Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento e successiva assunzione: è legittimo?

16 Marzo 2021
Licenziamento e successiva assunzione: è legittimo?

Il datore di lavoro può licenziare un dipendente per motivi economici solo se non può ricollocarlo in un’altra posizione di lavoro all’interno dell’azienda.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nella comunicazione, l’azienda dà atto che il recesso è determinato dalla soppressione del posto di lavoro di addetto al call center da te ricoperto. Hai saputo, però, che, dopo il tuo licenziamento, l’azienda ha assunto un addetto alle vendite e ti chiedi se questo infici la legittimità del recesso datoriale.

Nel nostro ordinamento, il datore di lavoro può licenziare il lavoratore per motivi economici ed organizzativi solo se dimostra l’impossibilità del ripescaggio. Ma come si dimostra la violazione di questo obbligo? Il licenziamento e successiva assunzione è legittimo?

La prova del mancato assolvimento dell’onere di ripescaggio viene solitamente fornita dimostrando che il datore di lavoro ha assunto del personale dopo il licenziamento. Come ricordato di recente dalla Cassazione, tuttavia, per rendere il recesso illegittimo le nuove assunzioni devono avere ad oggetto le stesse mansioni del lavoratore licenziato.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: cos’è?

Nel nostro ordinamento, considerato il valore sociale riconosciuto al lavoro e all’occupazione, il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo [1].

Le motivazioni sottese al recesso datoriale consentono di distinguere tra:

  • licenziamento disciplinare: è una sanzione che viene comminata dal datore di lavoro al dipendente che ha posto in essere comportamenti gravemente lesivi dei propri doveri;
  • licenziamento economico: in questo caso, il recesso datoriale non deriva dal comportamento del dipendente ma da motivi tecnici, organizzativi e produttivi aziendali.

Nella seconda tipologia di recesso datoriale rientra il licenziamento per giustificato motivo oggettivo che, nella maggior parte dei casi, è determinato da scelte tecniche ed organizzative come le seguenti:

  • soppressione del posto di lavoro;
  • esternalizzazione del servizio o reparto;
  • automazione del processo;
  • perdita di un appalto.

In questi casi, il datore di lavoro deve comunicare il recesso datoriale per iscritto, esplicitando la motivazione che ha reso necessario il licenziamento. In caso di recesso dettato da ragioni economiche ed organizzative, al dipendente spetta sempre il preavviso di licenziamento [2].

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: quali requisiti?

L’obbligo in base al quale il licenziamento deve fondarsi su un giustificato motivo dimostrabile dal datore di lavoro è accompagnato da una specifica tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo che, a seconda dei casi, può determinare l’obbligo aziendale di reintegrare il dipendente nel posto di lavoro oppure di corrispondergli un’indennità economica. Ma quali sono i requisiti di legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

La giurisprudenza ha elaborato tre requisiti fondamentali:

  • effettiva sussistenza del motivo tecnico, organizzativo o produttivo posto alla base del recesso;
  • impossibilità di ricollocare il lavoratore in un altro ruolo aziendale;
  • scelta del dipendente da licenziare fondata su criteri oggettivi, ispirati alla correttezza ed alla buona fede.

Licenziamento economico: cos’è il repêchage?

Come abbiamo visto, uno dei requisiti di legittimità del licenziamento economico è l’assolvimento dell’obbligo di repêchage, ossia, la prova dell’impossibilità di ricollocare il dipendente in azienda, adibendolo ad altre mansioni. La giurisprudenza ritiene che la verifica della disponibilità di posti vacanti da assegnare al dipendente debba avvenire con riferimento a mansioni analoghe a quelle svolte dal lavoratore da licenziare, tenendo a mente il suo bagaglio professionale.

L’onere della prova dell’avvenuto assolvimento del dovere di ripescaggio grava interamente in capo al datore di lavoro senza che il lavoratore debba fornire alcuna “collaborazione” nella prova.

Licenziamento e successiva assunzione: è legittimo?

Nella maggior parte delle cause di licenziamento per g.m.o. il lavoratore cerca di dimostrare il mancato assolvimento del dovere di ripescaggio provando che il datore di lavoro, dopo il licenziamento, ha assunto altri dipendenti e che, dunque, ha violato il dovere di verificare la ricollocabilità del lavoratore.

Ma è davvero così? In linea generale, non esiste un divieto di assumere dipendenti dopo aver proceduto ad un licenziamento. In particolare, è sempre consentito all’azienda assumere personale addetto a mansioni diverse da quelle che venivano svolte dal lavoratore licenziato. In una recente pronuncia [3], la Cassazione ha ribadito che non sussiste l’obbligo di repêchage da parte del datore laddove la nuova assunzione, disposta per una posizione totalmente diversa da quella che rivestiva l’ex dipendente, avvenga per colmare il vuoto di organico dopo le dimissioni del precedente addetto.

Diversamente, se il datore di lavoro, dopo aver licenziato un dipendente per g.m.o., assume un lavoratore per svolgere le stesse mansioni, il recesso verrà, con molta probabilità, dichiarato illegittimo poiché emergerebbe ictu oculi l’insussistenza del motivo posto alla base del licenziamento e la violazione del dovere di ripescaggio.

Ma dopo quanto tempo il datore di lavoro può tornare ad assumere? Sicuramente, in via prudenziale, è bene attendere lo spirare del termine previsto dalla legge per l’impugnazione del licenziamento, ossia, 60 giorni dalla data del recesso per l’invio dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento e ulteriori 180 giorni dalla data di invio dell’impugnativa per il deposito del ricorso presso il giudice del lavoro.


note

[1] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[2] Art. 2118 cod. civ.

[3] Cass. n. 7218/2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube