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News Ecco la nuova tassa sulla casa: rincari sicuri

News Pubblicato il 1 marzo 2014

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> News Pubblicato il 1 marzo 2014

Via libera del Consiglio dei ministri alla possibilità per i Comuni di aumentare la Tasi fino allo 0,8 per mille; ciascun Comune deciderà se innalzare l’aliquota del nuovo tributo sui servizi indivisibili, con l’obbligo di destinare il gettito a detrazioni per la prima casa capaci di produrre lo stesso effetto degli sgravi Imu.

Ormai è stata definita la nuova imposta sulla casa legata ai servizi indivisibili comunali: la Tasi ha ormai ricevuto il via libera del nuovo Governo e si sommerà alla Iuc, l’imposta sul possesso delle abitazioni.

L’aliquota di base è l’1 per mille e il Comune può ridurla a zero o intervenire in aumento. Inoltre, grazie al decreto legge omnibus approvato ieri dal Consiglio dei ministri, i municipi potranno rincarare dello 0,8 per mille (rispetto ai limiti già consentiti dalla legge) le aliquote Tasi per il 2014 a condizione che destinino il gettito che ne deriverà a un sistema di detrazioni per i cittadini simile agli sgravi Imu sulla prima casa. In forza di tali aumenti, la Tasi sulla prima casa potrà arrivare al 3,3 per mille, oppure quella sugli altri immobili all’11,4 per mille, sommata all’Imu.

Grazie a tali detrazioni nessuna abitazione principale dovrebbe pagare di Tasi più di quanto versava di Imu nel 2012. A volerlo applicare alla lettera, quindi, i Comuni dovrebbero introdurre detrazioni “sartoriali”, tagliate su misura del singolo contribuente, per fare in modo che la Tasi sulla sua abitazione si fermi allo stesso punto raggiunto dall’Imu due anni fa. Più probabile che gli enti locali finiranno per scegliere un’applicazione “tendenzialmente” fedele all’indicazione della norma. In ogni caso, in un gioco matematico non semplice, le detrazioni dovrebbero quindi essere discendenti al crescere del valore catastale, fino ad azzerarsi a un certo punto perché nelle case di valore più alto la Tasi è sempre inferiore all’Imu.

Saranno esentati dal pagamento del tributo sui servizi indivisibili i terreni agricoli e 25 edifici della Chiesa in Roma (tra cui le Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo e Sant’Andrea della Valle, la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna, l’università Gregoriana, l’Istituto Biblico e Palazzo del Vicariato).

Saranno i Comuni a decidere date e numero delle rate sia per Tasi che Tari (ma non potranno essere effettuate in modo differenziato): dovranno essere almeno due rate a scadenza semestrale. I contribuenti avranno anche la possibilità di pagare tutto in unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

La Tasi non sarà dovuta dalle case che hanno un valore catastale basso e che, di conseguenza, non hanno mai pagato né l’Ici né l’Imu grazie alle detrazioni fisse previste dalle vecchie imposte. Per le altre abitazioni la Tasi massima dovrà essere pari all’Imu.

Resta il rischio di aumenti per tutti gli altri immobili, dalle case sfitte o affittate ai negozi, dai capannoni agli alberghi, cioè le categorie su cui si sono già scaricati in questi anni oltre 10 miliardi di pressione fiscale in più determinati dal passaggio dall’Ici all’Imu.

Ad esclusione della prima casa, la somma di Imu e Tasi potrà crescere rispetto all’Imu 2013 anche nei casi (praticamente tutte le grandi città, per esempio) in cui l’imposta comunale aveva già raggiunto il massimo del 10,6 per mille. In generale, per gli immobili diversi dall’abitazione principale gli aumenti saranno probabili, perché la maggioranza dei sindaci preferirà applicare lo 0,8 per mille.


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