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Coppia non sposata con figlio: vantaggi e svantaggi

15 Marzo 2021
Coppia non sposata con figlio: vantaggi e svantaggi

Diritti e doveri dei genitori e dei figli di coppie di fatto e differenze rispetto alle coppie sposate.  

Un nostro lettore ci chiede cosa succederebbe se una coppia non sposata dovesse avere un figlio: quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi di tale situazione? E nel caso in cui i due decidessero di separarsi, quali diritti e doveri deriverebbero per i genitori? 

In generale possiamo dire che, salvo alcune particolarità che a breve tratteremo (legate soprattutto al riconoscimento del bambino e all’assegnazione della casa), i rapporti tra genitori e figli non cambiano in base alla natura del legame che i due scelgono per la loro convivenza. Dunque, tanto i figli di coppie sposate quanto quelli di coppie non sposate vantano gli stessi diritti, così come identici sono gli obblighi del padre e della madre. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Coppia non sposata con figlio: riconoscimento

I figli che nascono da coppia sposata non devono essere riconosciuti. Essi infatti si presumono nati proprio dal marito e dalla moglie senza che sia necessaria una dichiarazione in tal senso. Quindi è sufficiente che uno dei genitori vada a dichiarare in Comune la nascita del figlio per far sì che questi si consideri già automaticamente nato dalla coppia in questione. Di conseguenza il figlio porterà il cognome del padre e, se i due lo vogliono, anche quello della madre.

Invece i figli che nascono da coppia di fatto devono essere riconosciuti dal padre. La legge infatti non potrebbe mai presumere chi possa essere il genitore maschio in assenza di un espresso riconoscimento. Ciò ovviamente lascia spazio alla possibilità che il padre, contravvenendo comunque a un proprio obbligo legale, “scappi” senza riconoscere il figlio come proprio. Ciò imporrebbe alla madre e/o al figlio stesso un’azione legale in tribunale volta a chiedere il riconoscimento giudiziale tramite l’esame del Dna. 

Il mantenimento del figlio

Tanto il figlio nato da una coppia sposata quanto quello da una coppia di conviventi deve essere mantenuto fino a quando non raggiunge l’autonomia economica, quindi ben oltre la maggiore età. L’obbligo dei genitori non viene meno neanche nel caso in cui i due si separino. In tal caso, in assenza di accordo, sarà il giudice a determinare l’ammontare del mantenimento che il genitore non affidatario dovrà versare all’ex affinché questi provveda alle esigenze ordinarie del figlio. Si tratta quindi di un iter del tutto identico sia per chi nasce da genitori uniti in matrimonio che per chi invece nasce in una famiglia di conviventi. 

La casa alla madre

Per restare in tema di separazione della coppia, se nel caso del matrimonio il giudice riconosce il diritto di abitazione nella casa coniugale al genitore (di norma la madre) presso cui il figlio viene collocato, questa stessa possibilità non è prevista invece nel caso di una coppia di conviventi. Dunque, se la coppia di fatto si separa, la casa resta nella disponibilità del suo titolare, a prescindere da chi ottenga l’affidamento del bambino.

Eredità al figlio: cosa conviene

Anche i rapporti ereditari tra genitori e figli non mutano in caso di coppia separata o di coppia sposata: i figli infatti restano sempre eredi legittimi e ad essi spetta comunque una quota minima del patrimonio del genitore defunto. E ciò vale anche nel caso in cui il genitore in questione dovesse intraprendere una relazione con un nuovo partner e da questo avere altri figli. 

Tutti i figli insomma sono uguali, sia quelli nati nel matrimonio che fuori.

La separazione della coppia di fatto

L’altra grande differenza tra una coppia di fatto e una sposata sta nella procedura di separazione che, nel caso di matrimonio, richiede un apposito iter (giudiziale o consensuale) mentre, nel caso di coppia di fatto, non richiede alcunché, potendo avvenire liberamente. Naturalmente ciò riguarda solo i rapporti tra i genitori ma non quelli con i figli che, come anticipato, restano immutati. 

Quindi, anche se i genitori si separano, i figli vengono affidati a quello che il giudice ritiene più idoneo a prendersi cura della prole (è di solito la madre). La regola comunque resta sempre quella dell’affidamento condiviso con un diritto di visita, da parte del genitore non collocatario (quello cioè non convivente con i figli) da determinarsi di comune accordo o su decisione del magistrato.

 



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1 Commento

  1. In riferimento all’articolo in questione, Vi sarei grato se poteste fornire qualche ulteriore precisazione (giurisprudenza) circa la considerazione che, in caso di separazione della coppia di fatto, l’immobile resterebbe nella disponibilità di chi ne è proprietario, quand’anche l’atro risultasse affidatario dei figli.
    Grazie

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