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Diritto alla progressione stipendiale: Cassazione e Consiglio di Stato

16 Marzo 2021
Diritto alla progressione stipendiale: Cassazione e Consiglio di Stato

Progressione alla carriera e allo stipendio nel settore privato, comparto scuola, forze armate e pubblico impiego. 

Settore scolastico, progressione stipendiale e anzianità di servizio

Nel settore scolastico, in caso di stabilizzazione successiva alla illegittima reiterazione di contratti a termine, l’anzianità di servizio e le connesse differenze retributive vanno riconosciute, con attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti assunti fin dall’origine a tempo indeterminato, in applicazione della clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla Direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, perchè l’azione di condanna al pagamento delle differenze retributive è diversa da quella di risarcimento da illegittima reiterazione.

Cassazione civile sez. lav., 19/08/2020, n.17314

Nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. lav., 24/06/2020, n.12443

Trattamento retributivo spettante al personale scolastico non di ruolo assunto a tempo determinato

Nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12372

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare (vedi: sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013), mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato. Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che è da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale.

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2020, n.10412

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare (vedi: sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013), mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato. Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che è da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale.

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2020, n.10411

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare, mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato. Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che è da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale.

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2020, n.10205

La clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2020, n.10220

In tema di lavoro pubblico contrattualizzato, ai fini della determinazione del trattamento retributivo del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, occorre distinguere, secondo il criterio del cd. “petitum sostanziale”, la domanda avente ad oggetto gli scatti biennali di anzianità previsti dall’art. 53 della l. n. 312 del 1980, previsti solo in favore di determinate categorie di docenti, da quella avente ad oggetto la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato, che, in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, va riconosciuta anche ai dipendenti assunti a tempo determinato.

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare (vedi: sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013), mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato. Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale.

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2019, n.30573

Nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2019, n.20918

Nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato.

In tema di retribuzione del personale scolastico, l’art. 53 I. n. 312 del 1980, che prevedeva scatti biennali di anzianità per il personale non di ruolo, non è applicabile ai contratti a tempo determinato del personale del comparto scuola ed è stato richiamato, ex artt. 69, comma 1, e 71, d.lgs. n. 165 del 2001, dal c.c.n.l. 4 agosto 1995 e dai contratti collettivi successivi, per affermarne la perdurante vigenza limitatamente ai soli insegnanti di religione.

Cassazione civile sez. lav., 14/03/2018, n.6323

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, ove la domanda sia limitata al riconoscimento degli scatti biennali di anzianità previsti dall’art. 53 della l. n. 312 del 1980, non applicabili al personale del comparto scuola diverso dagli insegnanti di religione, non può essere riconosciuta, in mancanza di autonoma domanda, anche proposta in via subordinata, la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato, in applicazione del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999.

Cassazione civile sez. VI, 02/11/2017, n.26108

Progressione stipendiale e sviluppi di carriera 

La clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone al datore di lavoro pubblico di riconoscere, ai fini della progressione stipendiale e degli sviluppi di carriera successivi al 10 luglio 2001, l’anzianità di servizio maturata sulla base di contratti a tempo determinato, nella medesima misura prevista per il dipendente assunto “ab origine” a tempo indeterminato, fatta salva la ricorrenza di ragioni oggettive che giustifichino la diversità di trattamento; tale principio è applicabile anche nell’ipotesi in cui il rapporto a termine sia anteriore all’entrata in vigore della direttiva perché, in assenza di espressa deroga, il diritto dell’Unione si applica agli effetti futuri delle situazioni sorte nella vigenza della precedente disciplina.

Cassazione civile sez. lav., 16/07/2020, n.15231

Progressione stipendiale e contratto a tempo determinato 

La clausola 4, punto 1, dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva il beneficio di un’integrazione salariale agli insegnanti assunti nell’ambito di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in quanto funzionari di ruolo, escludendo gli insegnanti assunti a tempo determinato come impiegati amministrativi a contratto, se il compimento di un determinato periodo di servizio costituisce l’unica condizione per la concessione di tale integrazione salariale.

Impone, inoltre, di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminatoA tali principi si perviene sulla base delle indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia, secondo cui, la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE: a) esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicchè la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto; b) il principio di non discriminazione non può essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137, n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorchè proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42); c) le maggiorazioni retributive che derivano dall’anzianità di servizio del lavoratore, costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva; d) a tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, nè rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perchè la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate.

