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Maternità: quanto spetta

23 Luglio 2021 | Autore:
Maternità: quanto spetta

Indennità spettante alla lavoratrice madre durante il periodo di astensione obbligatoria: come calcolare l’importo.

La legge [1] tutela la lavoratrice madre, in occasione della nascita, dell’adozione o dell’affidamento del bambino, con la previsione di un congedo obbligatorio della durata di 5 mesi, retribuito con un’indennità a carico dell’Inps più un’eventuale integrazione a carico del datore di lavoro.

Ma per l’indennità di maternità quanto spetta? L’indennità erogata dall’Inps è pari all’80% della retribuzione media giornaliera: questa retribuzione, però, si calcola in modo differente in base alla categoria di appartenenza della lavoratrice.

In merito al congedo obbligatorio per maternità, è importante ricordare che questo può essere fruito per i due mesi antecedenti alla data del parto ed i tre mesi successivi, oppure, nel caso in cui la lavoratrice desideri avvalersi della flessibilità, per il mese antecedente alla data del parto ed i quattro mesi successivi. Dal 2019, il congedo può essere fruito anche per tutte e 5 le mensilità successivamente alla data del parto. In ogni caso, per avvalersi della flessibilità è necessaria un’apposita certificazione medica che attesti l’assenza di problemi di salute, nonché di possibili pregiudizi dovuti alla permanenza al lavoro in stato avanzato di gravidanza.

In caso di gravidanza o mansioni a rischio, il congedo di maternità può essere sia anticipato che posticipato, con diritto alla relativa indennità, dunque, per un numero di mesi superiore a 5.

L’astensione obbligatoria e la relativa indennità possono spettare anche al lavoratore padre, qualora fruisca del congedo obbligatorio in sostituzione della madre, in ipotesi specifiche. Ma procediamo con ordine.

Domanda di maternità

Per ricevere l’indennità di maternità, la lavoratrice deve inoltrare un’apposita domanda:

  • prima dei due mesi che precedono la data prevista del parto;
  • comunque, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità.

Prima dell’inizio del periodo di congedo di maternità, la lavoratrice deve far pervenire all’Inps il certificato medico di gravidanza, tramite un medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato, che provvede all’invio telematico dello stesso.

La lavoratrice è tenuta a comunicare la data di nascita del figlio e le relative generalità entro 30 giorni dal parto.

La domanda va inviata all’Inps attraverso il servizio “Indennità per congedo di maternità/ paternità per lavoratrici e lavoratori dipendenti e per iscritti alla gestione Separata”.

Pagamento dell’indennità di maternità

L’indennità di maternità è normalmente anticipata in busta paga dal datore di lavoro.

È, invece, pagata direttamente dall’Inps con bonifico postale o accredito su conto corrente bancario o postale alle:

  • lavoratrici stagionali;
  • operaie agricole;
  • lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
  • lavoratrici disoccupate o sospese;
  • iscritte alla gestione Separata.

Il diritto all’indennità si prescrive entro un anno e decorre dal giorno successivo alla fine del congedo di maternità.

Per evitare la perdita del diritto è necessario che la lavoratrice presenti all’Inps (prima dello scadere dell’anno) una richiesta scritta di data certa, diretta a ottenere il pagamento della indennità.

Calcolo dell’indennità di maternità

L’indennità di maternità corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera.

Per calcolare la retribuzione media giornaliera, o Rmg, si deve far riferimento al mese lavorato prima della sospensione del rapporto di lavoro: secondo il Testo unico maternità-paternità [2], difatti, la retribuzione media giornaliera a cui si fa riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità è quella percepita nel periodo di paga mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria.

Per i lavoratori part time deve prendersi a riferimento la retribuzione prevista nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile per maternità [3].

Al valore ottenuto vanno aggiunti i ratei giornalieri di:

  • tredicesima;
  • quattordicesima;
  • altre mensilità aggiuntive, se previste dal contratto collettivo applicato.

Calcolo indennità di maternità impiegate

Se la lavoratrice è inquadrata come impiegata, per trovare la retribuzione media giornaliera:

  • si considera la retribuzione imponibile del mese precedente a quello di inizio della malattia;
  • si aggiungono i ratei delle mensilità aggiuntive e delle altre voci a carattere ricorrente non comprese nella retribuzione corrente mensile (maggiorazioni, indennità, etc.);
  • il risultato di questa somma diviso 30 dà la Rmg.

