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Riprendersi la propria roba da un ladro è reato?

16 Marzo 2021
Riprendersi la propria roba da un ladro è reato?

Cosa rischia chi ruba la refurtiva a un ladro? Come si può essere tutelati dalla legge senza rischiare?

Potrebbe succederti di scoprire l’identità del ladro che ha rubato il tuo motorino o del compagno che si è appropriato del giubbino che hai lasciato nell’armadietto della palestra. Potresti rintracciare il tuo smartphone che avevi smarrito grazie al gps integrato e accorgerti che ora è in mano di un’altra persona. In tutti questi casi, ricorrere alla giustizia ha i suoi tempi e i suoi costi, spesso incompatibili con la tua esigenza di una tutela immediata. Ed allora ti chiederai di sicuro: riprendersi la propria roba da un ladro è reato? È legittimo ricorrere all’uso della violenza per riappropriarsi di ciò che è proprio?

Cerchiamo di fare un quadro delle norme di legge che disciplinano questa delicata materia.

Rubare la refurtiva a un ladro è furto?

Per stabilire se riprendersi la propria roba da un ladro è reato dobbiamo partire dai risvolti penali di tale condotta per capire se il ladro potrebbe a sua volta querelare colui che gli sottrae la refurtiva. 

Il furto viene descritto dal Codice penale come la condotta di chi s’impossessa di un bene mobile altrui, sottraendolo a chi lo detiene, allo scopo di trarne profitto per sé o per gli altri.

Insomma, commette furto non chi genericamente prende un oggetto che è in mano a un’altra persona, ma chi prende l’oggetto «di proprietà» di un’altra persona. La differenza è sostanziale, come ben si può intuire. E dunque, siccome la refurtiva non è di proprietà del ladro, chi si rimpossessa della propria roba non commette furto. 

Ciò però non significa che il legittimo proprietario del bene non possa comunque essere querelato. Se infatti quest’ultimo, per riprendere la propria roba, dovesse commettere una violenza sulle sulle cose o sulle persone, o addirittura ricorrere alle minacce nei confronti del ladro, commetterebbe a sua volta reato: quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, punito dall’articolo 392 del Codice penale con la multa fino a 516 euro.

Immaginiamo il caso di chi, trovando la propria bicicletta legata a un palo da una catena, provveda a rompere il lucchetto per riappropriarsene. Una situazione del genere rientrerebbe nel reato di «esercizio abusivo delle proprie ragioni» e, quindi, sarebbe punibile penalmente. La vittima del furto passerebbe insomma dalla parte della ragione a quella del torto.

Immaginiamo anche il caso di chi, trovando il ladro con indosso il proprio indumento, lo spinga a terra per spogliarlo a togliergli di dosso la refurtiva. 

Immaginiamo ancora il caso di chi, scoprendo che un negozio di articoli usati è entrato in possesso di un proprio oggetto (ad esempio, un quadro importante), faccia una serie di telefonate minatorie per ottenerne il rilascio.

Non potresti neanche metterti a rincorrere il ladro che ti ha rubato il portafogli se poi sei costretto a rompergli il naso con un pugno. L’uso della violenza infatti è consentito solo quando si è in un imminente pericolo di un danno grave di natura fisica, mentre il furto costituisce un danno al patrimonio. In pratica, è vietato picchiare i ladri, né si può parlare di legittima difesa se questi non sono armati o comunque non hanno alcuna intenzione di fare del male alla vittima.

In tutti questi casi, ciò che viene punito dal Codice penale non è il semplice fatto di riprendersi ciò che è proprio, ma il compiere tale gesto con modalità illecite, come l’uso della violenza o delle minacce.

Allo stesso modo, chi trova nel giardino del ladro il proprio motorino non può entrare per riappropriarsene, commettendo altrimenti il reato di violazione di domicilio. Già, perché anche i ladri hanno un domicilio che viene tutelato dalla nostra Costituzione.

Come riprendersi la merce rubata?

Detto ciò, la domanda sorge spontanea: in questi casi, ossia quando è certa l’identità del ladro e il furto, cosa bisognerebbe fare per riprendersi la propria roba senza commettere reato? Chiamare la polizia o i carabinieri non servirebbe a molto, poiché questi non sono giudici e non possono verificare chi sia l’effettivo proprietario del bene. Non possono cioè intavolare un giudizio per stabilire se abbia ragione il presunto titolare dei beni o il ladro. Le autorità agiscono solo dietro un ordine del giudice: ci deve cioè essere già un provvedimento di condanna o, al limite, devono sussistere dei chiari indizi di reato che legittimino un intervento immediato.

Ciò che si dovrebbe fare è allora acquisire tutte le prove del furto e dell’identità del ladro, magari con fotografie e dichiarazioni testimoniali per poi presentare un’integrazione alla querela già sporta in precedenza all’atto del furto. In questo modo, le autorità potranno avviare le indagini nei confronti di un soggetto determinato e procedere poi all’incriminazione con successiva condanna penale.

Cosa rischia chi si riprende la propria roba da un ladro?

Abbiamo visto che riprendersi la propria roba da un ladro potrebbe integrare un reato, quello di esercizio arbitrio delle proprie ragioni. Ma siccome si tratta di un reato procedibile solo su querela della vittima e non d’ufficio, è naturale ritenere che, nella pratica, il ladro non vada a denunciare l’accaduto. Diversamente, infatti, si esporrebbe egli stesso a una controquerela per furto. Dunque, è verosimile che il reato resti impunito e che chi si è ripreso ciò che gli era stato rubato non rischi nulla. 

Anche su un fronte civilistico, la legge tutela, almeno in prima battuta, il ladro. Difatti, le norme del nostro Codice civile tutelano, in via immediata, il possesso del bene, a prescindere dalla proprietà. Proprio per evitare che il nostro Paese diventi un far west dove ciascuno si fa tutela da sé, la legge stabilisce che chi viene spossessato di un oggetto di cui era detentore può ricorrere al giudice per ottenerne in via d’urgenza la reintegra. Il tutto a prescindere dalla dimostrazione della proprietà. Si tratta di un giudizio celere, rivolto appunto a ripristinare il rapporto materiale con l’oggetto. 

È chiaro però che, anche in questo caso, il ladro, agendo nei confronti di chi gli ha sottratto la refurtiva, se anche in prima battuta potrebbe riottenere ciò che gli è stato tolto, si sottoporrebbe poi a un successivo giudizio volto invece ad accertare la legittima proprietà del bene. E qui soccomberebbe, dovendo pertanto risarcire tutte le spese legali affrontate dall’avversario.

 



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