Cassazione civile sez. lav., 24/06/2020, n.12503

Azione volta ad ottenere il riconoscimento degli scatti biennali di anzianità

L’azione volta ad ottenere il riconoscimento degli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53, ha ad oggetto una domanda diversa ed autonoma, quanto a petitum ed a causa petendi, rispetto a quella relativa alla progressione stipendiale, derivante dall’anzianità di servizio, prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai CCNL di Comparto, domanda sulla cui fondatezza questa Corte si è espressa, sempre con la richiamata decisione n. 22258/2016, in applicazione del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12373

Retribuzione dei pubblici dipendenti a tempo determinato e di riconoscimento della progressione stipendiale per anzianità

In tema di retribuzione dei pubblici dipendenti a tempo determinato e di riconoscimento della progressione stipendiale per anzianità, il principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, può trovare applicazione, rispetto al personale statale, anche attraverso il raffronto, qualora manchino altri più specifici termini di paragone, con dipendenti a tempo determinato di altro Ministero o comparto, purché abbia esito favorevole il riscontro di elementi positivi di comparazione, sulla base delle connotazioni del lavoro svolto e delle condizioni che lo caratterizzano, e purché non emergano ragioni obiettive atte in concreto a giustificare il diverso trattamento applicato.

In tema di retribuzione dei pubblici dipendenti a tempo determinato e di riconoscimento della progressione stipendiale per anzianità, il principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato, recepito dalla direttiva n. 1999/70/Ce può trovare applicazione, rispetto al personale statale, anche attraverso il raffronto, qualora manchino altri più specifici termini di paragone, con dipendenti a tempo indeterminato di altro Ministero o comparto, purché abbia esito favorevole il riscontro di elementi positivi di comparazione sulla base, al di là di irrilevanti situazioni di dettaglio, delle connotazioni del lavoro svolto e delle condizioni che lo caratterizzano e purché non emergano “ragioni obiettive” atte in concreto a giustificare il diverso trattamento applicato.

Cassazione civile sez. lav., 23/06/2020, n.12361

Sul diritto agli scatti biennali dei docenti a tempo determinato

A seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, ai docenti assunti con reiterati contratti a termine, il cui rapporto di servizio si interrompe tra un incarico e l’altro, non possono essere riconosciuti gli scatti biennali previsti dall’art. 53, l. n. 312 del 1980, trovando tale disposizione applicazione solamente nei confronti di determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare, quali i docenti di religione. Invece, in base alla clausola 4 dell’accordo quadro europeo sul contratto a termine, in materia di non discriminazione, ai docenti supplenti va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti di ruolo, in virtù della diretta applicazione della norma comunitaria. 

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2019, n.30573

La progressione economica orizzontale è attribuibile sulla base dei criteri stabiliti dai contratti collettivi integrativi

Nell’ambito del comparto sanità, la progressione economica orizzontale, di cui all’art. 30, comma 1, lett. b), del c.c.n.l. del 7 aprile 1999, non è attribuita automaticamente bensì in base ai criteri previsti dal contratto collettivo integrativo, come previsto dai successivi artt. 31 e 35, nei limiti delle risorse finanziarie esistenti e disponibili nel fondo di cui all’art. 39 del medesimo c.c.n.l.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, ravvisando erroneamente l’automatismo escluso dal c.c.n.l., aveva respinto la domanda di progressione stipendiale avanzata da alcuni lavoratori transitati ad altra azienda del medesimo comparto, senza considerare il periodo di pregressa permanenza nella categoria, che invece costituiva un parametro rilevante secondo la contrattazione integrativa dell’unità di provenienza).

Cassazione civile sez. lav., 22/05/2018, n.12562

Forze armate

I benefici economici, costituiti dagli incrementi stipendiali previsti dagli art. 7 e 9 r.d. 27 ottobre 1922 n. 1427, potevano trovare applicazione solo in presenza di una struttura stipendiale fondata su un sistema di progressione economica per classi e scatti; di conseguenza, non sono più applicabili, a far tempo dall’1 gennaio 1987, ai sensi dell’art. 1 comma 3 d.l. 16 settembre 1987 n. 379, conv. dalla l. 14 novembre 1987 n. 478, a seguito dell’estensione anche al personale militare non dirigenziale dell’istituto della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A.), in luogo dei precedenti meccanismi di progressione economica per classi e scatti.

Consiglio di Stato sez. IV, 21/10/2014, n.5172

Il beneficio demografico previsto dall’art. 22, r.d.l. 21 agosto 1937 n. 1542, come modificato dal d.l. 6 giugno 1981 n. 283, convertito dalla l. 6 agosto 1981, n. 432, consistente nell’attribuzione al personale militare di aumenti periodici biennali dello stipendio per la nascita di figli, non trova più applicazione a far tempo dal 1 gennaio 1987, a seguito dell’estensione al suddetto personale dell’istituto della retribuzione individuale di anzianità, che segna il superamento del precedente sistema degli aumenti periodici e degli scatti, ai sensi dell’art. 1 comma 3, d.l. 16 settembre 1987 n. 379, convertito, con modificazioni, dalla l. 14 novembre 1987, n. 468; per effetto di tali modifiche normative, il meccanismo degli scatti è stato conservato per il solo personale dirigenziale, con la conseguenza che, pur in difetto di un’espressa abrogazione della disposizione con riferimento al personale residuo, l’applicazione dei benefici in questione è divenuta logicamente e giuridicamente incompatibile con un sistema retributivo, la cui progressione è informata a criteri tutt’affatto diversi.