Se il mese precedente non risulta interamente lavorato, si divide la retribuzione lorda relativa ai giorni lavorati o retribuiti per il numero dei giorni stessi (comprese le domeniche e le festività retribuite) e si aggiunge il rateo delle mensilità aggiuntive e delle altre voci diviso 30.

L’indennità è corrisposta per tutti i giorni di calendario del periodo considerato (con la sola eccezione delle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica).

Calcolo indennità di maternità operaie

Se la lavoratrice è inquadrata come operaia ed è retribuita a ore, per trovare la retribuzione media giornaliera:

  • si considera la retribuzione lorda del mese precedente (o delle 4 settimane precedenti);
  • la retribuzione va divisa per il numero delle giornate lavorate o retribuite (escluse quelle di malattia) del periodo;
  • se le giornate lavorative della settimana sono 5 (settimana corta), il divisore va incrementato con l’aggiunta delle seste giornate: in pratica, si deve moltiplicare il numero delle giornate per 1,2 prima di dividere la retribuzione lorda;
  • si aggiunge il rateo giornaliero delle mensilità aggiuntive e delle altre voci ricorrenti, ottenuto dividendo l’importo del rateo mensile per 25.

Calcolo indennità di maternità operaie mensilizzate

Se la lavoratrice è inquadrata come operaia ed è retribuita con paga mensilizzata, per trovare la retribuzione media giornaliera:

  • si divide la retribuzione del mese precedente per 26, se interamente lavorato;
  • si aggiunge il rateo giornaliero di mensilità aggiuntive.

Se il mese precedente non è stato interamente lavorato o è retribuito solo in parte, si deve seguire la regola generale indicata per gli operai retribuiti a ore.

Se nel mese precedente si è lavorato per un numero di ore inferiore a quello previsto contrattualmente, per determinare la retribuzione di riferimento occorre:

  • dividere il totale dei compensi percepiti nel mese per il numero di ore di lavoro effettivo;
  • moltiplicare il risultato per le ore contrattuali.

Integrazione dell’indennità di maternità

Il datore di lavoro anticipa l’indennità di maternità in busta paga e recupera le somme anticipate con i contributi a debito.

È tenuto ad integrare l’indennità erogata dall’Inps:

  • se previsto dalla contrattazione collettiva;
  • per tutte le festività infrasettimanali ricomprese nel periodo:
    • per le operaie: nella misura del 100% interamente a proprio carico, in quanto non indennizzate dall’Inps;
    • per le impiegate: nella misura atta a garantire il 100% della retribuzione parzialmente indennizzata dall’Inps;
  • per le festività ricadenti di domenica, sia per le operaie che per le impiegate nella misura del 100% interamente a proprio carico in quanto non indennizzate dall’Inps;
  • per la tredicesima, sia per le operaie che per le impiegate, nella misura atta a garantire il 100% della retribuzione parzialmente indennizzata dall’Inps;
  • per le altre mensilità aggiuntive, se previsto dalla contrattazione collettiva.

Per evitare che l’indennità di maternità, non essendo sulla stessa applicata la trattenuta contributiva a carico della lavoratrice, comporti una retribuzione più alta rispetto a quella che l’interessata avrebbe ottenuto in costanza di attività lavorativa, l’indennità stessa viene lordizzata per abbassare l’importo dell’integrazione dovuta.

Aliquota contributiva a carico della dipendente: 9,49%; coefficiente di lordizzazione= 100/(100-9,49)= 1,1048502. Indennità Inps: 1.564,80 euro. Indennità “lordizzata”: 1.564,80 x 1,1048502= 1.728,87 euro. Il datore di lavoro, nello stabilire l’integrazione dovuta, deve sottrarre dalla retribuzione mensile che deve garantire non l’indennità reale, ma l’indennità lordizzata. In caso contrario, la lavoratrice e percepirebbe una retribuzione superiore rispetto a quella spettante in costanza di svolgimento dell’attività.

Trattamento fiscale e contributivo

L’ indennità di maternità fa parte dell’imponibile fiscale della lavoratrice, ma non dell’imponibile contributivo; per i periodi di maternità obbligatoria vengono accreditati dall’Inps i contributi figurativi.

L’integrazione a carico del datore di lavoro costituisce invece retribuzione imponibile ai fini contributivi e fiscali.


note

[1] D.lgs. 151/2001.

[2] Art. 22 e ss. D.lgs. 151/2001.

[3] Circ. Inps 41/2006.


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