaro segnale di un profilo non veritiero, attraverso la funzione di ricerca presente in Google immagini (per un approfondimento, leggi l’articolo “Scopri chi ha il profilo Facebook con foto false”).

Profilo falso su Facebook di persona non esistente

Creare un profilo falso su Facebook di una persona non esistente non è reato se lo si usa senza commettere illeciti. Si pensi al caso del fan di un personaggio dei fumetti e utilizza questo nome pubblicamente.

Al contrario, la creazione di un fake per infastidire un’altra persona in chat fa scattare una condanna penale per molestie. A dirlo è la Cassazione [1] secondo cui il reato di molestie [2] – che condanna tutte le condotte volte a importunare gli altri in luogo pubblico o aperto al pubblico o tramite il telefono – si può configurare anche sul social network trattandosi di luogo virtuale ove è consentito l’accesso di chiunque utilizzi la rete; si tratterebbe quindi di «luogo aperto al pubblico».

Quando il comportamento diventa insistente e ripetuto, anche se per lassi di tempo non particolarmente protratti si può incorrere nel reato di stalking.

Creare un profilo falso su Facebook può essere vietato anche quando, al fine di “rimorchiare” una ragazza, le si fa credere di rivestire particolari ruoli o di essere una persona che non si è. Si pensi al caso di una persona che si spacci quale capo dell’ufficio personale di una grossa azienda solo per avere un appuntamento con una donna e, dopo averle fatto credere di poterla assumere, consumi con lei un rapporto sessuale. Pur se la vittima si è concessa con il preciso intento di ottenere un vantaggio economico, secondo la Cassazione spacciarsi per un persona diversa, attribuendosi delle qualità o delle identità che non si hanno, costituire reato di violenza sessuale. Questo perché, nel momento del rapporto, il consenso deve essere totale e deve coinvolgere non solo l’atto in sé ma anche l’identità della persona con cui lo si compie. Credere di fare sesso con una persona e invece farlo con un’altra costituisce una lesione alla libertà di autodeterminazione.

Creare un profilo Falso su Facebook celando la propria età solo per adescare una minore di 14 anni e farle credere di essere più piccolo per poi avere un rapporto sessuale con lei integra il reato di atti sessuale con un minore con l’aggravante dell’utilizzo del social network come «modalità subdola dell’adescamento». Lo ha chiarito di recente la Cassazione [3].

Profilo falso su Facebook di persona esistente

Quando si utilizza l’identità di una persona esistente o di un’azienda si commette sempre il reato di sostituzione di persona [4] a prescindere dalle finalità. La vittima, quindi, può sempre sporgere denuncia [5]. Non rileva che lo scopo non sia quello di commettere altri reati, molestare, invadere l’altrui privacy, ecc. Basta il semplice appropriarsi di un nome non proprio per poter configurare l’illecito penale, indipendentemente dal danno o dal vantaggio che viene perseguito. Che dire però dei frequenti casi di omonimia? Naturalmente non vi è alcun reato nel creare un profilo Facebook con il proprio nome pur se questo è stato già utilizzato da altre persone. Quanti “Mario Rossi” esistono in Italia?

Non vi è neanche reato nel creare un profilo falso con un nome inventato se poi si scopre che questo nome corrisponde a quello di battesimo di un’altra persona davvero esistente. Difatti il reato di «sostituzione di persona» richiede la malafede (il cosiddetto «dolo specifico»): è necessaria cioè l’intenzione di appropriarsi di un nome altrui, ossia quello di una persona specifica, allo scopo di far cadere gli altri utenti in errore e far sì che questi scambino il fake con l’originale (ad esempio con le medesime foto o data di nascita). Facciamo un esempio. Se creo un profilo falso con il nome “Osvaldo Mariani” solo perché non voglio dare a Facebook e alla gente il mio nome effettivo sono libero di farlo. Se dovesse esistere già un Osvaldo Mariani, questi non potrebbe rivendicare alcunché nei miei riguardi, salvo abbia usato le sue foto, carpito le sue generalità (data di nascita, città di residenza, attività, ecc.) facendo così in modo che tutti mi scambino per lui. Al contrario, se creo un profilo Osvaldo Mariani con una foto di fantasia, con generalità inventate di sana pianta e con altri dati che non generano confusione con “l’originale” non commetto reato.

Aprire una fanpage con il nome di un prodotto o di un marchio già esistente

Può costituire un illecito civile quello commesso da chi apre una pagina Facebook o una fanpage con il nome di un’azienda già esistente. L’appropriazione del marchio altrui, potrebbe infatti configurare una concorrenza sleale o un comportamento volto a danneggiare l’altrui immagine. In tali ipotesi però non siamo più in presenza di un reato ma di un illecito civile che può dare luogo al risarcimento del danno oltre che all’inibitoria all’utilizzo di tale nome.

Profilo falso: a chi denunciare?

In caso di reati commessi a mezzo di profilo Falso ci si può rivolgere al più vicino ufficio di polizia postale per sporgere la querela. Gli atti verranno trasmessi alla competente procura della Repubblica per l’avvio delle indagini e l’individuazione del colpevole. Facebook non sempre collabora.

Facebook: quali i rimedi contro i falsi profili?

Creare un profilo falso è, quindi, davvero facile. Tuttavia un rimedio esiste: bloccare l’utente fasullo.

Per denunciare/bloccare/segnalare un account falso su facebook occorre eseguire piccoli e semplici passi:

  • entrare/visitare il profilo “falso”;
  • cliccare sul tasto a forma di ruota dentata/ingranaggio situato accanto alla voce “messaggio”;
  • si apre una finestra nella quale selezionerete la voce “Segnala/Blocca”;
  • si apre un riquadro nel quale sono indicate le diverse opzioni a vostra disposizione (la possibilità di annullare la ricezione di ciò che pubblica o di rimuovere l’account falso definitivamente dai vostri amici; bloccare una segnalazione o inviarne una a Facebook);
  • cliccando sulla voce “Segnala l’account di *** ” si apre un’ulteriore finestra dove è possibile specificare il motivo della segnalazione: nome falso, minacce/abusi/molestie, profilo falso, contenuti inappropriati o account di azienda/organizzazione.

note

[1] Cass. pen. sent. n. 37596/2014.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 7006/18 del 14.02.2018.

[4] In base all’art. 494 cod. pen.: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.

[5] Cass. sent. n. 9391/14.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 30 novembre 2017 – 14 febbraio 2018, n. 7006
Presidente Rosi – Relatore Macrì

Ritenuto in fatto

1. P.G.M. è stato chiamato a rispondere del reato di cui al capo A), art. 609quater, n. 1, c.p., perché, dopo aver fatto entrare in auto la persona offesa, minore infraquattordicenne, baciandola in bocca, le aveva sfilato i pantaloni e gli slip, ed aveva consumato un rapporto sessuale completo, in (omissis) ; al capo B), art. 609undecies c.p., perché, allo scopo di commettere il delitto di cui al capo A), utilizzando un falso profilo facebook e dichiarando di avere 17 anni, aveva adescato la minore predetta, in (omissis) .
1.1. Con sentenza in data 12.1.2016, il Giudice dell’udienza preliminare di Napoli ha condannato l’imputato ad anni 4 di reclusione, oltre spese anche di custodia cautelare, pene accessorie e risarcimento del danno alla parte civile da liquidarsi in separata sede, assorbito il reato di cui al capo B) nel reato di cui al capo A) e con la diminuzione del rito.
1.2. Con sentenza in data 18.11.2016 la Corte di appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado.
2. Con il primo motivo di ricorso, l’imputato lamenta la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p. in relazione alla violazione dell’art. 192 c.p.p., quanto al verbale delle dichiarazioni rese ex art. 391bis c.p.p. dal testimone oculare V.F. in data 5.10.2015, il cui contenuto era differente e logicamente incompatibile con quanto argomentato nella sentenza impugnata sì da portare ad un giudizio di natura completamente diverso. Il teste aveva infatti riferito che l’amico gli aveva detto che provava del sentimento per la ragazza, che l’aveva accompagnato ad un parcheggio dove si erano visti per dieci minuti, che egli si era allontanato per lasciarli parlare da soli.
Con il secondo motivo di ricorso, deduce la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), in relazione agli art. 192 c.p.p., 609quater, comma 4, 609undecies, 62bis c.p. Assume che non era idonea né supportata da adeguata logicità la motivazione che aveva condotto ad escludere l’ipotesi attenuata di cui all’art. 609quater, comma 4, c.p. La Corte territoriale si era limitata ad indicare quale elemento di gravità l’adescamento con il falso profilo facebook. Tuttavia, tale circostanza, neanche suffragata dalla prova raccolta, non poteva ritenersi idonea a fondare la condanna perché, al limite, rilevava ai fini della colpevolezza del delitto di cui all’art. 609undecies c.p. Quanto alla consumazione del delitto di “atti sessuali”, la precedente condotta di adescamento non poteva influire perché si doveva invece invocare il contenuto degli atti ed eventualmente la sussistenza di una coercizione morale e psicologica. La Corte territoriale aveva omesso di indagare se vi erano stati comportamenti di tale natura, limitandosi a sottolineare l’adescamento come elemento sintomatico di gravità.
Lamenta in particolare la motivazione apparente perché era stato posto a fondamento dell’esclusione della riqualificazione del fatto contestato un solo elemento che, per la sua natura, non incideva sul delitto di atti sessuali: una cosa era dimostrare la gravità degli atti sessuali ed un’altra dimostrare che gli stessi erano teleologicamente collegati ad un’attività di capzioso e subdolo adescamento. Rispetto alla negata concessione delle circostanze attenuanti generiche, la Corte territoriale si era limitata a riprodurre apoditticamente gli stessi parametri utilizzati per negare la riqualificazione del fatto così come invocata e per affermare la responsabilità penale in relazione al delitto di cui all’art. 609undecies c.p., omettendo di considerare il comportamento processuale tenuto, sia quando sottoposto ai vincoli cautelari sia in sede di spontanee dichiarazioni, ove aveva affermato di essersi pentito di aver avuto una relazione sentimentale con la ragazza e di essere pronto ad assumersene ogni responsabilità.

