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Contratto telefonico senza invio del modulo: recesso entro 90 giorni

2 marzo 2014


Contratto telefonico senza invio del modulo: recesso entro 90 giorni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2014



Nel caso di contratti a distanza il recesso può essere esercitato entro 90 giorni.

 

Capita sempre più spesso che i contratti con le compagnie telefoniche vengano stipulati attraverso operatori e, quindi, direttamente alla cornetta (si parla, appunto, di “contratti a distanza”).

Tale modalità di stipula impone all’azienda l’obbligo di rivelare immediatamente la propria identità, dichiarando lo scopo commerciale della chiamata, nonché di inoltrare al cliente un documento scritto con tutte le condizioni contrattuali e la possibilità, da parte di quest’ultimo, di esercitare il diritto di recesso. Trattandosi infatti di contratto a distanza – concluso a mezzo telefono o internet – l’utente ha il diritto di recedere dal medesimo, senza alcuna penale o giustificazione, entro 14 giorni (frutto di una recente riforma del codice del consumo) dalla conclusione del contratto, con relativa conferma dell’attivazione dei servizi richiesti. Il termine si dilata a 1 anno e 14 giorni se l’informativa relativa al diritto di recesso non viene fornita.

Invece, un caso assai ricorrente è quello in cui al cliente, che prima abbia sottoscritto il contratto per mezzo del telefono, non venga poi inoltrata, per posta, la relativa documentazione cartacea, contenente – come detto – le condizioni dell’offerta sottoscritta e gli obblighi di informativa previsti dalla legge (in particolare modalità e termini per l’esercizio del diritto di recesso). In tali casi il termine per esercitare il diritto recesso viene prorogato fino a 90 giorni.

Se l’utente non esercita il diritto di recesso in tale termine mantiene pur sempre la possibilità di pretendere comunque copia del contratto scritto relativo all’offerta acquistata.

Dal 14 giugno, quest’obbligo è stato rafforzato da una direttiva europea appena recepita che rivoluziona il codice del consumo. In pratica la nuova normativa ribadisce il fatto che, se il contratto a distanza viene concluso per telefono, l’impresa deve dare conferma scritta dell’offerta al consumatore, che sarà vincolato solo dopo aver firmato l’offerta o averla accettata per iscritto (o, se il consumatore è d’accordo, mediante un altro supporto durevole). Il documento informatico può essere sottoscritto anche con firma elettronica.

La conferma dev’essere fornita dall’impresa entro un termine ragionevole dall’offerta del contratto a distanza o, al più tardi, al momento della consegna dei beni o prima che l’esecuzione del servizio abbia inizio. Nella conferma devono comparire tutte le informazioni precontrattuali obbligatorie, a meno che l’impresa non le abbia già fornite prima su altro supporto durevole. Deve inoltre contenere, nel caso di fornitura di contenuto digitale mediante supporto non materiale (si pensi all’acquisto via internet di file musicali), la conferma del consenso del consumatore all’inizio dell’esecuzione e della sua accettazione della perdita del diritto di recesso.

Prima che il consumatore sia vincolato dal contratto o dall’offerta, l’impresa che vende il bene o il servizio deve richiedere il suo consenso a qualsiasi pagamento supplementare, ulteriore rispetto alla remunerazione concordata per la prestazione principale.

Se l’impresa non ottiene il consenso espresso del consumatore, ma lo deduce da opzioni prestabilite che il consumatore deve rifiutare, quest’ultimo ha diritto al rimborso del pagamento effettuato. Questa norma è destinata a eliminare la prassi negoziale – particolarmente frequente nelle contrattazioni telematiche – di predeterminare il consenso del consumatore con “opzioni standard“: ad esempio, attraverso la preselezione con segno di spunta di caselle relative a servizi extra, che il consumatore avrebbe quindi l’onere di deselezionare se non le desidera. Pertanto, secondo la nuova normativa, se il consumatore – per qualsiasi ragione – non si attiva in tal senso ed esegue il pagamento supplementare al quale si è obbligato, ha diritto al rimborso.

La mancata risposta del consumatore a seguito della prestazione della fornitura non può mai essere considerata come consenso a riceverla, con conseguente esonero dell’obbligo di pagarne il corrispettivo.

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