Consiglio di Stato sez. IV, 04/02/2014, n.497

Impiegati dello Stato, stipendi e aumenti periodici 

Deve ritenersi, da una parte, che l’aumento periodico di stipendio è connesso, sulla base dell’art. 21 del R.D. n. 740 del 1940, al servizio svolto con la conseguenza che tale aumento viene a costituire un parametro rapportabile, nei termini quantitativi corrispondenti al periodo trascorso presso sedi estere, ai fini della anzianità di carriera e del corrispondente trattamento economico e non della semplice anticipazione degli scatti convenzionali; dall’altra, deve ritenersi anche che natura e funzione ben diversa hanno i c.d. scatti o aumenti periodici convenzionali (alla stregua di quanto disposto nell’art. 3 del DPR n. 399 del 1988 relativamente ai quali è previsto espressamente il riassorbimento con la progressione stipendiale. Pertanto, in mancanza di una previsione legislativa connessa alla specificità del beneficio riconosciuto, non può consentirsi nella specie alcuna estensione analogica alla disciplina concernente il riassorbimento degli aumenti biennali convenzionali in quanto essa indubbiamente si porrebbe in contrasto con i principi generali posti per una corretta applicazione normativa. In conclusione, l’attribuzione anticipata degli aumenti periodici determina un’anzianità che viene stabilizzata ai fini della progressione in carriera e del corrispondente trattamento economico di posizione utile a pensione.

Le maggiorazioni disposte dall’art. 21 del r.d. 12 febbraio 1940 n. 740 e dall’art. 673 del d.lg. 16 aprile 1994 n. 297, incidenti sulla progressione in carriera ai fini retributivi dell’interessato, devono conservare i loro effetti anche in sede di passaggio alla successiva classe stipendiale. Ed invero, il d.P.R. 23 agosto 1988 n. 399, nel disporre, all’art. 3, comma 4, il riassorbimento “col conseguimento delle posizioni stipendiali successive” degli aumenti biennali convenzionali “attribuiti per nascita di figli ed altre situazioni previste dalle disposizioni vigenti”, non esclude la computabilità dell’anzianità, pure riconosciuta ai fini economici, per ottenere aumenti convenzionali nella posizione stipendiale di primo inquadramento ed anche in quelle successive.

Consiglio di Stato sez. VI, 21/05/2014, n.2613

Nell’ambito del pubblico impiego lo svolgimento da parte del dipendente di mansioni superiori a quelle dovute in base all’inquadramento è irrilevante, ai fini sia economici che di progressione di carriera, salva l’esistenza di un’espressa disposizione che preveda diversamente.

Consiglio di Stato sez. V, 24/03/2014, n.1450

Nell’ambito del pubblico impiego lo svolgimento di fatto da parte del dipendente di mansioni superiori a quelle dovute in base all’inquadramento è del tutto irrilevante, sia ai fini economici, sia ai fini della progressione di carriera, salva l’esistenza di un’espressa disposizione che disponga diversamente; né la domanda del dipendente, tesa ad ottenere la retribuzione superiore a quella riconosciuta dalla normativa applicabile, per effetto dello svolgimento delle mansioni superiori, può fondarsi sull’art. 36 Cost. in quanto il principio della corrispondenza della retribuzione dei lavoratori alla qualità e alla quantità del lavoro prestato non trova incondizionata applicazione nel rapporto di pubblico impiego, concorrendo con altri principi di pari rilievo costituzionale, quali quelli di cui agli artt. 97 e 98, ovvero sugli artt. 2126 c.c., concernente solo l’ipotesi della retribuibilità del lavoro prestato sulla base di atto nullo o annullato, e 2041 c.c. stante, per un verso, la natura sussidiaria dell’azione di arricchimento senza causa e, per altro verso, la circostanza che l’ingiustificato arricchimento postula un correlativo depauperamento del dipendente, non riscontrabile e dimostrabile nel caso del pubblico dipendente che, come nel caso di specie, ha comunque percepito la retribuzione prevista per la qualifica rivestita; comunque, nel pubblico impiego, presupposto indefettibile per la stessa configurabilità dell’esercizio di mansioni superiori è anche l’esistenza di un posto vacante in pianta organica, al quale corrispondano le mansioni effettivamente svolte, oltre che un atto formale d’incarico o investitura di dette funzioni, proveniente dall’organo amministrativo a tanto legittimato, non potendo l’attribuzione delle mansioni e il relativo trattamento economico essere oggetto di libere determinazioni dei funzionari amministrativi.

Consiglio di Stato sez. V, 29/11/2013, n.5715



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