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Trasferimento per legge 104: cos’è?

25 Luglio 2021
Trasferimento per legge 104: cos’è?

Il lavoratore con disabilità o che assiste un disabile grave può chiedere lo spostamento presso una sede di lavoro più vicina.

Sei un lavoratore dipendente di un grosso gruppo bancario con filiali in tutta Italia. Sei figlio unico e tuo padre ha una grave disabilità. Vorresti ottenere il trasferimento in una sede di lavoro vicina alla tua residenza per assistere il tuo anziano genitore. Ti chiedi se hai diritto ad essere trasferito e come puoi farlo valere.

Il nostro ordinamento tutela la disabilità con una serie di benefici previsti sia per i disabili che per i soggetti che prestano assistenza a persone con disabilità. Tra gli strumenti di sostegno alla disabilità troviamo il trasferimento per legge 104: cos’è?

Il trasferimento per legge 104 è la possibilità, prevista per i lavoratori disabili o che assistono persone con disabilità, di richiedere lo spostamento in un luogo di lavoro più vicino al domicilio della persona che necessita di assistenza. Come vedremo, tuttavia, non esiste un diritto soggettivo ad ottenere il trasferimento.

Trasferimento per legge 104: cos’è?

Quando si parla di legge 104 si fa riferimento alla principale normativa che tutela la disabilità nel nostro ordinamento. Tale corpus normativo offre ai lavoratori disabili ed a coloro che devono assistere persone con disabilità una serie di diritti che mirano a favorire, tra le altre cose, l’occupabilità dei disabili e la possibilità di conciliare la vita lavorativa con lo status di persona disabile.

Una delle previsioni introdotte da questa normativa riguarda il cosiddetto trasferimento per legge 104 [1], ossia, il diritto del lavoratore di scegliere, laddove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona che necessita di assistenza e il diritto a non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.

La norma, a ben vedere, introduce due distinti diritti in capo al lavoratore con doveri di assistenza di una persona disabile:

  1. il diritto ad essere avvicinato ad una sede di lavoro vicina al domicilio del disabile;
  2. il diritto a non essere trasferito ad altra sede di lavoro senza il suo consenso.

Come vedremo, in realtà, i due diritti hanno un contenuto precettivo molto diverso tra di loro.

Diritto di scegliere la sede più vicina: come funziona?

Il primo diritto del dipendente è scegliere, se possibile, una sede di lavoro vicina al domicilio del disabile che necessita assistenza. Si tratta di un beneficio applicabile sia in fase di instaurazione del rapporto di lavoro sia durante lo svolgimento del rapporto stesso. In fase di assunzione, questo diritto si traduce nella possibilità, per il lavoratore, di optare per una sede vicina al domicilio del disabile da assistere. Nel corso del rapporto di lavoro questo beneficio si traduce nella possibilità di presentare una domanda di trasferimento ad una sede che consenta di svolgere la funzione assistenziale.

La giurisprudenza ha chiarito che la possibilità di essere “avvicinato” al disabile da assistere non configura un diritto soggettivo del lavoratore essendo subordinata ad una serie di presupposti:

  • occorre verificare la reale esigenza di assistenza del disabile, anche tramite indici presuntivi come la pregressa fruizione, da parte del lavoratore, dei permessi giornalieri previsti dalla legge 104 [2];
  • il datore di lavoro deve essere effettivamente in condizione di soddisfare la pretesa del lavoratore. Ne consegue che la richiesta può essere accolta solo se esistono realmente sedi di lavoro secondarie più vicine al domicilio del disabile che deve essere assistito dal lavoratore. Inoltre, dal punto di vista tecnico-organizzativo, l’assegnazione del dipendente a questa sede deve comunque consentire un proficuo utilizzo della prestazione di lavoro da parte del datore di lavoro.

Trasferimento del lavoratore: il consenso

Il diritto del dipendente disabile, o che deve assistere un soggetto con disabilità, a non essere trasferito senza il proprio consenso configura, invece, un vero e proprio diritto soggettivo nonché una deroga alla disciplina generale prevista dalla legge in materia di trasferimento del lavoratore [3].

Il Codice civile consente al datore di lavoro di modificare in modo unilaterale la sede di lavoro del dipendente se sussistono comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali che devono essere provate dall’azienda. La normativa in materia di trasferimento 104, invece, richiede il consenso del dipendente ad essere trasferito trasformando, dunque, un potere unilaterale del datore di lavoro, seppur condizionato dalla necessaria sussistenza di ragioni obiettive, ad una facoltà esercitabile solo in modo consensuale.


note

[1] Art. 33 co. 5 L. 104/1992.

[2] Cass. n. 26603 del 18.10.2019.

[3] Art. 2103 cod. civ.


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