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Le Guide Adozione in casi particolari di un minore: quando e come

Le Guide Pubblicato il 2 marzo 2014

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> Le Guide Pubblicato il 2 marzo 2014

In alcuni casi, anche il minore che non può essere dichiarato adottabile può comunque essere adottato: vediamo quando e a che condizioni.

 

La legge [1], accanto alle forme tradizionali di adozione, prevede dei casi specifici nei quali un minore può essere adottato anche se manchino i presupposti per dichiararne, nel nostro Paese, lo stato di adottabilità (ad esempio perché al bambino è, comunque, assicurata assistenza morale e materiale). Si parla, in queste ipotesi, di “adozione mite”.

 

Presupposti

Tale forma di adozione è consentita quando il bambino:

1. sia orfano di entrambi i genitori: in tal caso potrà essere adottato da parenti fino al sesto grado o persone legate a lui da un preesistente rapporto stabile e duraturo;

2. non possa essere dato in affidamento preadottivo (ad esempio perché il minore non versa  in stato di abbandono);

3. sia portatore di handicap e orfano di entrambi i genitori;

4. sia figlio (anche adottivo) di un coniuge: in tal caso potrà essere adottato dall’altro coniuge.

Nei primi due casi l’età dell’adottante deve superare di almeno 18 anni quella dell’adottando.

Chi può adottare

Tale forma di adozione è permessa:

– alle persone coniugate e non separate (non rileva da quanto duri il matrimonio);

– ai single.

A questi soggetti l’adozione è consentita anche nel caso in cui già abbiano dei figli legittimi.

 

Consenso

Perché il Tribunale possa autorizzare questa speciale forma di adozione occorre che vi abbiano acconsentito:

– l’adottando che abbia almeno 14 anni: invece il minore di  12 anni dovrà essere sentito e, se abbia meno di 12 anni, sarà ascoltato solo se il giudice lo ritenga opportuno;

– i genitori dell’adottante e dell’adottato;

– il coniuge dell’adottante.

Procedimento

Chi intenda adottare un bambino che si trovi nelle condizioni sopra elencate dovrà presentare, con l’assistenza di un avvocato, una domanda al Tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore.

Il Giudice, sentiti tutti i soggetti interessati (compreso il Pubblico ministero), incarica gli assistenti sociali e gli organi di pubblica sicurezza di svolgere specifiche indagini sull’adottante e sulla famiglia (situazione ambientale, economica, di salute) allo scopo verificarne l’idoneità , la capacità di educare e istruire il minore e le motivazioni che hanno portato alla decisione di adottare il bambino.

In seguito, il Tribunale si pronuncia con una  sentenza di accoglimento o di rigetto della richiesta di adozione. Tale pronuncia può essere impugnata dall’adottante, dai genitori dell’adottando e dal Pubblico Ministero. Una volta divenuta definitiva, la sentenza di adozione viene trascritta a margine dell’atto di nascita dell’adottato.

Effetti dell’adozione

Queste adozioni particolari producono effetti diversi e più limitati rispetto a quelli di un’adozione piena (cosiddetta legittimante). Più nello specifico, il minore adottato:

– acquista lo stato di figlio adottivo dell’adottante, anteponendo al proprio cognome quello dell’adottante (in pratica avrà un doppio cognome);

– conserva i diritti/doveri verso la famiglia di origine (ad esempio quelli successori e quello relativo agli alimenti), anche se i genitori biologici ne perdono la responsabilità genitoriale;

– non acquista alcun legame di parentela rispetto ai familiari dell’adottante, ma nascono gli impedimenti matrimoniali;

– acquista diritti successori verso l’adottante, al pari del figlio legittimo (ma non viceversa) e, in ogni caso, rimane estraneo alla successione dei familiari dell’adottante.

 Dall’altro lato, l’adottante:

– ha il dovere di mantenere, istruire ed educare il minore su cui esercita la responsabilità genitoriale;

– amministra i beni dell’adottato, potendone impiegare i frutti per le sole spese necessarie alla crescita del bambino;

– è tenuto a redigere l’inventario dei beni amministrati e a sottoporlo al giudice che ha pronunciato la sentenza di adozione.

Sia l’adottante che l’adottato sono tenuti reciprocamente a somministrarsi gli alimenti, ove ve ne siano i presupposti.

Revoca dell’adozione

Il rapporto adottivo può essere revocato su richiesta dei soggetti interessati (adottante, adottato, pubblico ministero) in specifici casi:

– per indegnità dell’adottato: quando l’adottato maggiore di 14 anni abbia attentato alla vita dell’adottante o dei suoi familiari, oppure abbia commesso contro di loro un delitto punibile con pena detentiva non inferiore a tre anni;

– per indegnità dell’adottante: quando l’adottante abbia compiuto i medesimi fatti nei confronti del minore o dei suoi familiari;

– per violazione dei doveri che incombono sugli adottanti (ad esempio quello di mantenimento del minore).

Gli effetti dell’adozione cessano quando la sentenza di revoca diviene definitiva (per il cosiddetto passaggio in giudicato).

Qualora la revoca avvenga dopo la morte dell’adottante per causa imputabile all’adottato, questi e i suoi discendenti sono esclusi dalla successione dell’adottante. Si intende così evitare che l’adottato possa ricevere dei benefici economici dal solo fatto che non sia ancora stata pronunciata la revoca.

note

[1] Art. 44, l. n. 184/1983.

Autore immagine: 123rf.com


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