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Lo sai che? Avviso di liquidazione irregolare? L’Agenzia Entrate può sostituirlo

Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2014

Ampliati notevolmente, dalla Cassazione, i poteri di autotutela dell’agenzia delle Entrate quando sbaglia: è sempre possibile un secondo atto che sostituisca il primo errato, anche se è in corso una causa.

A denunciare un errore commesso dal fisco, a volte, ci si tira solo la zappa sui piedi. Potrebbe essere questa la sintesi – brutale – di una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Suprema Corte, se l’amministrazione si accorge di un proprio errore commesso all’interno di un atto fiscale (come può essere, per esempio, un avviso di liquidazione), può sempre correggerlo ed emettere un nuovo atto “aggiustato” in tutto e per tutto: e ciò – questo l’aspetto principale – anche se il contribuente ha già avviato un ricorso contro l’atto viziato davanti al giudice. In altre parole, il fisco, a cui sia stato fatto presente di aver commesso un errore, può sempre rimediarvi, annullando l’atto invalido ed emettendone un secondo valido.

La sentenza amplia così notevolmente i poteri di autotutela dell’amministrazione finanziaria.

In parole povere, l’Agenzia delle Entrate può annullare l’accertamento irregolare ed emetterne un secondo identico nel contenuto e con lo stesso numero di protocollo dell’atto sostituito; e ciò anche se ancora pendente sulla prima notifica un processo. Non esistono, infatti, secondo la Cassazione, norme che vietino ciò.

L’unico limite in tale potere di autotutela è, ovviamente, l’intervento della prescrizione e della decadenza. In altre parole, il fisco può sempre emanare atti sostitutivi di quelli precedenti, purché sia ancora nei termini per farlo.

La questione non è ancora completamente pacifica in giurisprudenza. Anche nel caso sottoposto all’esame della Corte, nella fase di merito, la questione ha generato due verdetti opposti in primo e in secondo grado.

Ad ogni modo all’interno del Palazzaccio sembrano proprio tutti d’accordo.

note

[1] Cass. sent. n. 4823 del 28.02.2014.

 

Autore immagine: 123rf.com


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