6 modi per andare in pensione anticipata prima dei 67 anni

16 Marzo 2021 | Autore:
6 modi per andare in pensione anticipata prima dei 67 anni

I sindacati hanno inviato le loro proposte al ministero del Lavoro per agevolare chi vuole smettere prima e lasciare il suo posto alle nuove leve.

La prima mossa l’hanno fatta i sindacati. I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno messo sul tavolo del ministro del Lavoro, Antonio Orlando, un dossier contenente non una proposta ma ben 6 modi per andare in pensione anticipata prima dei 67 anni. Va premesso che Quota 100 non è una di queste soluzioni, visto che la formula introdotta dal Governo Conte I per volere dell’allora vicepremier leghista Matteo Salvini scadrà alla fine del 2021.

L’età flessibile

Proposta numero 1 dei sindacati al Governo: andare in pensione anticipata prima dei 67 anni grazie all’età flessibile. In pratica, i confederali ipotizzano di recuperare la parte della legge Dini che riguarda chi ha tutta la pensione con regime contributivo, vale a dire chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, ed allargarla a chi oggi si trova nel regime misto, cioè chi si ritrova nel sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995 ed in quello contributivo da quella data in poi.

Che cosa prevedeva quel passaggio della legge Dini? Permette di andare in pensione a 64 anni purché sia stato maturato un importo di almeno 2,8 volte l’assegno sociale. Significa una pensione di 1.288 euro al mese circa.

Sulla base su questo modello, i sindacati ora chiedono:

  • di abbassare l’età per andare in pensione a 62 anni;
  • di lasciare il calcolo misto con una soglia di accesso ridotta tra 1,2 e 1,5 volte l’assegno sociale.

Per quanto riguarda la pensione di anzianità, Cgil, Cisl e Uil propongono di abbassare per uomini e donne il requisito contributivo a 41 anni. Oggi, vengono richiesti 42 anni e 10 mesi agli uomini e 41 anni e 10 mesi alle donne.

Lavori gravosi

I sindacati chiedono che la platea dei beneficiari della pensione anticipata per chi svolge attività gravose venga ampliata. Si vuole che vengano inseriti «i lavori manuali o simili prevedendo o l’uscita anticipata o che il coefficiente di trasformazione sia premiante, così da compensare chi va in pensione prima o dare un assegno più alto a chi invece sceglie di restare».

Ad oggi, l’Ape sociale consente di andare in pensione anticipata a 63 anni se si appartiene ad una quindicina di categorie con un requisito minimo contributivo di 36 anni (30 per alcuni settori).

Donne lavoratrici e mamme

La terza proposta avanzata dai sindacati al ministro del Lavoro Orlando riguarda le donne. A parere delle organizzazioni confederali, il Governo deve rivalutare il ruolo delle lavoratrici mamme e di quelle che si occupano della cura di disabili o anziani.

A tale scopo, si chiede di allargare il sistema inserito dalla legge Dini per chi ha iniziato dopo il 1996, ovvero: per ogni figlio, fino ad un massimo di tre, un abbuono contributivo di 4 mesi. A conti fatti, chi ha tre figli può smettere di lavorare 12 mesi prima, cioè con un anno di anticipo.

Per quanto riguarda chi cura anziani o disabili, i sindacati chiedono 1 anno di abbuono ogni 5 di assistenza.

Giovani e precari

Sui giovani e sui lavoratori precari c’è poco da scegliere: chi, per forza di cose, rientra solo nel sistema contributivo perde l’integrazione al minimo della pensione, garantita dal sistema retributivo. In questo modo, dunque, la pensione rischia di essere davvero bassa.

I sindacati chiedono un sistema che garantisca di colmare i vuoti contributivi ed i periodi di part-time.

La rivalutazione dell’assegno

I sindacati confederali tornano alla carica in una vecchia battaglia che ha come obiettivo preservare il potere di acquisto delle pensioni. Nella pratica, Cgil, Cisl e Uil suggeriscono di «rafforzare la platea e l’importo della quattordicesima, aumentandola da mille a 1.500 euro e di estendere ai pensionati le detrazioni (bonus fino 100 euro) previste per i lavoratori dipendenti col taglio del cuneo fiscale».

I Fondi pensione

La proposta dei sindacati è quella di creare un nuovo semestre di silenzio-assenso sui Fondi pensione per incentivare le adesioni, da sempre sottotono nel nostro Paese. Significa che, una volta trascorsi sei mesi dal termine fissato dalla legge, il lavoratore viene automaticamente iscritto al Fondo sempreché il dipendente non abbia espresso in modo esplicito il suo rifiuto.

Accanto a questa soluzione, si chiede di mettere in campo nuovi incentivi a tale scopo per i lavoratori precari e per le piccole aziende.



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