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SIAE legittima o fuorilegge a seconda delle tariffe. Lo dice la Corte di Giustizia UE

2 marzo 2014


SIAE legittima o fuorilegge a seconda delle tariffe. Lo dice la Corte di Giustizia UE

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2014



Se le tariffe praticate dall’ente di gestione e raccolta dei diritti d’autore sono sensibilmente più elevate rispetto la media europea, il monopolio è illegittimo.

Si potrebbe dire che è finita con un pareggio la partita tra società collettive come la Siae da un lato e mercato libero dei diritti d’autore dall’altro. Perché sul tavolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stato portato un quesito che poteva modificare, d’un colpo, lo scenario del copyright in tutta l’eurozona e che, a conti fatti, innova, ma non per come qualcuno aveva sperato.

In buona sostanza, al centro della questione c’era l’interrogativo se è legittimo o meno il monopolio (o meglio, l’intermediazione con esclusiva) nella riscossione dei diritti d’autore da parte di un unico ente, così come oggi avviene in Italia con la Siae. Come infatti noto, nel nostro Paese, ogni autore che voglia delegare la raccolta dei proventi per i propri diritti d’autore deve necessariamente farlo nei confronti della Società Italiana degli Autori ed Editori (Siae) e non può, quindi, rivolgersi a soggetti differenti.

Se, infatti, nell’ambito dei diritti connessi al diritto d’autore, il decreto Monti ha liberalizzato – non molto tempo fa – il mercato, dando la possibilità alle società di operare in regime di concorrenza (leggi l’articolo “La liberalizzazione dei diritti connessi”), così non è per quanto attiene ai diritti d’autore tradizionali dove continua ad esistere il monopolio esclusivo e inderogabile della Siae.

Dunque la questione posta alla Corte di Lussemburgo è se tale situazione sia legittima o meno rispetto alle norme europee.

Si diceva che la partita è finita con un pareggio. Già, perché la Corte di Giustizia [1] ha preferito optare per una vita intermedia, dicendo – tra le righe – quello che in molti sospettavano: ossia che la riserva, su tutto il territorio, a favore di un unico ente di gestione collettiva è compatibile con i trattati dell’UE ad una sola condizione: che non siano praticate tariffe sensibilmente più elevate rispetto le medie europee.

La Corte dimostra di temere le situazioni in cui il monopolio di un unico ente si risolva in un abuso di posizione dominante, imponendo, per i servizi da esso prestati, tariffe molto più elevate di quelle praticate negli altri Stati membri (purché il confronto delle tariffe venga effettuato su servizi omogenei), o che pratichi prezzi eccessivi, privi di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita.

C’è da immaginare che ora la contesa si sposterà su un altro campo, ossia quello della verifica se le tariffe praticate dalle società di raccolta dei diritti d’autore siano davvero competitive o, invece, siano un abuso di posizione dominante. E la valutazione non potrà essere fatta in termini assoluti, ma avendo a riferimento la media pratica da tutta Europa. Come a dire: se tutte le società di gestione fanno cartello stabilendo un prezzo più o meno univoco, il problema di superare la “media” non si porrà mai…

note

[1] C. Giust. UE, sent. n. C-351/12 del 27.02.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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