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Aggressione al vicino: può essere legittima difesa?

25 Luglio 2021 | Autore:
Aggressione al vicino: può essere legittima difesa?

Se un condomino provoca, è giusto rispondere con un calcio o con un pugno? Quando può essere giustificata la violenza?

Alzi la mano chi abita in condominio e non ha mai sentito la lamentela di un vicino, certe volte anche una discussione piuttosto accesa o degli sguardi in cagnesco che si possono tradurre in «fai la prima mossa sbagliata e ti disfo». Dal confronto alla discussione ci vuole un attimo. Passare alle mani, poi, è questione di un secondo se a uno dei litiganti scappa la parola sbagliata o il gesto inopportuno. Spesso, la rissa inizia da quella che si ritiene una provocazione o da una spintarella da poco che viene interpretata come un colpo proibito. In questi casi, l’aggressione al vicino può essere legittima difesa?

Certo, parlare di legittima difesa fa venire in mente qualcuno che ti ha aspettato fuori dall’ascensore e ti riempie di pugni o sta per colpirti con un coltello. Eppure, c’è chi ha utilizzato l’arma della legittima difesa in una lite piuttosto banale finita sul tavolo dei giudici della Cassazione. Chissà quante ne devono sentire i magistrati dai condòmini: si pensi che le liti tra vicini rappresentano oltre il 10% delle cause pendenti, cioè superano la cifra delle 400mila. Questo finisce non solo per minare definitivamente il rapporto tra i condòmini (uno dei due finirà per cercare casa altrove) ma anche per inceppare il meccanismo della giustizia, pesare sulle tasche dei cittadini, anche di quelli più miti, e di riempire i reparti di cardiologia degli ospedali: sono molto numerosi, infatti, i casi di infarto durante le assemblee di condominio a causa di discussioni infiammate più che accese.

Ad ogni modo, la Cassazione è stata costretta a chiarire se l’aggressione al vicino può essere considerata legittima difesa. La risposta non stupirà: vediamo.

Perché si litiga in condominio?

Hai un cane? Dà fastidio. Non ce l’hai? Non hai sensibilità verso gli animali. Ti piace il fritto misto? L’odore mi entra dalla finestra ed è insopportabile, mi resta sulle tende, sui vestiti, sui divani. Non ti piace il fritto misto? Non sai goderti la vita. Non hai pulito la tua parte di scala? Si vede che ti piace vivere nello sporco. Hai pulito la tua parte di scala? Si vede che non hai nient’altro da fare che stare sempre con la scopa e lo straccio in mano.

Si potrebbe andare avanti all’infinito ma, chi non abita per conto suo, sa benissimo perché si litiga in condominio: a volte per qualche motivo fondato, altre volte per il gusto di avere la ragione sugli altri.

Le ragioni più comuni che portano alle discussioni tra vicini di casa sono:

  • gli odori sgradevoli (o sgraditi, a seconda dell’olfatto e dei gusti di ciascuno) che fuoriescono da un appartamento;
  • l’auto parcheggiata dove non si deve, magari lasciata nel posto auto del vicino o davanti all’ingresso del suo box;
  • i rumori molesti (bimbi che urlano, cani che abbaiano, televisore o stereo ad alto volume quando si tenta di dormire, sedie o tavoli che vengono spostati strisciandoli per terra, continue discussioni, ecc.);
  • i panni che vengono stesi senza essere stati strizzati o centrifugati o le piante appena annaffiate e che gocciolano sul bucato del vicino di sotto.

Aggressione al vicino: può essere legittima difesa?

Come si diceva, capita non di rado che dalle parole si passi ai fatti. C’è chi risponde con la stessa moneta: tu parcheggi dove non devi, io ti lascio la macchina davanti alla basculante del tuo garage. Tu non pulisci la tua parte della scala da cui devo passare per raggiungere il mio appartamento e io ti butto cartaccia e plastica davanti alla porta di casa tua. C’è poi chi cerca giustizia passando una chiave sulla portiera dell’auto del vicino per segnargliela. Fino alla litigata in cui si muovono le mani.

È  possibile rispondere alla provocazione perché ci sono gli estremi per la legittima difesa? No, non è così. Chi si sente offeso o minacciato e salta addosso al condomino rivale non ha questa giustificazione. La legittima difesa scatta solo quando il soggetto che subisce l’offesa o la minaccia non ha un altro modo per difendere la propria o altrui persona (il coniuge, i figli, i genitori, ecc.).

Quindi, se il vicino di casa ti insulta o ti dà uno spintone e tu rispondi con un pugno, un calcio o uno schiaffo, passi dalla parte del torto.

Secondo la Cassazione [1], non può essere riconosciuta la legittima difesa quando ad un diverbio a parole o ad un isolato spintone si risponde con un’aggressione fisica vera e propria con calci e pugni tali da causare delle lesioni: una reazione sproporzionata rispetto all’offesa subita, insomma.

C’è un’altra regola da non dimenticare: di norma, chi picchia per primo è quello che si prende il torto. Infatti, secondo una sentenza dell’Ufficio indagini preliminari di Pescara [2], prendere l’iniziativa di aggredire prima che il rivale inizi a colpire non consente di parlare di legittima difesa. Inoltre, tale comportamento non è giustificato nemmeno dalla condizione psicologica alterata dal comportamento provocatorio tenuto dalla persona offesa. In altre parole: non basta dire che «mi sono partiti i cinque minuti» per giustificare un’aggressione.

Quando scatta la legittima difesa?

È opportuno, a questo punto, precisare quando scatta la legittima difesa e, di conseguenza, quando un’aggressione può essere giustificata. Succede:

  • davanti ad una situazione di necessità: l’aggressione è l’unico mezzo per salvarsi o salvare un’altra persona, quindi non c’è legittima difesa se c’è il tempo per chiamare le forze dell’ordine, per fuggire da un pericolo reale o per nascondersi;
  • se ci sono la lesione a un diritto e l’offesa ingiusta: ci si deve difendere da chi compie un gesto contrario all’ordinamento (un tentativo di rapina o di ferimento con un’arma, ad esempio);
  • se c’è un pericolo attuale: la legittima difesa non è più «legittima» quando il pericolo è cessato (ad esempio, il ladro è scappato o il vicino litigioso si è chiuso in casa sua);
  • se c’è proporzione tra offesa e difesa: come si diceva prima riguardo alla sentenza della Cassazione, non è legittimo rispondere ad un banale spintone con un pugno sul naso;
  • se non c’è volontarietà del pericolo: il rischio non deve essere stato determinato dal comportamento, ad esempio provocatorio o spavaldo, della vittima.

note

[1] Cass. sent. n. 9788/2021.

[2] Ufficio indagini preliminari Pescara, sent. n. 648/2012.


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