Considerato in diritto

3. Il ricorso è manifestamente infondato.
3.1. Lo stesso imputato ha dichiarato di aver ammesso gli addebiti, sebbene giustificati da un reale sentimento provato nei confronti della minore.
In considerazione di ciò, del tutto irrilevante appare il primo motivo di ricorso relativo all’interpretazione della testimonianza dell’amico.
Sta di fatto che l’imputato aveva un falso profilo su facebook e con questo aveva adescato la ragazzina con cui aveva consumato il rapporto di cui al capo d’imputazione.
La Corte territoriale ha confermato il giudizio di attendibilità della persona offesa già reso in primo grado, perché il certificato della psicologa, acquisito in atti, lungi dall’evidenziare i denunciati profili d’inattendibilità, dava conto piuttosto del profilo di una ragazza fragile, soggiogata da un uomo più grande, desiderosa di apparire agli occhi di questi più matura ed attraente della sua età anagrafica. La separazione dei genitori le aveva provocato una sensazione di vuoto con ricerca di conferme e riconoscimenti personali, anche al di fuori dell’ambito familiare. Questa situazione l’aveva indotta ad una tendenziale idealizzazione di persone e rapporti con un’incapacità di valutare le conseguenze di atti e comportamenti propri ed altrui.
3.2. Quanto al trattamento sanzionatorio, la motivazione della sentenza impugnata è sufficiente sia con riferimento alla negazione dell’attenuante del fatto di minore gravità sia con riferimento alla negazione delle attenuanti generiche, considerata la modalità subdola dell’adescamento con il falso profilo sui social network, tesa ad ottenere prima delle foto spinte e poi ad instaurare una relazione di fiducia con la ragazza solo per avere dei rapporti sessuali completi, l’estrema gravità oggettiva del fatto, l’intensità del dolo e la lesività dell’equilibrio psico-fisico della vittima.
3.3. Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per il ricorrente, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Le spese della costituzione di parte civile ammessa al patrocinio a carico dell’Erario sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, nonché alla refusione delle spese del grado sostenute dalla parte civile R.R. che liquida in Euro 3.000,00 oltre accessori di legge, spese generali al 15% da distrarsi in favore dell’Erario.


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11 Commenti

  1. èreato avere ,profili falsi a scopo di molestie e/o offese anche su algtri siti di social network o simili (tipo chat)?

  2. buon giorno , sono roberto trolese , il mio primo profilo è mio , invece quello secondo è stato clonato , ciao roberto

  3. Google immaggini funziona solo su una foto su 1000 in ogni sito consigliate Google immaggini col copia e incolla ,l ho fatto su centinaia di foto e non da nulla ! l ho provato pure su foto che sapevo erano fake e non da nulla perciò Google immaggini non è assolutamente affidabile anzi direi totalmente inutile ! buona serata ! ho il pc da 9 anni e qualcosina l ho imparata e anche da solo !!!

  4. puo’ ritenersi una minaccia anche se non si fa nessun nome e cognome?

    esempio : se io scivo sul mio diario: te la faccio pagare!! senza riferirmi a una singola persona, puo’ risultare come minaccia?
    Mauro

  5. salve io ho una pagina e un profilo facebook chiamata “luigi u’cane”, l’utilizzo di tale profilo senza diffamare alcuno o calunniare alcuno è reato? Grazie

  6. c’è una mia amica che viene tradita dal suo moroso ( lo so per certo perché conosco la sua amante). Io vorrei avvisarla in maniera anonima, per evitare conseguenze. Voglio dire solo la verità. Premetto che non conosco indirizzo o numero di telefono. Farlo tramite Facebook è reato?

  7. dove sta scritto sul regolamento di facebook che un utente non può avere due o più profili veritieri????? Perchè facebook allora rompe le palle chiudendoli??????? Ma perchè zuckerberg invece che dar fastidio a chi ci lavora con i social non mette in campo misure restrittive con i crismi per non incorrere nel danneggiare talune persone oneste a discapito di chi invece usa i profili per scopi illeciti???????

  8. io son donatella mi hanno clonato il profilo, e poi quando sono riuscita a rientrare, in facebook, con un altra email. mi sono trovata cancellata da gruppi a cui tenevo, adesso non credono anche se dico, ed è la verità che mi hanno clonato il profilo. consiglio a tutti di non mettere la prorpia foto sul profilo, e di non mettere le proprie foto nel proprio diario. anche per tv hanno detto che spesso clonano i profili, e anche con la tua foto fanno cose zozze, oltre che con quelle dei tuoi parenti o amici

  9. A mio parere l’articolo andrebbe revisionato in quanto il reato di sostituzione di persona è stato depenalizzato, art. 494, dal governo renzi e si paga una multa se si infrange questa legge, il carcere no.
    Da contare poi che i profili fake disattivati sono ormai 500milioni, quindi cosa facciamo costruiamo le carceri nei deserti per chi ha creato un profilo falso su social network?
    Oppure è facebook che dovrebbe fare qualcosa prima di fare iscrivere qualcuno e non bloccarlo dopo, visto che ci sono milioni di utenti fake?

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